Non si ferma lo scambio di accuse tra i colonnelli del Popolo della libertà. Verdini respinge gli attacchi di Fini, Granata non si scusa e si muovono i probiviri. Il Giornale: "Il presidente della Camera vuole scalzare Berlusconi"
Continua la faida interna al Pdl. Non si fermano infatti le dichiarazioni sferzanti e lo scambio di accuse tra i colonnelli del partito di Berlusconi, che è l'unico a tacere. Dopo le parole pronunciate ieri da Gianfranco Fini che, neanche troppo velatamente, aveva chiesto a chi è indagato di lasciare il Pdl, perché “la grande questione dell'etica deve essere una bandiera. La difesa della legalità vuol dire anche non prestare il fianco, in alcun modo a polemiche”, le risposte non si sono fatte attendere.
“Bisogna vedere le motivazioni della richiesta di Fini. E' una richiesta largamente impropria e penso di non avere nessun motivo per dimettermi” ha detto il coordinatore Denis Verdini al termine dell'interrogatorio di nove ore davanti ai magistrati romani. “Fini conosce il procedimento giudiziario? - ha aggiunto Verdini, su cui si investiga nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta P3 - al momento io sono solo indagato, ci sono tre gradi di giudizio, bisogna ascoltare anche la difesa. Ciò vale per Fini e per quelli come lui”.
Contro Fini si scaglia anche la stampa dell’area Pdl. E’ di oggi l’’ennesimo attacco del Giornale al Presidente della Camera. Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri dedica il titolo di prima pagina all'ex leader di An: “Fini chiede la testa di Berlusconi”. In un editoriale firmato da Alessandro Sallusti si legge fra l'altro: “’Chi è indagato deve dimettersi da ogni incarico.’ Siccome il principio vale per tutti, il Presidente della Camera vuole la testa di Berlusconi, che è plurindagato e processato. Ma chissà perché non ha mai chiesto quella del suo fido Italo Bocchino”, che, ricorda il Giornale, lo scorso anno fu coinvolto nell'inchiesta Global Service.
Sulla stessa linea l’intervista rilasciata da Maurizio Gasparri a Libero. “C'è chi nel Pdl continua ad alzare il tiro e c'è una ragione precisa: se c'è chi esagera, vuol dire che ha deciso di tirare la corda”. Per andarsene? “Desumo di sì", dice il capogruppo del Popolo delle libertà al Senato all’intervistatore. Gianfranco Fini sostiene che tutti gli indagati devono rinunciare agli incarichi di partito: “Perché non l'ha detto - replica Gasparri - quando si trattava di Bocchino? Sostenerlo adesso non mi pare coerente”.
Nel frattempo continua il caso Granata. “Non mi scuso e non me ne vado. Anzi confermo tutto quello che ho detto”, ribadisce Fabio Granata in un'intervista al Riformista. “Non capisco tanta indignazione. Anzi – aggiunge - e la spiego con la malafede di La Russa, Alemanno e gli ex colonnelli”. Quanto alla polemica con Alfredo Mantovano, spiega: “Premesso che stimo Mantovano, ho detto che per me è sbagliata la decisione della commissione parlamentare da lui presieduta di non concedere le misure di protezione a Spatuzza”.
Su questo fronte, tra l'altro, cominciano a muoversi le istituzioni del partito. Sul deputato finiano “ci sono gli estremi” per l'intervento dei probiviri. Lo ha detto il presidente del collegio dei probiviri del Pdl, Vittorio Mathieu, al Corriere della Sera. Ancora “non mi risulta” alcuna richiesta di intervento, precisa, ma “so quello che leggo sui giornali e mi pare che gli estremi ci siano”. Mentre diversi sono i casi di Verdini, Cosentino e Dell'Utri: “Se qualcuno fa ricorso ci occuperemo anche di loro... Ma queste tre vicende sono roba per la magistratura, non si tratta di questioni interne. A meno che non si ritenga che gettino discredito sul partito”, conclude Mathieu.