I dati della ong Press Emblem Campaign: il paese più a rischio è il Messico, dove nei primi sei mesi dell'anno sono rimasti uccisi nove giornalisti. Seguono l'Honduras, con 8 vittime, il Pakistan con 6, la Nigeria con 4 e le Filippine con 4
Nel 2010 sono stati uccisi 59 giornalisti nel mondo durante l'esercizio delle loro funzioni. Lo riferisce oggi (5 luglio) l'organizzazione non governativa Press Emblem Campaign, che ha registrato un aumento rispetto allo scorso anno delle morti per l'informazione, pari a 53 nello stesso periodo del 2009. Il paese più pericoloso in assoluto per chi si occupa di informazione è risultato il Messico, dove nei primi sei mesi dell'anno sono rimasti uccisi nove giornalisti. Segue l'Honduras, con 8 vittime, il Pakistan con 6, la Nigeria con 4 e le Filippine con 4.
Tre giornalisti sono stati poi uccisi in Russia e in Colombia, due in Iraq, Nepal, Thailandia e Venezuela. Mentre una sola vittima si registra in Afghanistan, Angola, Bangladesh, Brasile, Bulgaria, Camerun, Cipro, Ecuador, Israele, Repubblica democratica del Congo, Ruanda, Turchia, Somalia e Yemen. "I governi e la comunità internazionale - così Blaise Lempen, segretario generale della ong - devono agire con fermezza per porre fine a queste uccisioni e portare i responsabili davanti alla giustizia". Nel 2009 il numero delle vittime del mestiere è stato nel mondo di 122 persone, nel 2008 i morti erano 91.