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La Striscia di Gaza tra Israele e Hamas / Scheda

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Tel Aviv ha posto il blocco sulla Striscia dopo che Hamas ne ha preso il controllo nel 2007. La disoccupazione di massa, l'estrema povertà e l'aumento dei prezzi che ne sono derivati rendono 4 abitanti di Gaza su 5 dipendenti dagli aiuti umanitari

 (immagini di Carlo Ruggiero)
GAZA.
La Striscia di Gaza è una stretta di terra sabbiosa di 40 chilometri di lunghezza e 5 di larghezza (370 km quadrati) in cui vivono un milione e mezzo di palestinesi. La Striscia è stata sottoposta a uno rigido blocco da parte di Israele dal giugno 2007, quando il gruppo integralista Hamas - vincitore nelle elezioni palestinesi nel 2006 - ha preso con la forza il controllo del territorio, esautorando l'Autorità Palestinese. I cinque valichi di frontiera terrestre controllati da Israele sono tenuti chiusi. L'altro valico terrestre, quello di Rafah tra Gaza e l'Egitto, è controllato dalle forze egiziane e tenuto chiuso per la maggior parte del tempo. Queste chiusure impediscono quasi regolarmente il movimento dei palestinesi, con eccezioni quasi sempre legate a motivi umanitari.

L’EMBARGO.
Il blocco impedisce la maggior parte delle esportazioni e limita l'ingresso di beni di prima necessità, come cibo e carburante. La maggior parte del cibo a disposizione è fornita dall'Onu e da altre agenzie o viene introdotta attraverso tunnel scavati sotto la frontiera tra Gaza e l'Egitto, per essere poi venduta a prezzi esorbitanti per una popolazione allo stremo.

Sono ammessi farina e olio, carne
in scatola, acqua minerale, tè e caffè, ma sono vietati la frutta sciroppata, i succhi di frutta e il cioccolato. L'importazione di prodotti come elettrodomestici, computer e automobili non è consentita. Secondo l'Unrwa, l'agenzia dell'Onu per i profughi palestinesi, le truppe che sorvegliano i valichi a volte non hanno lasciato passare nemmeno lampadine, candele, fiammiferi, strumenti musicali, materassi, coperte, shampoo e balsamo per capelli.

Dal novembre 2008
, Israele non autorizza l'ingresso a Gaza di benzina e gasolio. Sono in gran parte vietati anche i materiali edili rendendo impossibile la ricostruzione dopo l'operazione Piombo Fuso dello scorso anno (gli scontri con Hamas e l'occupazione di Gaza del gennaio 2009). L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sostiene che il blocco ha di fatto accelerato lo sfascio del sistema sanitario della Striscia, soprattutto per carenza di attrezzature mediche.

GLI EFFETTI.
La disoccupazione di massa, l'estrema povertà e l'aumento dei prezzi che ne sono derivati rendono quattro abitanti di Gaza su cinque dipendenti dagli aiuti umanitari. Secondo un rapporto di Amnesty International sono questi gli effetti del blocco israeliano. L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha chiesto il 18 maggio scorso a Israele di mettere fine al blocco, in una risoluzione adottata nel corso dell'assemblea annuale dei suoi membri.

Il settore sanitario è stato falcidiato dalla carenza di attrezzature mediche e forniture di medicinali. Le persone che non possono esser curate a Gaza devono chiedere il permesso di lasciare il territorio per poter ricevere un trattamento medico o all'estero o negli ospedali palestinesi della Cisgiordania.

Secondo l'ultimo rapporto
della Commissione europea sulla Striscia di Gaza, pubblicato nel marzo 2009, i danni complessivi provocati dal blocco ammontano a 514,3 milioni di euro. Il Pil del territorio palestinese calato dal 5% nel 2006 al 3% nel 2007 al 2,7 nel 2008. Il tasso di disoccupazione nel 2009 era al 38,6%, secondo l'Ufficio palestinese di statistiche. Nel 2007 era al 37% nel 2008. L'Unrwa, l'agenzia Onu che assiste i rifugiati palestinesi, ha stimato che il numero di rifugiati che vivono in una povertà estrema nella Striscia di Gaza sono triplicati dall'inizio del blocco nel 2007: da circa 100.000 a circa 300.000.

Il 46% dei terreni agricoli nella regione resta tuttora “inaccessibile”, mentre stando all'Ufficio palestinese di statistica i lavoratori agricoli rappresentavano il 7,4% della popolazione attiva nel quarto trimestre del 2009, contro il 12,7% nel secondo trimestre del 2007. Anche la pesca ha sofferto per questa situazione. Dal gennaio 2009, le zone accessibili ai pescatori sono state nuovamente ridotte, a tre miglia nautiche dalla costa. In totale il pescato diminuito del 47% tra il 2008 e il 2009, secondo il ministero palestinese dell'Agricoltura. Dal rapporto dell'organizzazione Paltrade, il 95% delle 3.750 fabbriche della Striscia di Gaza hanno chiuso o sono state distrutte, lasciando senza lavoro 40.000 operai.

L'industria alimentare
ha registrato perdite per 37,1 milioni di dollari nel 2009, a causa del blocco totale delle esportazioni, e altri settori, in particolare quello delle costruzioni, dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni sono stati duramente colpiti. Le infrastrutture della Striscia di Gaza, dopo gli attacchi israeliani (ultima l'offensiva 'Piombo fuso' a inizio 2009), sono rimaste devastate per la mancanza di materiali e per gli equipaggiamenti della costruzione.



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TAGS gaza israele medio oriente

21/07/2010 12:05

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