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Intercettazioni, Fini detta le condizioni

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Continua il braccio di ferro interno al Pdl sia sulla manovra, sia sulla legge bavaglio. Un braccio di ferro che ogni giorno si fa più duro nonostante il lavoro sempre più stringente alla Camera

di Aldo Garzia

da internet
Continua il braccio di ferro interno al Pdl sia sulla manovra che soprattutto sul Ddl intercettazioni. Un braccio di ferro che ogni giorno si fa più duro nonostante il lavoro sempre più stringente che si sta svolgendo alla Camera. Il compromesso raggiunto ieri sull’emendamento del governo riguardante la cosiddetta “udienza filtro” (l’obbligo del segreto per le intercettazioni cade ogni qualvolta ne sia stata valutata la rilevanza) è stato apprezzato dai finiani ma non da Silvio Berlusconi. Il che ha riaperto il confronto sui tempi di approvazione del provvedimento e sull’eventualità che il ddl, dopo tante polemiche, finisca su un binario morto.

Le diversità di opinione all’interno del Pdl non sanano il dualismo tra Berlusconi e Gianfranco Fini, che oggi incontrerà la stampa parlamentare per la tradizionale cerimonia di consegna del Ventaglio che precede la pausa estiva dei lavori di Montecitorio.

Intervenendo a Pescara in una iniziativa dell’associazione Generazione Italia, il presidente della Camera è tornato a parlare dei problemi del suo partito: “La leadership di Berlusconi è indiscussa ma non possiamo pensare di passare dal centralismo burocratico a quello carismatico, dove c’è uno solo che pensa per tutti: questo è inaccettabile, la democrazia è un’altra cosa”.

Fini torna a insistere sulle sue richieste: nel Pdl si deve poter discutere ed eleggere le strutture, a partire da quelle locali, come si fa nei partiti democratici per decidere “chi ha i mezzi, le capacità e la credibilità per dirigerlo: per questo è venuto il momento di fare il congresso”.

E chiarisce: “Nel Pdl siamo entrati in modo convinto, vogliamo continuare a rimanerci. Il Pdl è la nostra casa politica, ma bisogna fare molto per migliorarlo”. Da qui una battuta polemica nei confronti di Vittorio Feltri, direttore del quotidiano “il Giornale”, che gli ha chiesto in più occasioni di togliere il disturbo e di lasciare il Pdl: “Non gli daremo questa soddisfazione”.

Poi aggiunge: “Anche a costo di essere considerato un eretico, ribadisco: ma in un partito liberale di massa cos’è l’ortodossia se non il rispetto di valori fondamentali quali la coesione nazionale e la legalità?”.

Il presidente della Camera è tornato a parlare anche del ddl intercettazioni: “I giornali sono una garanzia di libertà, voglio continuare a vivere in un paese nel quale un giornale scrive quello che vuole, assumendosi le proprie responsabilità. Nel quale un giornale scrive se ci sono indagini in corso, mentre c’è il giusto divieto a pubblicare le chiacchiere e il gossip”.

Conferma di apprezzare l’emendamento sulla “udienza filtro”: “E’ un compromesso, che per me afferma tre grandi valori costituzionali: libertà di stampa, diritto alla privacy e diritto-dovere delle autorità di polizia di contrastare il crimine e accertare le responsabilità”.

Fini non elude anche il tema della legalità: “So che il Pdl tradirebbe la sua missione se non facesse sentire alta la sua voce nei confronti di chi si mette sotto l’ombrello del potere per fare gli affari propri. Il garantismo non va confuso con il giustificazionismo”.

A proposito di legalità, dopo il caso del sottosegretario Nicola Cosentino che si è dimesso dal suo incarico alla vigilia della discussione di una mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata dal Pd, i riflettori dell’opposizione sono puntati ora su Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia.

L’Idv annuncia infatti la presentazione di una mozione di sfiducia per chiedere che anche Caliendo, il cui nome appare nell’inchiesta sulla cosiddetta P3, lasci il suo incarico. Il segretario Pierluigi Bersani ricorda che pure il Pd ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Caliendo.

Il sottosegretario, che ieri aveva presentato nella Commissione giustizia di Montecitorio, l’emendamento della maggioranza sul ddl intercettazioni, era stato contestato da Pd e Idv che ritenevano “inopportuna” la sua presenza. La replica del Pdl è stata affidata a Enrico Costa, capogruppo in Commissione giustizia: “Si è trattato solo di strumentalizzazione politica, è stata davvero una brutta pagina”. Da oggi Caliendo dovrebbe tornare a presenziare i lavori della Commissione giustizia.

Gli Italiani



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TAGS legge bavaglio fini ddl intercettazioni pdl

21/07/2010 18:45

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