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Ddl intercettazioni, l’ora della verità

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Settimana cruciale per il disegno di legge. I finiani cercano di ottenere la convergenza di tutto il Pdl sulle proprie proposte di correzione al testo del ddl e di evitare che il provvedimento venga approvato con un ennesimo voto di fiducia

di Aldo Garzia

foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Cristini)
Settimana cruciale per la maggioranza e il governo. E continua ad essere al centro del dibattito politico il ddl intercettazioni. In Commissione giustizia di Montecitorio, dove il confronto riprende domani, sono stati depositati 6 emendamenti a nome della maggioranza (sono quelli che vengono incontro alle osservazioni critiche del presidente Giorgio Napolitano) e 5 di Giulia Bongiorno, che quella stessa Commissione presiede ed è finiana di stretta osservanza. La discussione dovrebbe passare all’Aula il 29 luglio. I finiani hanno intanto detto no alla mano tesa di Dario Franceschini, capogruppo del Pd a Montecitorio, che aveva dichiarato la disponibilità a votare i loro emendamenti.

I finiani stanno cercando di ottenere la convergenza di tutto il Pdl sulle proprie proposte di correzione al testo del ddl e di evitare che il provvedimento venga approvato con un ennesimo voto di fiducia prima della pausa estiva. L’ultima parola spetta a Silvio Berlusconi, indeciso se convocare una manifestazione a sostegno del ddl e del governo o favorire il dialogo con i finiani evitando la richiesta del voto di fiducia sul provvedimento.

Un orientamento definitivo potrebbe scaturire dall’incontro tra il guardasigilli Angelino Alfano e la presidente della Commissione giustizia della Camera Giulia Buongiorno che potrebbe tenersi in giornata. In questa occasione si capirà se gli emendamenti possono essere unificati e fatti proprio dal governo.

Quanto alle tensioni nella maggioranza sulla prospettiva di un eventuale “governo di larghe intese”, sono positivi gli echi all’intervista rilasciata ieri dal ministro Giulio Tremonti a “Repubblica” nella quale il ministro dell’Economia, escludendo la propria candidatura a guidare altre maggioranze, ha precisato: “Il governo Berlusconi è forte, e non esistono alternative credibili. Né governi tecnici, né larghe intese. Sono fuori dalla storia e l’Europa non lo approverebbe”.

A preoccupare il governo c’è però lo sviluppo dell’inchiesta giudiziaria sulla cosiddetta P3. Potrebbero essere convocati dai giudici nei prossimi giorni alcune personalità che compaiono nelle carte processuali e nelle intercettazioni telefoniche: il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, l’ex presidente della corte di cassazione Vincenzo Carbone, il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, l’ex presidente della corte di appello di Milano Alfonso Marra, il capo dell’ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller e l’ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone. I giudici chiederanno anche alla Camera l’autorizzazione a procedere nei confronti di Nicola Casentino, ex sottosegretario all’Economia, per potergli contestare il contenuto di alcune intercettazioni.

Sul tema della presunta P3, nella sua intervista, Tremonti ha dichiarato: “Non si tratta solo di una mela marcia, è venuta fuori una cassetta di mele marce. L’albero e il frutteto non sono marci”. Secondo l’opinione del ministro, la questione morale riguarda sia il centrodestra sia il centrosinistra.

Sul fronte dell’opposizione, a far discutere è l’annuncio ufficiale della candidatura di Nichi Vendola alle primarie del centrosinistra. “Io mi candido a ricostruire il cantiere dell’alternativa. Sono candidato a sparigliare i giochi del centrosinistra, se il centrosinistra si presenta con una vecchia liturgia”, ha detto il governatore della Puglia chiudendo ieri a Bari la tre giorni degli Stati generali delle “Fabbriche di Nichi”. “L’obiettivo è vincere – ha aggiunto Vendola – e la prima regola per vincere è che questo verbo non venga coniugato in un luogo separato rendendo quella vittoria un obiettivo insignificante fuori del Palazzo”.

La scelta di Vendola dovrebbe obbligare il Pd a fare chiarezza sui candidati e le metodologie delle primarie. Lo statuto del partito prevede che il segretario Pierluigi Bersani sia automaticamente candidato a premier della coalizione del centrosinistra, ma se le primarie riguarderanno la coalizione non si può mettere un argine al numero dei candidati.

Ieri intanto le reazioni all’annuncio di Vendola sono state tiepide da parte del Pd che ha teso a minimizzare il problema. Il governatore della Puglia, secondo alcuni dati che circolano nello stesso Pd, può però contare su un largo consenso tra gli elettori del centrosinistra che sono coloro che partecipano alle primarie di coalizione.

Gli Italiani 


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TAGS ddl intercettazioni

19/07/2010 16:09

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