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Intervista a Susanna Camusso

Questa manovra brucia

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Misure inique e autoritarie che colpiscono il futuro dei giovani, il territorio e i diritti pensionistici

di Paolo Andruccioli

Un governo illiberale che produce atti autoritari e iniqui. Una manovra che brucia il futuro dei giovani e consuma il territorio. Questo il giudizio critico di Susanna Camusso, vicesegretaria generale della Cgil, sul maxi-emendamento del governo. Il testo è perfino peggiorativo. “Sono due infatti gli effetti dell’emendamento del governo – spiega la sindacalista – non è stato introdotto nessun elemento di equità, confermando i tagli agli enti locali e quindi ai diritti di cittadinanza. E il secondo effetto è che si scarica il peso fondamentale della manovra sul lavoro pubblico e privato. Ma c’è anche un altro aspetto molto grave: il maxi-emendamento introduce - senza nessun confronto - un cambiamento strutturale del sistema pensionistico”.

Allora possiamo partire da qui. Qual è il giudizio della Cgil sulle norme sulle pensioni?

Vengono perpetuate due ingiustizie: il sistema rimane rigido, un sistema che aumenta a dismisura l’età pensionabile senza introdurre alcun elemento di volontarietà. La seconda ingiustizia riguarda il fatto che si consolida un’idea di automatismo dei coefficienti, facendo venir meno l’impegno di introdurre elementi di solidarietà e giustizia; con un impianto del genere si cancella ogni prospettiva di una pensione equa e non irrisoria per i giovani. È la conferma del tratto illiberale di questo governo che impone comportamenti obbligati, senza dare la possibilità alle persone di contribuire a determinare il sistema. La metodologia politica con cui si procede è poi chiaramente autoritaria perché si cambia il sistema pensionistico senza confrontarsi con nessuno. Da questo punto di vista confermiamo lo stupore sul silenzio delle altre organizzazioni sindacali che pure avevano condiviso con noi tutte le proposte che stavano alla base del confronto con il governo Prodi. Le stesse organizzazioni che avevano condiviso con noi il concetto di flessibilità in uscita e di creazione di un sistema previdenziale sostenibile per i giovani. Ed è proprio questo uno dei punti fondamentali. Siamo di fronte a una manovra tutta “a debito” sul futuro dei giovani.

Che cosa intendi con “una manovra a debito”?

È semplice: delle pensioni abbiamo appena detto. Dal punto di vista degli ammortizzatori sociali e delle forme di tutela non esiste nessun finanziamento. Si mette poi il blocco sull’accesso alla pensione, costruendo nuovi serbatoi di disoccupazione. I giovani si vedono allontanare la possibilità di accedere al mondo del lavoro (basti pensare al taglio dei precari nella pubblica amministrazione). E non ci sono solo misure che valgono per oggi. Il debito sul futuro si vede anche dal taglio delle risorse agli enti locali. Prendiamo l’esempio di un comune. Che può fare? Ha tre scelte: una è ridurre i servizi (e quindi peggiorare la condizione dei cittadini). Seconda: trasferire le risorse per investimenti a spesa corrente. Ma se in un comune non investo, non faccio la manutenzione, non faccio che costruire un debito per il dopo. Si scarica tutto su quelli che verranno. Terza ipotesi: far crescere le entrate dalla urbanizzazione. Ma se è un puro bisogno di risorse non faccio altro che consumare il territorio. Quindi anche in questo caso si sta producendo un debito per il futuro. Siamo di fronte ad una manovra che non ha alcun effetto anticiclico e non pensa allo sviluppo, ma in più è una manovra depressiva in prospettiva proprio perché costruisce debito. Il governo non era intervenuto neppure sulla crisi (abbiamo perso 6 punti di Pil tra il 2008 e il 2009) e ora lo stesso Tremonti ammette un effetto depressivo dello 0,5%. Il risultato finale è un arretramento di una decina di anni del nostro paese.

Quindi la Cgil conferma il suo giudizio negativo e anche le nuove mobilitazioni?

Abbiamo avuto ragione. E dobbiamo continuare. Per questo abbiamo salutato molto positivamente la scelte dei sindacati europei di organizzare una giornata di mobilitazione per il 29 settembre. Siamo molto dispiaciuti però per la scelta di Cisl e Uil di non partecipare, confermando una differenza tra l’Italia e gli altri paesi dove tutti i sindacati si mobilitano. E invece da noi si mobilita solo la Cgil. Noi continueremo a contrastare questa manovra perché dobbiamo dire ai giovani e ai lavoratori che non abbiamo scherzato. Ma anche perché è necessario offrire proprio ai giovani una prospettiva. Questo è il punto fondamentale. L’altro motivo è che dobbiamo riprendere la contrattazione, il che vuol dire politiche industriali, politiche salariali, politiche sociali e di cittadinanza.

Qui c’è l’altro nodo. Come si risponde a questo continuo tentativo di isolamento della Cgil?

Ormai abbiamo capito che il governo agisce da divisore. Ci sono ministri che hanno assunto questo compito di dividere i sindacati come una missione profetica. In realtà c’è una parte della politica che auspica l’eliminazione di un sindacato che considera ancora il conflitto come uno degli strumenti (non certo l’unico). Ma se vediamo le cose serenamente, si deve ammettere che pur in presenza di gravi elementi di divisione (vedi per esempio il caso Fiat e il contratto separato dei meccanici) ci sono anche decine di esempi di attività unitaria. Abbiamo rinnovato oltre 50 contratti nazionali. Quella è la strada che può farci ricostruire un modello unitario che confermi il contratto nazionale come il punto generale di tutela dei diritti e che sviluppi tutte le modalità della contrattazione di secondo livello. Una contrattazione che non può essere considerata però derogatoria al contratto come tendono a fare Cisl e Uil. Non si possono considerare deroghe e precarietà come gli elementi fondanti del nuovo modello di sviluppo. Noi dobbiamo cercare una strada molto diversa. Dobbiamo immaginare (e cominciare a costruire) un nuovo modello ed è per questo che valorizziamo la green economy e la società della conoscenza. Nulla a che vedere con la logica della derogabilità e dell’abbassamento continuo delle condizioni dei lavoratori. Il tema che abbiamo di fronte è coniugare distribuzione della ricchezza, uguaglianza e sostenibilità.  


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TAGS cgil manovra

27/07/2010 15:31

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