“I dati forniti oggi (13 luglio) dall’Istat sull’economia sommersa consegnano all’agricoltura il triste primato di settore produttivo con il più alto tasso di incidenza del lavoro nero ed irregolare. L’agricoltura si conferma essere, quindi, una terra di nessuno, dove in moltissimi casi si riesce a fare impresa senza rispettare le regole, nell’illegalità e sfruttando i lavoratori". Lo dice la segretaria generale della Flai Cgil, Stefania Crogi.
Dai fatti di Rosarno ad oggi, quindi - aggiunge -, non solo non è stata fatta una vera azione di contrasto al lavoro nero e al caporalato ma questi fenomeni sono in aumento e cominciano ad essere segnalati anche in regioni d’Italia finora avulse a queste dinamiche come l’Emilia-Romagna, il Veneto, la Lombardia, la Toscana e l’Abruzzo. Registriamo, inoltre, con grande preoccupazione la crescita della presenza di organizzazioni malavitose di stampo mafioso che, tra le altre cose, gestiscono direttamente la manodopera da mandare nei campi ad essere sfruttata".
"Per tutte queste ragioni non è più rinviabile la definizione di un piano straordinario di contrasto al lavoro nero in agricoltura e ci appelliamo a tutte le forze politiche affinché si adoperino quanto prima a stroncare questa piaga”.