Vertice a Torino con le istituzioni e le parti sociali. L’ad rilancia il progetto ‘Fabbrica Italia’ e ai sindacati dice: “Vogliamo un sì o un no”. Non escluso un nuovo contratto ad hoc per Pomigliano
“I sindacati dicano chiaramente se sono d’accordo con il progetto ‘Fabbrica Italia’. E sappiano che il no porterà la riduzione degli investimenti in Italia”. Non è nuovo agli aut aut, Sergio Marchionne, perciò non stupisca la nuova richiesta perentoria. L’occasione l’ha fornita il tavolo convocato per oggi (28 luglio) dal ministro Sacconi sulle prospettive “italiane” del gruppo. A Torino c’erano praticamente tutti, dai leader di Cgil, Cisl e Uil e dei metalmeccanici ai rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali e il vertice si è chiuso con l’annuncio che ne seguiranno altri specifici sulla situazione dei singoli stabilimenti coordinati dal governo. Non una trattativa, quella di oggi, piuttosto un incontro in cui la Fiat ha chiarito una volta di più le proprie intenzioni davanti ai rappresentanti dei lavoratori e del governo.
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L'anno zero di Marchionne |
Newco per Pomigliano
Si dovrà ripartire da queste parole di Marchionne: “Ci sono solo due parole che al punto in cui siamo richiedono di essere pronunciate una è sì, l’altra è no. ‘Sì’ vuol dire modernizzare la rete produttiva italiana, ‘no’ vuol dire lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui ad essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e quindi a conservare o aumentare i posti di lavoro”. E ancora: “È bene che ognuno si assuma la propria responsabilità sapendo che altrimenti il progetto Fabbrica Italia non può andare avanti e che tutti i piani e gli investimenti per l’Italia verranno ridimensionati. Sarebbe stato molto più semplice e anche più economico - prosegue nel suo ragionamento - guardare ai vantaggi sicuri che altri paesi possono offrire. La corsia per venire in Italia per aprire un nuovo insediamento è drammaticamente vuota. Questa è la verità”.
Poi la conferma che un nuovo contratto per Pomigliano non è da escludere: “Se necessario, siamo disposti anche seguire questa strada, non abbiamo nessun preconcetto”. In sostanza arriva la conferma che la casa torinese possa lasciare Confindustria e di conseguenza anche il contratto nazionale dei metalmeccanici. Per il Lingotto, ha aggiunto Marchionne, “la cosa importante è raggiungere il risultato e avere la certezza di gestire gli impianti. Produrre a singhiozzo, con livelli ingiustificati di assenteismo, o vedere le linee bloccato per giorni interi è un rischio che non possiamo accollarci”. Infine la rassicurazione che produzione della monovolume ‘L0’ in Serbia “non toglie prospettive a Mirafiori, esistono alternative per garantire i volumi di produzione” nella fabbrica torinese.
Epifani, nessuno vuole conflitto permanente
“Nessuno vuole una conflittualità permanente. Il sindacato ha contribuito a salvare il gruppo, abbiamo assoluto interesse all’investimento, a lavorare insieme a questo obiettivo senza carri armati”. Lo afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani al tavolo. Un interesse, aggiunge Epifani, “a riprendere il confronto, gestendo l’eventuale dissenso”. Il leader della Cgil, sottolinea, che “non abbiamo mai avuto problemi a saturare gli impianti in Italia”. E a proposito dello stabilimento di Mirafiori chiede perché lo spostamento in Serbia della produzione del nuovo monovolume: “È per convenienza economica - sostiene - perché non c’è problema di gestione dell’azienda. Se fosse stato riconosciuto il premio di risultato sarebbe stato un segnale positivo”.
Bonanni: sì a Marchionne senza se e senza ma
“Noi diciamo a Marchionne che per la Cisl la risposta è sì. Senza se e senza ma. E questo vale anche per l’accordo su Pomigliano”. Così il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni risponde all’ultimatum dell’amministratore delegato del Lingotto che ha chiesto di dire sì o no al piano Fabbrica Italia. Il leader della Cisl si limita a chiedere “chiarezza sul fatto che le modalità dell’investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito”.
Angeletti, confermare impegno per stabilimenti Italia
“Noi non abbiamo problemi ad accettare e a praticare le sfide necessarie. Abbiamo bisogno di vedere riconfermato l’impegno ad incrementare gli stabilimenti italiani: la Fiat ci dica quali sono le condizioni per cui questo progetto si implementi sicuramente. La stragrande maggioranza dei lavoratori è preoccupata solo di avere il suo posto di lavoro e a condizioni normali”.Lo afferma il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti.
Chiamparino, difendere Mirafiori
Il piano industriale della Fiat “sarebbe insostenibile dal punto di vista sociale ed economico se dovesse venire meno lo stabilimento di Mirafiori”. Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, con queste parole ha aperto l’incontro rivolgendosi all’azienda.