
Politica
Vendola si candida, “Sono pronto per le primarie”
“Alla sinistra manca un linguaggio e una rete più seducenti della destra. Da qui, dalla Puglia, dove io rappresentavo la sregolatezza, abbiamo sconfitto le vecchie logiche”
“Ci siamo trovati a cercare una via di fuga dalla politica, anche dalla sinistra che non sa più incrociare la vita e le speranze. Alla sinistra manca un linguaggio e una rete più seducenti della destra. Da qui, dalla Puglia, dove io rappresentavo la sregolatezza, abbiamo sconfitto le vecchie logiche”.
Nichi Vendola, 52 anni, un passato giovanile nel Pci, poi tra i promotori di Rifondazione comunista nel 1991, da cui è uscito nel 2009, sceglie così di lanciare la sua candidatura alle primarie di un nuovo centrosinistra. E sa di poter contare su un consenso che può sfidare anche la candidatura di Pierluigi Bersani, segretario del Pd. A creare la sua immagine di personaggio che non si piega ai voleri dei partiti e ai diktat dei suoi dirigenti ha di certo contributo la metodologia della sua rielezione a governatore della Puglia, dove ha un forte radicamento elettorale: no all’invito a ritirarsi che gli aveva fatto Massimo D’Alema, ma limpida competizione nelle primarie del centrosinistra che poi ha vinto.
Vendola ha lanciato la sua candidatura da Bari dove, presso il Villaggio turistico Baia San Giorgio, si sono svolti gli Stati generali delle Fabbriche di Nichi (338 in Italia e 16 all’estero). Si tratta di luoghi aggregativi che guardano al governatore della Puglia come al leader di una nuova sinistra ma che intanto provano a mettere in campo proposte e pratiche politiche innovative. Sono qualcosa di più di ciò che raccoglie il movimento di Sinistra ecologia e libertà, di cui Vendola è bandiera finanche nel simbolo, intenzionato per ora a non trasformarsi in partito. “Noi parliamo il linguaggio della cooperazione contro quello della competizione e del rancore che piace alla destra”, insiste nel suo discorso di apertura. Vendola, lo ribadisce, vuole usare il metodo democratico delle primarie anche a livello nazionale, dopo averlo usato in Puglia. Se la situazione politica dovesse precipitare verso la crisi di governo ed elezioni anticipate, sarà in prima fila.
Per la discussione di questa tre giorni delle Fabbriche di Vendola, si è scelto uno slogan a effetto: “Eyajafjallajokull, Eruzioni di buona politica”. La parola impronunciabile è islandese e si riferisce al nome del vulcano della piccola isola nordica che con le sue eruzioni dei mesi scorsi paralizzò per alcuni giorni il traffico aereo europeo, metafora – come dicono gli organizzatori di questo appuntamento barese – della “politica che si risveglia”. Aggiunge il presidente della Regione Puglia: “Eyjafjallajökull ci ha scompaginato l’esistenza, è il segno che dobbiamo ripensare la nostra economia, il nostro modo di essere e di vivere, altrimenti andiamo incontro al disastro”.
Vendola ha chiarito le sue intenzioni politiche anche in due interviste che hanno preceduto gli Stati generali di Bari. Su “Il fatto” ha ribadito a proposito di primarie: “Si sono rivelate il metodo migliore per avvicinare il nostro popolo alla sinistra… Non sono mai stato percepito come il leader di una estremità, ma come il punto di sintesi tra il bisogno di diritti dei settori marginali della società e gli interessi dei ceti produttivi più forti”. Quindi il governatore della Puglia punta in alto nella leadership di un centrosinistra che va ricostruito. Su “il manifesto” ha spiegato invece di voler “provare con le fabbriche a creare un sistema industriale di produzione di buona politica”, aggiungendo: “Non ho influenzato neanche per un secondo la costruzione del programma di questi Stati generali. Che è la raccolta di tutte le esperienze fatte e la possibilità di immaginare un loro sviluppo”.
Gli Italiani
Nichi Vendola, 52 anni, un passato giovanile nel Pci, poi tra i promotori di Rifondazione comunista nel 1991, da cui è uscito nel 2009, sceglie così di lanciare la sua candidatura alle primarie di un nuovo centrosinistra. E sa di poter contare su un consenso che può sfidare anche la candidatura di Pierluigi Bersani, segretario del Pd. A creare la sua immagine di personaggio che non si piega ai voleri dei partiti e ai diktat dei suoi dirigenti ha di certo contributo la metodologia della sua rielezione a governatore della Puglia, dove ha un forte radicamento elettorale: no all’invito a ritirarsi che gli aveva fatto Massimo D’Alema, ma limpida competizione nelle primarie del centrosinistra che poi ha vinto.
Vendola ha lanciato la sua candidatura da Bari dove, presso il Villaggio turistico Baia San Giorgio, si sono svolti gli Stati generali delle Fabbriche di Nichi (338 in Italia e 16 all’estero). Si tratta di luoghi aggregativi che guardano al governatore della Puglia come al leader di una nuova sinistra ma che intanto provano a mettere in campo proposte e pratiche politiche innovative. Sono qualcosa di più di ciò che raccoglie il movimento di Sinistra ecologia e libertà, di cui Vendola è bandiera finanche nel simbolo, intenzionato per ora a non trasformarsi in partito. “Noi parliamo il linguaggio della cooperazione contro quello della competizione e del rancore che piace alla destra”, insiste nel suo discorso di apertura. Vendola, lo ribadisce, vuole usare il metodo democratico delle primarie anche a livello nazionale, dopo averlo usato in Puglia. Se la situazione politica dovesse precipitare verso la crisi di governo ed elezioni anticipate, sarà in prima fila.
Vendola ha chiarito le sue intenzioni politiche anche in due interviste che hanno preceduto gli Stati generali di Bari. Su “Il fatto” ha ribadito a proposito di primarie: “Si sono rivelate il metodo migliore per avvicinare il nostro popolo alla sinistra… Non sono mai stato percepito come il leader di una estremità, ma come il punto di sintesi tra il bisogno di diritti dei settori marginali della società e gli interessi dei ceti produttivi più forti”. Quindi il governatore della Puglia punta in alto nella leadership di un centrosinistra che va ricostruito. Su “il manifesto” ha spiegato invece di voler “provare con le fabbriche a creare un sistema industriale di produzione di buona politica”, aggiungendo: “Non ho influenzato neanche per un secondo la costruzione del programma di questi Stati generali. Che è la raccolta di tutte le esperienze fatte e la possibilità di immaginare un loro sviluppo”.
Gli Italiani
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18/07/2010 15:30














