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Fiat, “Non può finire così”

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Epifani (Cgil) chiede la riapertura del “confronto su tutti gli stabilimenti italiani, Pomigliano compreso”. “Marchionne aveva detto che si sarebbero prodotte 1,6 milioni di vetture in Italia”. Sacconi “fiducioso” sull’incontro con l’azienda

di rassegna.it

Foto Gianfranco Goria (da Flickr) (immagini di Foto Gianfranco Goria (da Flickr))
La vicenda Fiat “non può finire così” e “non deve finire così”. Lo dice il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un’intervista a Repubblica, ricordando che “quasi tutte” le imprese globali hanno un rapporto col territorio, in riferimento alla scelta di andare a produrre auto in Serbia a discapito degli stabilimenti torinesi di Mirafiori, annunciata in settimana dall’amministratore delegato Sergio Marchionne.

Dietro la rottura con “l’identità territoriale” della Fiat per Epifani c’è “un’idea finanziaria più che industriale”. E l’incontro tra le parti programmato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, per il segretario della Cgil potrà costituire una possibilità di disgelo solo a due condizioni: “Che possa portare a dare certezze sugli investimenti in Italia e la difesa dell’occupazione”. Secondo Epifani, poi, occorre trovare il modo per riaprire il confronto su tutti gli stabilimenti italiani, Pomigliano compreso. “Non mi convince il fatto che per non provare a riaprire il confronto con Fiom e Cgil si cerchino artifici formali per rendere esigibile l'accordo”, aggiunge, riferendosi all’eventualità che venga creata una new company che consenta di azzerare tutto. Fosse così, per Epifani, sarebbe “un atto grave e miope”.

“Non so cosa voglia davvero la Fiat, si chiede Epifani ricordando che soltanto “qualche settimana fa Marchionne aveva detto che si sarebbero prodotte 1,6 milioni di vetture in Italia”. Per il segretario della Cgil “non si può cambiare idea ogni tre mesi. Vorrei provare una volta tanto a discutere seriamente su 'Fabbrica Italia': è una formula suggestiva che per me vuol dire più investimenti, più qualità nei prodotti, più professionalità, difesa dei diritti e adesione esplicita ai doveri che ne conseguono. Per essere chiari anche sulla produttività e l'efficienza”. Ma se dietro la formula – prosegue Epifani - “si nasconde l'intenzione di toccare dei diritti fondamentali, come quello della responsabilità individuale nel caso di malattia o sciopero, si va oltre il contratto. Si fa una strappo alle leggi e alla Costituzione”.

Riguardo all’ipotesi di newco a Pomigliano è molto duro Giorgio Cremaschi della Fiom: “Se qualche sindacato confederale italiano dovesse accettare o solo non contrastare un’ipotesi di questo genere, dovrebbe essere immediatamente espulso dalla Confederazione sindacale europea come sindacato giallo. Con la democrazia non si può scherzare”, ha detto intervenendo a Parma ad una manifestazione della Cgil.

In merito all’incontro convocato a Torino, il ministro Sacconi ha dichiarato (a Messaggero e Repubblica): “Alla Fiat chiederemo, in un contesto di relazioni cooperative, di garantire la saturazione degli impianti produttivi nazionali, compreso Mirafiori. Quello che ci interessa è che la sua dimensione internazionale non penalizzi le fabbriche italiane”. Per Sacconi “l’adesione della Fiat al tavolo è di per sé incoraggiante” e “sarà un’occasione per la Cgil, se lo vorrà, di rientrare in gioco assumendo le necessarie responsabilità”.  


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25/07/2010 12:45

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Foto Gianfranco Goria (da Flickr)