
Commento
Fiat: firmare sempre, firmare tutto
Il Lingotto lo ha chiesto e ottenuto con il solo 'no' della Fiom. Ma potrebbe accadere in mille altre aziende, indebolendo le tutele garantite dal contratto nazionale di lavoro
di Giovanni Rispoli
È sparita subito, la Fiat, dalle prime pagine di gran parte dei giornali. Poi sì, ancora servizi all’interno – da non perdere, fra le altre, l’intervista del Corriere della Sera a Franco Marini (richiamo in prima, in questo caso): gli apprezzamenti per i modi ruvidi ma salutari di Marchionne offrono un bel ritratto delle molte anime che affollano il Pd –; ancora servizi, dicevamo, ma in vetrina solo e soltanto il divorzio tra Berlusconi e Fini: meglio, la cacciata del secondo dal partito personale del primo.
Niente di nuovo sotto il sole si dirà. Se il maglione di Marchionne scompare dalla scena (essendo in volo verso Obama), se il manager di ferro che ha finalmente il coraggio di affrontare assenteisti, fannulloni e compagnia cantante (la primazia è però di Brunetta, non dimentichiamolo) se ne va oltre oceano, inutile perdere altro spazio. Vuoi mettere il “premier” che dice basta, Giuliano Ferrara che fa la colomba e Rutelli che invece mo-non-si-sa-che-fa? E il governo che cade non cade, e il ritorno ai tempi belli di una volta, con partiti e partitini, correnti e sottocorrenti che cominciavano a segarti il seggiolone il giorno stesso in cui l’avevi conquistato? Che meraviglia!
È tutto questo che, amaramente, tanta sinistra potrebbe oggi ripetersi e ripetere. Giustamente tornando a preoccuparsi per l’assenza del lavoro dall’informazione – tranne quando a occupare i media con i suoi aut aut non sia, appunto, la new entry del mercato domestico della comunicazione, l’ad della Fiat –. Vero, verissimo. Ma non nel caso odierno: non per le scelte di molte testate in quest’ultimo venerdì di luglio. Perché, al di là delle troppe pagine di nuovo dedicate al palazzo della politica, la notizia – la sola – era proprio quella: il secondo divorzio, stavolta un po’ meno oneroso – se non ci sarà una campagna acquisti –, del presidente del consiglio.
La Fiat, al contrario, il doppio incontro all’Unione industriali di Torino con i sindacati – il secondo dei quali senza la Fiom –, una notizia non lo era più. E questo per il semplice motivo che nulla poteva accadere, ieri (29 luglio), che già non fosse accaduto. Non c’era bisogno di un master in relazioni industriali, qualche settimana fa, per capire cosa significava l’accordo-diktat per Pomigliano, non ce n’è stata necessità in seguito per scoprire il cavallo di Troia introdotto nel contratto nazionale con la newco per lo stabilimento un tempo Alfasud. Né di essere delle aquile per sapere che l’azione di Cisl e Uil, di Fim e Uilm, è tutta entro la filosofia assai pragmatica del sottoscrivere solo ciò che il Lingotto chiede.
Firmare sempre, firmare tutto. Che poi questo possa essere il preludio di un salto delle fabbriche – non solo Fiat: l’intero universo della manifattura, anche qui non è necessaria grande perspicacia – verso una sorta di medioevo industriale, con il contratto ritagliato a misura del profitto dell'impresa, la negazione dei diritti di libertà del lavoro, l’accettazione di qualsiasi ricatto, la lotta di tutti contro tutti, beh, alla fin fine non è così importante. L’importante è stare al tavolo, no?
» Nasce la newco per Pomigliano
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Niente di nuovo sotto il sole si dirà. Se il maglione di Marchionne scompare dalla scena (essendo in volo verso Obama), se il manager di ferro che ha finalmente il coraggio di affrontare assenteisti, fannulloni e compagnia cantante (la primazia è però di Brunetta, non dimentichiamolo) se ne va oltre oceano, inutile perdere altro spazio. Vuoi mettere il “premier” che dice basta, Giuliano Ferrara che fa la colomba e Rutelli che invece mo-non-si-sa-che-fa? E il governo che cade non cade, e il ritorno ai tempi belli di una volta, con partiti e partitini, correnti e sottocorrenti che cominciavano a segarti il seggiolone il giorno stesso in cui l’avevi conquistato? Che meraviglia!
È tutto questo che, amaramente, tanta sinistra potrebbe oggi ripetersi e ripetere. Giustamente tornando a preoccuparsi per l’assenza del lavoro dall’informazione – tranne quando a occupare i media con i suoi aut aut non sia, appunto, la new entry del mercato domestico della comunicazione, l’ad della Fiat –. Vero, verissimo. Ma non nel caso odierno: non per le scelte di molte testate in quest’ultimo venerdì di luglio. Perché, al di là delle troppe pagine di nuovo dedicate al palazzo della politica, la notizia – la sola – era proprio quella: il secondo divorzio, stavolta un po’ meno oneroso – se non ci sarà una campagna acquisti –, del presidente del consiglio.
La Fiat, al contrario, il doppio incontro all’Unione industriali di Torino con i sindacati – il secondo dei quali senza la Fiom –, una notizia non lo era più. E questo per il semplice motivo che nulla poteva accadere, ieri (29 luglio), che già non fosse accaduto. Non c’era bisogno di un master in relazioni industriali, qualche settimana fa, per capire cosa significava l’accordo-diktat per Pomigliano, non ce n’è stata necessità in seguito per scoprire il cavallo di Troia introdotto nel contratto nazionale con la newco per lo stabilimento un tempo Alfasud. Né di essere delle aquile per sapere che l’azione di Cisl e Uil, di Fim e Uilm, è tutta entro la filosofia assai pragmatica del sottoscrivere solo ciò che il Lingotto chiede.
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30/07/2010 17:55
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1
Vedo sempre più una rincorsa ad adeguarsi a Uil e Cisl.
Marpionne si è fatto i sindacati di comodo e tutti quanti vorranno fare lo stesso ma, pare che la Cgil abbia problemi più impellenti....
quali???
Il Pd ha la maggioranza in Cgil, quindi la linea del sindacato non può essere molto diversa da quella del partito, cioè morrrbida.














