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I tre licenziati di Melfi
“Accuse false”

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Arriva la lettera di licenziamento anche per i due delegati di fabbrica della Fiom. Gli operai non lasciano il tetto di Porta Venosina all’ingresso della città del Vulture. L’accusa dell’azienda è di avere bloccato un carrello dentro la fabbrica

di A.F.

Provati, stanchi, ma non hanno intenzione di mollare Antonio La Morte, Giovanni Barozzino e Marco Pignatelli, i tre operai della Fiat Sata di Melfi, saliti 48 ore fa, sul tetto di Porta Venosina, all’ingresso della cittadina del Vulture, in Basilicata. Dopo il licenziamento di Pignatelli, oggi (15 luglio) è arrivata la lettera di licenziamento anche per i due delegati di fabbrica della Fiom. I tre erano stati sospesi, subito dopo uno sciopero, proclamato unitariamente dai sindacati contro l’aumento dei carichi di lavoro in presenza della cassa integrazione, nella notte tra il 6 e il 7 luglio.

L’accusa rivolta dell’azienda è di avere bloccato un carrello che trasporta componenti all’interno della fabbrica. Nella lettera di licenziamento si parla addirittura di “illiceità” del comportamento avuto dai tre durante il corteo interno. Il sindacato intanto ha impugnato il provvedimento per comportamento antisindacale. Quella del Lingotto, spiega Antonio La Morte, delegato di fabbrica della Fiom raggiunto telefonicamente questo pomeriggio, “è un’accusa completamente falsa. Dopo il flop del referendum di Pomigliano - aggiunge - l’azienda vuole colpire il diritto allo sciopero dei lavoratori, licenziandoci”.

I tre sono da 48 ore in condizioni difficili, senza la possibilità di usare il bagno. Sono i colleghi della Sata a rifornire di acqua e di cibo i tre operai, che aspettano lo sciopero di 8 ore dello stabilimento e la manifestazione di domani che si concluderà proprio sotto la Porta Venosina.



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15/07/2010 18:44

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