In due lettere a Frattini e Maroni, il commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa ha chiesto al governo italiano di fare chiarezza sulla sorte di 250 eritrei detenuti in Libia
Fare chiarezza sulla sorte di 250 eritrei detenuti in Libia: è quanto chiede il commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, che ha reclamato per questo scopo aiuto al governo italiano. Con due lettere inviate lo scorso 2 luglio al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, e al Ministro degli Interni, Roberto Maroni - il cui testo è stato reso noto solo oggi - Hammarberg ha pregato il governo italiano di "collaborare al fine di chiarire con urgenza la situazione con il governo libico".
A raccontare nel dettaglio la vicenda è stata ieri la Cgil di Brescia in una nota: "Nei giorni scorsi un messaggio di aiuto è arrivato dalle celle del centro di detenzione di Brak, 80 chilometri da Sebah, nel Sud della Libia, dove dal 30 giugno scorso si trovano oltre 200 eritrei deportati dal centro di detenzione per migranti di Misratah nel quale sono rimasti una cinquantina di loro compagni di sventura, tra cui 13 donne e 7 bambini. I profughi riferiscono di percosse e violenze, ci sono trenta feriti gravi, la stessa acqua viene loro negata. Alcuni hanno tentato il suicidio per disperazione".
"Tra quei 245 segregati in un lager - si legge ancora nella nota del sindacato - ci sono anche una parte degli eritrei respinti dalla Marina militare italiana nell'estate 2009. Intercettati sulla rotta di Lampedusa. Nei giorni scorsi le autorità di Tripoli hanno troncato senza spiegazioni l'attività dell'agenzia dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati".
Il gruppo era stato deportato su tre camion container come 'punizione' a seguito di una rivolta scoppiata il giorno prima fra i detenuti che non hanno voluto dare le proprie generalità a diplomatici del loro Paese per paura di essere soggetti a un rimpatrio forzato. Secondo i numerosi rapporti ricevuti dal Commissario Hammarberg prima del trasferimento degli eritrei da un campo di detenzione all'altro, “il gruppo sarebbe stato sottoposto a maltrattamenti da parte della polizia libica, e molte delle persone detenute sarebbero rimaste gravemente ferite”.
Sempre in base ai rapporti ricevuti - scrive Hammarberg nella lettera a Frattini e Maroni - tra i migranti, che rischierebbero ora l'espulsione verso l'Eritrea o il Sudan, vi sarebbero anche dei richiedenti asilo, e il gruppo includerebbe anche persone che sono state ricondotte in Libia dopo essere state intercettate in mare mentre cercavano di raggiungere l'Italia.
“Data la recente decisione delle autorità libiche di porre fine alle attività dell'Unhcr nel Paese, è divenuto estremamente difficile avere conferme sull'accuratezza di questi rapporti”, scrive il commissario che, vista la “serietà delle accuse”, domanda all'Italia di collaborare al fine di “chiarire con urgenza la situazione con il governo libico”.