
Sindacati
C’è l’accordo, salvi i postini
Dopo mesi di trattative raggiunta l'intesa tra il gruppo guidato da Massimo Sarmi e le sigle di categoria: sventati i 10.700 esuberi ipotizzati nel piano presentato a luglio 2009. Cambia il sistema di recapito: da settembre al via la sperimentazione
di Roberto Greco
È stato definito l’accordo ‘salvapostini’. E, in effetti, quella firmata tra Poste italiane e Slc, Slp, Uil poste, Failp, Confsal e Ugl, il 27 luglio, dopo dieci mesi di trattative, è un’intesa che cancella con un tratto di penna i 10.700 esuberi che l’azienda aveva delineato in precedenza (luglio 2009), perlopiù concentrati nei servizi e in particolare proprio tra i portalettere (6.600), oltre a cmp (centri di meccanizzazione postale), logistica e trasporto. Un piano di ristrutturazione “lacrime e sangue”, applicato al comparto preponderante e strategico del gruppo, formato da oltre 40.000 unità (equivalenti a quasi il 25% sul totale dei 150.000 dipendenti), che era stato immediatamente respinto dai sindacati.
“Quel piano era irricevibile – afferma Donatella Perazzi, Slc nazionale –, in quanto basato esclusivamente su un pesante taglio del costo del lavoro senza alcuna riorganizzazione del servizio né prospettiva di sviluppo, mentre l’accordo raggiunto salvaguarda innanzitutto l’occupazione”. Gli esuberi, infatti, sono stati ridotti a 5.850 eccedenze, che verranno però tutte ricollocate all’interno dell’azienda, in particolare alla sportelleria (il comparto più cospicuo e proficuo con circa 60.000 occupati, distribuiti nella rete dei 14.000 uffici postali sul territorio). Fanno eccezione 500 addetti, da accompagnare alla pensione in forma volontaria, attraverso il fondo di solidarietà di Poste (istituito nel 2001 presso il ministero del Lavoro).
Il nuovo piano strategico 2010–13 non si limita a questo. Contempla, infatti, anche una diversa organizzazione del lavoro per portalettere e centri di logistica, che lavoreranno su 5 giorni settimanali (dal lunedì al venerdì), al posto dei 6 attuali. Per il recapito, dunque, si annuncia una vera e propria rivoluzione. Nasceranno i ‘postini telematici’ (saranno 12.000, dotati di palmare e stampantina mobile), in grado di portare a domicilio anche i servizi di pagamento (accettazione di raccomandate e plichi).
L’obiettivo è arrivare a un servizio postale ritagliato su misura della clientela, con raccomandate che arrivano a casa e in ufficio nel giorno e nell’ora concordati, al pari di telegrammi, messi notificatori e ritiri a domicilio. A tal fine, verrà creata l’Asi (articolazione servizi innovativi), una task force di postini (900 unità), che ogni giorno, dalle 14 alle 20, il sabato dalle 8 alle 14, avrà il compito di garantire il recapito di prodotti e servizi dedicati a maggior valore aggiunto. “L’intesa rappresenta l’ennesimo atto di responsabilità del sindacato – sostiene Perazzi – ed è l’ennesimo sforzo dei lavoratori per affrontare gli effetti della liberalizzazione e del calo di traffico”.
Un autentico crollo (quello subìto dalla posta tradizionale, in parte compensato dai ricavi dei servizi finanziari come il bancoposta), stimato in oltre il 30% da Poste italiane, che ha portato il buco di bilancio a circa 800 milioni a fine 2009 e che impensierisce non poco il management, in vista dell’apertura definitiva dei mercati dal 1° gennaio.
“Ciò presuppone – rileva Perazzi – che tutti gli attori coinvolti facciano la loro parte: il gruppo, perseguendo il rilancio e la competitività qualitativa del servizio e il rispetto degli impegni assunti nell’accordo, relativamente all’unicità aziendale e alla non societarizzazione di pezzi o dell’intera rete dei servizi postali; il ministero del Tesoro, che ne è proprietario, dal canto suo non può considerare Poste italiane unicamente quale ‘bancomat’ per il ritiro di milioni di utili; il governo, infine, deve assolvere al dovere di stabilire regole di mercato chiare e trasparenti, oltre a norme per lo svolgimento del servizio universale in prossimità del 2011”. A settembre l’accordo sarà sottoposto al vaglio delle assemblee e votato dai lavoratori, dopodiché partiranno le prime sperimentazioni del ‘new deal’ in una decina di località della penisola.
“Quel piano era irricevibile – afferma Donatella Perazzi, Slc nazionale –, in quanto basato esclusivamente su un pesante taglio del costo del lavoro senza alcuna riorganizzazione del servizio né prospettiva di sviluppo, mentre l’accordo raggiunto salvaguarda innanzitutto l’occupazione”. Gli esuberi, infatti, sono stati ridotti a 5.850 eccedenze, che verranno però tutte ricollocate all’interno dell’azienda, in particolare alla sportelleria (il comparto più cospicuo e proficuo con circa 60.000 occupati, distribuiti nella rete dei 14.000 uffici postali sul territorio). Fanno eccezione 500 addetti, da accompagnare alla pensione in forma volontaria, attraverso il fondo di solidarietà di Poste (istituito nel 2001 presso il ministero del Lavoro).
Il nuovo piano strategico 2010–13 non si limita a questo. Contempla, infatti, anche una diversa organizzazione del lavoro per portalettere e centri di logistica, che lavoreranno su 5 giorni settimanali (dal lunedì al venerdì), al posto dei 6 attuali. Per il recapito, dunque, si annuncia una vera e propria rivoluzione. Nasceranno i ‘postini telematici’ (saranno 12.000, dotati di palmare e stampantina mobile), in grado di portare a domicilio anche i servizi di pagamento (accettazione di raccomandate e plichi).
L’obiettivo è arrivare a un servizio postale ritagliato su misura della clientela, con raccomandate che arrivano a casa e in ufficio nel giorno e nell’ora concordati, al pari di telegrammi, messi notificatori e ritiri a domicilio. A tal fine, verrà creata l’Asi (articolazione servizi innovativi), una task force di postini (900 unità), che ogni giorno, dalle 14 alle 20, il sabato dalle 8 alle 14, avrà il compito di garantire il recapito di prodotti e servizi dedicati a maggior valore aggiunto. “L’intesa rappresenta l’ennesimo atto di responsabilità del sindacato – sostiene Perazzi – ed è l’ennesimo sforzo dei lavoratori per affrontare gli effetti della liberalizzazione e del calo di traffico”.
Un autentico crollo (quello subìto dalla posta tradizionale, in parte compensato dai ricavi dei servizi finanziari come il bancoposta), stimato in oltre il 30% da Poste italiane, che ha portato il buco di bilancio a circa 800 milioni a fine 2009 e che impensierisce non poco il management, in vista dell’apertura definitiva dei mercati dal 1° gennaio.
“Ciò presuppone – rileva Perazzi – che tutti gli attori coinvolti facciano la loro parte: il gruppo, perseguendo il rilancio e la competitività qualitativa del servizio e il rispetto degli impegni assunti nell’accordo, relativamente all’unicità aziendale e alla non societarizzazione di pezzi o dell’intera rete dei servizi postali; il ministero del Tesoro, che ne è proprietario, dal canto suo non può considerare Poste italiane unicamente quale ‘bancomat’ per il ritiro di milioni di utili; il governo, infine, deve assolvere al dovere di stabilire regole di mercato chiare e trasparenti, oltre a norme per lo svolgimento del servizio universale in prossimità del 2011”. A settembre l’accordo sarà sottoposto al vaglio delle assemblee e votato dai lavoratori, dopodiché partiranno le prime sperimentazioni del ‘new deal’ in una decina di località della penisola.
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02/08/2010 16:09














