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Il Senato approva il ddl Gelmini

Palazzo Madama dice sì al testo che ora va all'esame della Camera. I voti a favore sono stati 152, i contrari 94, un astenuto. Sforbiciata al numero delle facoltà. Pd e Idv: legge inadeguata e insufficiente, mancano le risorse. "Non chiamatela riforma"

 (immagini di Maurizio Minnucci)
Via libera del Senato al ddl Gelmini sul riordino dell'Università che passa ora all'esame della Camera. I voti a favore sono stati 152, contrari 94, e 1 astenuto. Tra le novità più rilevanti spicca il limite massimo di otto anni al mandato dei rettori e la sforbiciata al numero delle facoltà (al massimo 12 per ateneo). In arrivo anche l’abilitazione nazionale per il reclutamento di professori ordinari e associati, risorse distribuite agli atenei in base alla qualità della ricerca e della didattica (se saranno gestite male riceveranno meno soldi) e commissariamento per gli atenei in dissesto finanziario. In realtà si tratta più che altro di un provvedimento “di regole e di principi”, dal momento che gli impegni finanziari saranno stabiliti nella prossima manovra.

Per i ricercatori
sono previsti contratti a tempo determinato (minimo 4 massimo 5 anni) seguiti da contratti triennali tenure-track, al termine dei quali, se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo, sarà confermato a tempo indeterminato come associato. In caso contrario chiuderà il rapporto con l'ateneo maturando però titoli utili per i concorsi pubblici. Inoltre, il provvedimento abbassa l'età in cui si entra di ruolo in università da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 2.000 euro. Il ministro Gelmini ha annunciato uno sblocco parziale degli scatti stipendiali che erano stati bloccati ai ricercatori universitari.

Una riforma 'epocale' che 'consente all'Italia di tornare a sperare': cosi' il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha commentato il via libera. Di diverso avviso le opposizioni. "È un ddl che è un po' presuntuoso chiamare riforma, ma che interviene sulle strutture dell'università italiana". Lo ha detto il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, nella dichiarazione di voto. Per Zanda il ddl "è inadeguato, insufficiente, debole non all'altezza problemi universita italiana. La sua legge, ministro Gelmini, non aiuterà la nostra università e noi non possiamo votarla. Senza risorse nessuna riforma è possibile".

"Questa non è una riforma ma una procedura di implosione dell'universita' pubblica italiana". Così il senatore dell'Italia dei valori, Francesco Pancho Pardi. "Non è una riforma ma una procedura d'implosione - spiega - intanto perché mancano le risorse. Mancano ma non è che manchino in assoluto, perché in realtà il ministro Tremonti riserva una parte delle risorse che potrebbe destinare all'università pubblica a quella sorta di fantasma accademico che è l'Istituto italiano di tecnologia".

TAGS università

29/07/2010 18:50

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