È la prima volta che ci troviamo in una situazione difficile alla quale non possiamo porre rimedio puntando solo sul nostro lavoro, sulle nostre proposte editoriali, sull’innovazione delle nostre pubblicazioni e sulla fiducia che hanno saputo conquistarsi
di Tarcisio Tarquini*
Questa volta la notizia di prima pagina riguarda noi. L’assemblea dei soci dell’Edit Coop, la cooperativa di giornalisti editrice del settimanale della Cgil Rassegna Sindacale, di rassegna.it e del mensile per la sicurezza 2087, ha dichiarato lo stato di crisi.
È la prima volta che, in diciassette anni di gestione della cooperativa, ci troviamo in una situazione difficile alla quale non possiamo porre rimedio puntando solo sul nostro lavoro, sulle nostre proposte editoriali, sull’innovazione costante delle nostre pubblicazioni e sulla fiducia che esse hanno saputo conquistarsi da lettori e abbonati: usando quelle armi, cioè, grazie alle quali abbiamo finora condotto un’impresa che non pochi, all’inizio, consideravano disperata.
La ragione fondamentale dello stato di crisi è la drastica riduzione del finanziamento all’editoria cooperativa che nel 2010 è stato tagliato di oltre i due terzi. Ad aggravare il quadro è arrivata poi, nel giro di una notte, tra il 30 marzo e il primo aprile – una piccola infamia nel quadro delle grandi infamie che contro la stampa italiana si stanno perpetrando in questi mesi – la cancellazione delle agevolazioni tariffarie che, ad abbonamenti attivati e a budget delle imprese ormai definiti, ha più che raddoppiato il costo delle spedizioni affossando i giornali che utilizzano questo canale di distribuzione nel saggio tentativo di evitare le dispendiose dispersioni dell’edicola.
In quest’ultimo anno, poi, Rassegna Sindacale – che pure ha leggermente aumentato le sue vendite e gli abbonamenti – ha perso pubblicità (un dato comune alla stampa italiana, ma che colpisce con scientifica precisione particolarmente le testate politicamente non allineate) ed è stata toccata dalle difficoltà attraversate dal nostro “mercato di riferimento”, il sindacato e le sue strutture e, più in generale, il mondo del lavoro.
Alla decisione di aprire la crisi, con la contestuale definizione di un piano di riorganizzazione per superarla, siamo arrivati per non trovarci dentro una situazione che, se non affrontata tempestivamente, avrebbe rischiato di compromettere l’attività della cooperativa e la continuità di Rassegna Sindacale e di tutte le nostre pubblicazioni, compresa rassegna.it la cui redazione è all’opera per un progetto di rinnovamento e ampliamento dell’informazione sul web. La cooperativa, infatti, ha chiuso positivamente il suo ultimo bilancio del 2009, non ha debiti previdenziali o fiscali, onora con puntualità tutti i suoi impegni con i fornitori e non denuncia sofferenze bancarie. È quindi nella condizione più favorevole per riorganizzarsi adeguando la sua struttura alla nuova realtà del mercato editoriale e alla fine di fatto dell’epoca del finanziamento pubblico dell’editoria.
Alla nostra fretta ha contribuito – inutile nasconderlo – anche l’intento di poterci avvalere delle opportunità offerte dalla legge, prima che il fondo messo a disposizione dell’Inpgi per sostenere i prepensionamenti fosse completamente esaurito dal moltiplicarsi delle crisi (i prepensionamenti finora richiesti superano le 420 unità, più dell’80 per cento dei quali provenienti dai cinque maggiori gruppi italiani). Con questa decisione ci assumiamo una grande responsabilità e i nostri giornalisti – esemplari, in questo frangente come sempre, per professionalità e consapevolezza – hanno accettato di mettersi sulle spalle un carico non da poco. Non solo prepensionamenti (e per noi, che amiamo il nostro lavoro e l’ambiente nel quale lo svolgiamo, non è facile nemmeno questo), ma anche cassa integrazione e riduzione consistente di stipendi che, se pure in regola, sono al minimo di quanto prescritto dal contratto.
Nello stesso tempo, però, siamo convinti che da una crisi come l’attuale non si potrà venire fuori se non sapremo garantire ai nostri lettori la qualità e la ricchezza dell’offerta informativa che abbiamo assicurato in questi anni, lungo i quali abbiamo moltiplicato le attività e le pubblicazioni accettando tutte le sfide dell’innovazione. Non abbasseremo perciò la guardia né le ambizioni; continueremo a proporre un’informazione che, mettendo al centro del suo interesse lavoro e sindacato, impedisca che temi di tanta rilevanza si perdano nella vaporizzazione dei contenuti dentro cui sembra languire gran parte della stampa italiana. Siamo la cooperativa che giusto diciassette anni fa (era un luglio afoso come questo di oggi) ricevette da Bruno Trentin, con l’affettuosa e burbera laconicità che non bastava a nasconderne la partecipazione, l’incarico di mantenere in vita il settimanale della Cgil, in un momento in cui molti ne chiedevano la chiusura o il ridimensionamento. Prendemmo allora un impegno: per noi vale ancora.