
Il Pdl dopo la rottura
Così ha perso anche Tremonti
Dalla bagarre nella maggioranza esce un ministro dell'Economia di fatto “commissariato” dal punto di vista politico. Il ricorso alla fiducia sarà un ricordo, i finiani non non gliene lasceranno passare una. Farà la fine del “nemico-amico” Bertolaso?
di Paolo Andruccioli
I finiani che sono stati espulsi dalla coalizione dal grande capo Berlusconi (alla faccia del Popolo della libertà e delle battaglie contro lo spettro del comunismo staliniano) non gliene lasceranno passare una. Un governo che aveva tutti i numeri per governare in tranquillità e per fare emergere e brillare sul palcoscenico europeo il capo del dicastero di via Venti settembre, non è più in grado di assicurare un consenso facile, neppure sulle questioni più banali. Tutte le scelte, da oggi in poi, saranno più difficili. E comunque anche per Tremonti si profila un possibile ridimensionamento.
Come una beffa del destino, il Giulio leghista potrebbe fare la stessa fine di un altro super capo, quel Bertolaso che fino a qualche mese fa si metteva in cattedra un giorno sì e l’altro pure per insegnare al mondo come si organizza la Protezione Civile. Lo ha fatto per il terremoto di Haiti. Lo ha rifatto (il lupo perde il pelo…) con la tragedia del concertone in Germania. Tremonti non ha mai sopportato Bertolaso e quel suo modo arrogante di porsi. Non ha mai sopportato il fatto che il capo della Protezione civile, protetto dal cavaliere, ha sempre avuto a disposizione un portafoglio illimitato, le cui uscite non avrebbero dovuto neppure essere resecontate. Tremonti era appena riuscito a rimpadronirsi del potere eroso da Bertolaso. Ora potrebbe venire eroso progressivamente il suo potere. La manovra blindata fatta di emendamenti e blitz sulle pensioni è stata varata appena in tempo. È sicuramente l’ultima di questo genere. Lo strumento della fiducia sarà un bel ricordo del passato.
Ma forse scriviamo tutte queste cose solo per “consolarci con l’aglietto”, come si dice a Roma. La situazione politica ed economica è infatti pessima. I conti pubblici sono disastrati, l’economia produttiva stenta e ripartire, mentre il governo ha varato una manovra molto pesante che per la gran parte pesa sulle regioni e i comuni (e quindi sui diritti di cittadinanza) e sui lavoratori del pubblico impiego, oltre che sui lavoratori e le lavoratrici che dovranno andare in pensione con le nuove regole. Una manovra che non guarda al futuro e anche anzi brucia in anticipo molte delle risorse che avrebbero dovuto essere destinate ai giovani di oggi.
Quindi abbiamo ben poco da gioire. Anche perché ci attende un autunno durante il quale il governo – sempre che rimanga in piedi – dovrà presumibilmente impostare una seconda, pesante, manovra correttiva. E durante il quale verranno esasperate le scelte del signor Marchionne che vuole cancellare dall’Italia le regole della contrattazione nazionale e di secondo livello. Si tratta dunque di cambiare totalmente strada e al più presto. Per ora registriamo solo una gran confusione nelle stanze del comando. In tutto questo trambusto nessuno ha notato per esempio che il documento di programmazione economica previsto dalla riforma della legge finanziaria non è stato ancora presentato. La scadenza era luglio. Ma luglio è finito e del documento non c’è traccia. I collaboratori di Tremonti si sono vergognati a pubblicare un documento con dati così brutti.
30/07/2010 14:42





