Il Senato americano approva la riforma della finanza
Dopo il via libera della Camera, passaggio positivo anche nell’altro ramo del Parlamento. Manca solo la firma di Obama, che commenta: “Questa riforma protegge i consumatori e mette fine a oscuri maneggi”
Il Senato americano ha votato la riforma del sistema finanziario. La legge, già passata alla Camera, è stata approvata il 15 luglio con 60 voti favorevoli e 39 contrari, con 3 repubblicani che hanno dato il loro appoggio. Ora manca solo la firma del presidende Barack Obama, prevista entro una settimana. “Questa riforma - ha dichiarato Obama - protegge i consumatori e mette fine agli oscuri maneggi”.
Il riassetto del settore finanziario circoscrive e prende di mira le attività più a rischio condotte dalle banche, ma non separa drasticamente le attività al dettaglio come chiedevano molti democratici. Il testo è il frutto di settimane di negoziati dalle quali è emerso un accordo sulla regolamentazione dello scambio dei derivati e sui limiti di capitale proprio investibile dalle banche. Queste ultime saranno chiamate a scorporare alcune attività che effettuano trading di derivati. Arrivano grossi limiti, inoltre, alla facoltà di investire in hedge-fund e fondi di private equity. Il “proprietary trading” sarà sottoposto a restrizioni che ridurranno la possibilità, per le banche, di usare i depositi assicurati da fondi federali per la compravendita di asset a loro vantaggio. Le attività dei derivati saranno “traslocate” in newco separate dalle banche che potranno, nel caso, fallire senza coinvolgere gli istituti di credito.
La legge istituisce il Consumer Financial Protection Bureau: è il nuovo organismo a tutela dei consumatori che potrà stabilire e far applicare nuove regole per mutui ed altri prestiti. L’obiettivo è di impedire quel Far West sui prodotti finanziari (mutui, prestiti, carte di credito) scatenatosi ai danni dei cittadini nella fase più acuta della crisi esplosa nel 2008.
Altrettanto ambiziosa, e importante, la norma ribattezzata “Too big to fail” (troppo grande per fallire): in futuro il governo potrà assumere il controllo di (e liquidare correttamente) grandi società in crisi senza dover stanziare misure di salvataggio onerose per i contribuenti come il bail out da 200 miliardi di dollari varato per Aig. Il nuovo meccanismo, coordinato tra Federal Deposit Insurance Corp (Fdic), Tesoro e Fed, dovrebbe scongiurare anche tragedie opposte, come il fallimento della Lehman Brothers, consentendo interventi tempestivi come la rimozione del management e la ricapitalizzazione di società sull’orlo della bancarotta.
Quanto ai rischi del sistema finanziario globale, la legge stabilisce la creazione di un nuovo organismo di controllo, il Financial Stability Oversight Council, che dovrà mettere a punto un “early warning system” in grado di far scattare l’allarme su rischi di sistema alle porte.