Oggi alle 14.00 l'incontro al Ministero dello Sviluppo Economico. Il sindacato: "Oggi si capirà se Governo vuole essere protagonista"
“Il confronto di oggi deve cominciare a produrre avanzamenti concreti altrimenti rischiamo che ad una tragedia occupazionale si sommi una farsa”. Così dichiara in una nota Alessandro Genovesi di SLC-CGIL, in vista del prossimo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico che si terrà oggi pomeriggio alle ore 14,00.
“Il Governo - prosegue Genovesi - deve mettere sul tavolo in maniera chiara le proprie disponibilità: pretendere investimenti certi e reali per rilanciare il settore e definire interventi straordinari per limitare i gravi danni sociali della ristrutturazione. Deve cioè dimostrare se vuole essere un protagonista della partita o solo una comparsa. Così come Telecom Italia deve dimostrare la propria reale disponibilità a rimettere in discussione un piano industriale meramente difensivo ed esuberi che in realtà non sono mai diminuiti”.
“Inutile per Telecom Italia continuare a mistificare i fatti. Gli esuberi dichiarati ad Aprile (6800) sono solo formalmente diminuiti. Perché – continua Genovesi – dalla presentazione del Piano ad oggi vi sono state circa 400 dimissioni volontarie e se si sommano le 3500 mobilità volontarie richieste, le ulteriori 200 dovute all’incapienze degli accordi passati, ulteriori 1300 esuberi il cui destino non è noto, 920 mobilità coatte per chi ha o maturerà i requisiti per la pensione, oltre alla proroga dell’attuale contratto di solidarietà per i lavoratori del 1254 (470 FTE) si vedrà che la somma fa sempre 6400".
"Anche la riduzione degli esuberi in Ssc (informatica) passati da 645 a 445 non sono altro che il frutto di demansionamenti e riassunzioni in Telecom - conclude il sindacalista - Nessun posto di lavoro è oggi più sicuro di ieri, come ci ricordano i quasi 40 lavoratori di Tils licenziati e senza più lavoro ed indennità da mesi. Su questo serve chiarezza: come sindacato siamo pronti a fare la nostra parte, ma Governo e Azienda non sembrano avere lo stesso senso di responsabilità”.