“Allarma l’emergere di fatti di corruzione e trame inquinanti da parte di squallide consorterie. Indagare senza incertezze”. Ma il ddl intercettazioni complica le indagini. Fnsi: un motivo in più per non smobilitare. Il 29 tutti a Montecitorio
“Ci indigna e allarma l’emergere di fatti di corruzione e trame inquinanti da parte di squallide consorterie, ma la nostra democrazia dispone di anticorpi: la reazione morale dei cittadini, i principi costituzionali, le leggi per applicare tali principi”. Lo afferma oggi (23 luglio) il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare. Le indagini in corso vanno affrontate “senza incertezza”, aggiunge, ma anche “senza cedere al massacro tra e nelle istituzioni”.
Sul
ddl intercettazioni in discussione alla Camera, ha detto Napolitano, “il ruolo del presidente della Repubblica è risultato chiaro. Non vedo come si possa equivocare. Nessuna interferenza nella dialettica politica e nell’attività parlamentare che rappresenta la sovranità popolare fatta salva la facoltà dell’articolo 74 da parte del presidente della Repubblica”.
A margine della cerimonia Napolitano ha poi aggiunto: “Per ora sicuramente
vedo tanto squallore. Poi vedremo cos’altro emergerà”, rispondendo ad alcune domande sull’inchiesta ‘Eolico-P3’. “Lo squallore è certo - aggiunge - l’importante è che si riesca a far fare alla magistratura il proprio lavoro fino in fondo per accertare fatti e responsabilità”.
Un lavoro che però il ddl intercettazioni licenziato dalla commissione Giustizia della Camera non sembra affatto facilitare. Il testo, infatti,
complica le indagini della magistratura su reati di criminalità organizzata non mafiosa, come ad esempio l’ usura, la truffa, il peculato, i reati contro la Pubblica Amministrazione,. Su questi capitoli le indagini non avranno le stesse facilitazioni previste per quelli di mafia. Il ddl cancella infatti l’art. 13 della legge Falcone (n. 203 1991).
Finocchiaro, non voteremo mai ddl
La legge sulle intercettazioni “così com’è non la voteremo mai”. Lo ha assicurato in un’intervista a L’Unità, Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, rivendicando però al tempo stesso il ruolo del Pd negli emendamenti votati con l’Udc. “Non capisco la logica di Di Pietro secondo il quale il testo è meglio che resti così com’è. Mi sembra un atteggiamento irresponsabile”, dice Finocchiaro difendendo il lavoro fatto in Commissione di sponda con l’Udc dalle critiche del presidente dell’Italia dei Valori Le modifiche apportate, secondo l’esponente del Pd, “aprono un varco per affermare finalmente la libertà di informazione” e Finocchiaro interpreta questa apertura come un segnale del premier Berlusconi che “ha ceduto sul punto che per lui è meno costoso, perché la parte a cui tiene di più è come limitare l’azione investigativa dei magistrati”. Si tratterebbe, quindi, secondo la Finocchiaro di specchietti per le allodole che in più hanno un loro contenuto “ma - avverte - non si aspettino un sì per il resto”.
Fnsi, il 29 a Montecitorio
Ormai è quasi certo che il ddl andrà in Aula, e sarà votato prima della chiusura estiva dei lavori parlamentari. Il Pd proporrà il voto segreto, sfidando la tenuta della maggioranza. E il governo potrebbe chiedere l’ennesima fiducia.
Il “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione e alla conoscenza”, che aveva organizzato le manifestazioni del primo luglio a piazza Navona e in altre città italiane, dà appuntamento il 29 luglio davanti alla Camera: “Attenti e vigili in piazza Montecitorio giovedì 29 luglio alle ore 16 – comunica una nota della Fnsi - in contemporanea con l’avvio del dibattito sul ddl intercettazioni nell’aula della Camera”. Il Comitato “ha fissato questo presidio per indicare che rimane alta l’attenzione e la mobilitazione delle forze sindacali e sociali”.
Il sindacato dei giornalisti e il Comitato spiegano che “i positivi emendamenti votati dalla Commissione Giustizia della Camera per le parti riguardanti il lavoro dei giornalisti - con l’introduzione dell’udienza-filtro, che è anche il risultato della pressione esercitata per mesi da un ampio cartello di associazioni - non possono nascondere i pericoli che ancora il testo comporta per il diritto dei cittadini a comunicare (con l’immotivata sottomissione dei blog alle stesse regole dell’informazione professionale) e per la sicurezza stessa della comunità, visti gli ostacoli che il disegno di legge Alfano continua a porre al ricorso alle intercettazioni da parte di magistrati e forze di polizia”.
Tra l’altro – prosegue la Fnsi – “non c’è motivo di smobilitare, poiché negli stessi giorni in cui viene modificato il ddl Alfano arriva a conclusione una manovra economica di devastante impatto sulle testate cooperative, non profit e di partito, che la cancellazione del cosiddetto ‘diritto soggettivo’ porta in molti casi sull’orlo della chiusura. La decurtazione drastica dei finanziamenti pubblici è il bavaglio più letale, così come i tagli alla cultura e allo spettacolo tolgono voce ai punti di vista critici e alle espressioni meno omologate”.