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Crisi: Cnel, in Italia ripresa più lenta che nel resto dell'Ue

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Per uscire dalla crisi non servono "provvedimenti di rilancio dell'economia che si traducano in forme di incentivazione indifferenziata per le imprese e i settori", dal momento che "emerge chiaramente che la crisi ha colpito in modo selettivo imprese e territori". Ad affermarlo nel rapporto "Innovazione nella crisi economica. Strategie e fabbisogni di politiche di aree montane italiane", è il Cnel che formula una serie di raccomandazione "su come impostare le linee di policy".

Quello che invece serve secondo il Cnel
è "puntare sul sostegno alla progettazione al livello locale" individuando "tematiche prioritarie sulle quali concentrare gli investimenti pubblici" capaci di attivare occupazione e turismo sostenibile, inclusione sociale, energie rinnovabili e produzioni alimentari di qualità. Alla luce di queste considerazioni si può intervenire moficando "i bandi regionali in attuazione dei POR FESR e FSE 2007-2013 e dei Piani di Sviluppo Rurale 2007-2013" e creando un "sistema di monitoraggio degli effetti della crisi anche a livello regionale" con il supporto di enti locali, sindacati e organizzazioni di categoria.

Nello stesso documento
Il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro ricorda come la crisi ha causato una caduta del Pil del 5% e la perdita di oltre mezzo milione di posti di lavoro. "Ma ciò che è più grave non viene da fenomeni già archiviati, bensì dall'immediato futuro: tutte le stime indicano che nel nostro Paese la ripresa sarà più lenta che nel resto dell'Ue", e a soffrire di più saranno le aree già deboli e carenti di infrastrutture, come quelle montane".

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TAGS crisi cnel

08/07/2010 11:30

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