Il governo presenta un emendamento sull’udienza-filtro. A Gip, difesa e accusa la facoltà di stabilire quali parti delle intercettazioni secretare e quali rendere di dominio pubblico. L’esame del provvedimento slitta
Il governo ha presentato in commissione Giustizia alla Camera un emendamento “anti-bavaglio” che modifica il divieto di pubblicazione delle intercettazioni sino alla conclusione delle indagini preliminari. Il divieto era previsto dal testo già approvato nei due rami del Parlamento. L’emendamento del governo istituisce il principio dell’”udienza filtro”: Gip, difesa e accusa decideranno quali parti delle intercettazioni secretare e quali rendere di dominio pubblico.
In base alla modifica “si afferma il principio che nel corso delle indagini l’obbligo del segreto per le intercettazioni cade ogni qual volta ne sia stata valutata la rilevanza”. A tal fine, si legge nella motivazione, “viene inserita la previsione secondo cui la documentazione e gli atti relativi alle intercettazioni sono coperti dal segreto fino alla conclusione della cosiddetta “udienza-filtro”.
Quando ad esempio per ragioni investigative l’udienza filtro potrebbe non essersi ancora celebrata, posticipandola quindi fino alle conclusioni delle indagini preliminari, saranno il pubblico ministero e il giudice a selezionare quali conversazioni saranno trascritte in quanto rilevanti e quali no. Questo al fine di adottare la misura cautelare o l’atto di indagine. Questo meccanismo restituisce al pm la facoltà di operare uno stralcio a tutela della segretezza delle indagini.
La proposta di modifica è firmata dal sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, e comporterà molto probabilmente lo slittamento dell’esame del provvedimento a domani: sarà necessario infatti dare tempo ai gruppi di presentare sub-emendamenti.
L’esame alla Camera avrebbe dovuto cominciare questa mattina alle 10 in commissione Giustizia,
ma la riunione della Commissione presieduta da Giulia Bongiorno era stata rinviata. Il rinvio è stato subito interpretato dall’opposizione come un segnale di spaccatura nella compagine governativa. Un nuovo scenario, tra l’altro, richiederebbe un ulteriore esame da parte delle opposizioni e dunque concretizzerebbe l’opzione di un esame della riforma a settembre, dopo la pausa estiva.
Lo slittamento è con ogni evidenza un indizio della faticosa ricerca dell’accordo sul controverso progetto, che deve contemperare i rilievi sollevati dal Colle, il punto di vista dell’esecutivo e le diverse sensibilità all’interno della stessa maggioranza.