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Fiat Pomigliano. Marchionne tace, o no?

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A due settimane dal referendum, la situazione è ancora la stessa. Da Auburn Hills, nel Michigan, Marchionne è tornato a Torino. La Fiom gli chiede una “prova di saggezza”. “Non si producono 280mila vetture senza il consenso dei lavoratori”

di Fernando Liuzzi

 (immagini di internet)
“È alla Fiat che tocca la prossima mossa”. Parola di Maurizio Landini. È la mattina di lunedì 5 luglio, e il sole picchia come un fabbro sul selciato di piazza Montecitorio.

Oggi è il giorno in cui la Fiom consegna alla Camera le oltre 100mila firme raccolte, a partire dal 23 marzo, in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare sulla democrazia sindacale ideata dalla Fiom. Una proposta strutturata su 5 articoli e recante “Regole democratiche sulle rappresentanze sindacali nei luoghi di lavoro, la rappresentatività delle organizzazioni sindacali e il referendum per l’efficacia dei contratti collettivi di lavoro”.

In pratica, si tratta di una proposta di legge volta a portare regole chiare in quell’ampia zona grigia delle relazioni industriali, la cui oscura complessità viene da anni ripetutamente segnalata dalle cronache sindacali. Ultimo clamoroso esempio, il referendum sull’accordo separato relativo al futuro della Fiat auto di Pomigliano d’Arco, giudicato illegittimo dalla stessa Fiom.

Inevitabile che le domande dei cronisti vertano più su questa vicenda che non sulle relazioni fra Costituzione, leggi e sentenze che si intrecciano attorno all’interrogativo “Chi rappresenta chi?” in materia di contrattazione collettiva.

A due settimane da quel referendum, la situazione è ancora la stessa, spiega Landini. “La Fiat – argomenta tranquillo – ha imposto ai sindacati che hanno accettato questa scelta di fare un accordo separato. Poi, smentendo in qualche modo questa stessa scelta, ha voluto che l’accordo venisse sottoposto al voto dei lavoratori, chiedendo un plebiscito. Ha avuto il referendum, ma non il plebiscito. E adesso tace, da due settimane. È venuto il momento che ci dica che cosa intende fare”.

“Per parte nostra – prosegue Landini – abbiamo una posizione chiara. Diciamo alla Fiat che, a nostro avviso, darebbe prova di saggezza se aprisse una trattativa nel rispetto del contratto e della Costituzione, volta a risolvere i problemi evidenziati dal voto. Per produrre 280mila autovetture all’anno in una grande fabbrica, come ha dichiarato di voler fare a Pomigliano, il consenso dei lavoratori è uno dei principali fattori produttivi. Se la Fiat farà questa ragionevole scelta, noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

Il 23 giugno, cioè il giorno dopo l’atipico referendum di Pomigliano, la Fiat ha emesso uno scarno comunicato in cui si afferma che l’azienda “lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo” per la realizzazione di “progetti futuri”, non meglio definiti. Dopo di che Marchionne è volato a Auburn Hills, nel Michigan, ove ha sede il quartier generale della Chrysler e da dove è già rientrato a Torino.

Al “Wall Street Journal” ha dichiarato che la Uaw, il sindacato Usa dell’auto, ha capito che l’azienda deve essere “la più competitiva”. Ok. Ma chi gli dice che la Fiom non sia da sempre sensibile ai problemi di competitività delle aziende attive in Italia?

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TAGS fiat pomigliano fiat fiom

07/07/2010 17:59

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