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Fiammata dell'inflazione: a luglio +1,7%

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L'Istituto di statistica sottolinea che si tratta del tasso più alto dal dicembre 2008. Rialzo spinto dai prezzi dell'energia. I prezzi alla produzione industriale aumentano a giugno del 3,4 annuo

Foto charlidoudidou (da Flickr) (immagini di Foto charlidoudidou (da Flickr))
Fiammata dell’inflazione a luglio. Secondo quanto riferisce l’Istat, nel mese scorso, il costo della vita in Italia è cresciuto dell'1,7 per cento su base annua, accelerando rispetto al +1,3 per cento registrato a giugno. Si tratta del tasso più alto da dicembre 2008, un rialzo spinto dai prezzi dei beni energetici. Sempre oggi, inoltre l’Istituto di statistica ha fornito i dati relativi ai prezzi alla produzione dei prodotti industriali, che sono aumentati a giungo dello 0,2 per cento rispetto a maggio e del 3,4 per cento su base tendenziale.

Per quanto riguarda l’Inflazione, nella stima preliminare dell’Istat si precisa che su base mensile i prezzi sono aumentati dello 0,4 per cento. Sulla base dei dati finora pervenuti, inoltre, gli aumenti congiunturali più significativi dell'indice per l'intera collettività si sono verificati per i capitoli Trasporti (+1,2 per cento), Abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili (+0,8 per cento) e Servizi ricettivi e di ristorazione (+0,5 per cento). Variazioni nulle si sono registrate nei capitoli Abbigliamento e calzature, Servizi sanitari e spese per la salute e Istruzione.

Variazioni congiunturali negative, invece, si sono verificate nei capitoli Prodotti alimentari e bevande analcoliche e Comunicazioni (-0,1 per cento in entrambi i casi).Gli incrementi tendenziali più elevati si sono poi registrati nei capitoli Trasporti (+4,6 per cento), Altri beni e servizi (+3,4 per cento) e Istruzione (+2,5 per cento). Variazioni tendenziali negative si sono infine verificate nei capitoli Comunicazioni (-1,3 per cento) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (-0,1 per cento).

Anche l'Indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) nel mese di luglio è schizzato in alto. L’Ipca che tiene conto anche delle riduzioni temporanee di prezzo come saldi e promozioni, ha registrato un aumento del +1,8 per cento rispetto allo stesso mese dell'anno precedente (e anche in questo caso si tratta del rialzo maggiore dal 2008), mentre ha segnato una diminuzione dello 0,9 per cento rispetto a giugno. Guardando ai diversi capitoli di spesa, gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati per i trasporti (+4,6 per cento), altri beni e servizi (+3,4 per cento) e istruzione (+2,5 per cento).

Tornando ai prezzi della produzione industriale, invece, l'Istat precisa che a maggio il rialzo annuo era stato pari al 3,7 per cento (dato rivisto al rialzo). Nel confronto tra la media degli ultimi 6 mesi e quella dello stesso periodo dell'anno precedente l'aumento è stato del 2 per cento. L'indice relativo ai prezzi di prodotti venduti sul mercato interno ha registrato - fa sapere sempre l'Istituto di statistica - un incremento congiunturale dello 0,2 per cento e un aumento tendenziale del 3,5 per cento.

Per i beni venduti sul mercato estero
l'indice ha segnato un aumento dello 0,3 per cento su base mensile e del 3,1 per cento su base annua. A crescere di più, guardando al totale, sono soprattutto i prezzi relativi al comparto dell'energia, che a confronto con giugno 2009 hanno fatto segnare un rialzo del 10,5 per cento. Quanto agli altri raggruppamenti industriali, ingenerale l'indice ha segnato una riduzione dello 0,1 per cento per i beni strumentali, un rialzo dello 0,6 per cento per i beni di consumo e del 4,7 per cento per i beni intermedi.



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TAGS istat inflazione

30/07/2010 12:00

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1
e pensate che nell'ipca nuovo indice di riferimento nella nuova contrattazione nazionale osannato da cisl e uil e rifiutato da cgil,gli aumenti inflattivi dovuti ai combustibili non ci sono piu',significa che non terranno in nessun conto il calo programmato dei salari!!cioe' nel giro di pochi anni 2- 3 al masimo saremo ancora piu' poveri,grazie alla nuova contrattazione mentre gli utili delle aziende crescono e non c'e' piu' la forza sindacale per imporre una distribuzione piu' equa.vedi fiat

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