Sono quelli che i paesi più ricchi stanno conducendo nell’attuale scenario economico. L’analisi del New York Times. “In un mondo ideale si cercherebbe di pareggiare i conti tra tagli e tasse. Ma nessuno finora ha capito, politicamente, come farlo”
di Scalo internazionale
Esperimenti pericolosi. Sono quelli che stanno conducendo i paesi più ricchi nell’attuale scenario economico. L’analisi è quella proposta dall’editorialista David Leonhardt sulle pagine del quotidiano statunitense New York Times.
I governi – spiega il giornalista – “stanno replicando la politica economica degli anni Trenta, iniziando da un lato a tagliare la spesa e alzare le tasse prima di essersi assicurati la ripresa economica e dall’altro sperando che la situazione odierna sia abbastanza diversa da produrre risultati differenti.”
La scommessa dei governi è sul settore privato, ma se questa lettura fosse sbagliata il rischio sarebbe un nuovo circolo vizioso fatto di tagli, austerità e recessione. Di fatto per ora è difficile fare previsioni. Tuttavia, secondo il giornale della Grande Mela, è più discutibile essere ottimisti oggi rispetto a uno o due mesi fa. La ripresa economica è stentata. E’ vero che le aziende americane hanno aumentato salari e le ore lavorate ma non sono tornate ad assumere personale. Così anche la fiducia dei consumatori – stando alle ultime stime disponibili - è crollata. Contemporaneamente il governo si prepara a ritirare i programmi di stimolo – il che equivale a tagliare mentre il senato si è finora rifiutato di approvare una legge che avrebbe esteso l’assegno di disoccupazione. I confronti con la fine degli anni ’30 non sono rassicuranti.
Eppure quasi tutti i paesi, quelli europei in particolare, stanno adottando misure di austerità. Leonhardt si chiede perché. Alcuni paesi – la Grecia – non hanno scelta. Altri sono preoccupati – come la Spagna o la Gran Bretagna. Altri ancora – e qui il giornalista contempla anche gli Stati Uniti – sono riluttanti perché in realtà è facile confondersi di questi tempi e scambiare le proprie condizioni (cattive) con la propria direzione (migliore). “In un mondo ideale – conclude l’articolo del New York Times – si cercherebbe di pareggiare i conti tra tagli e tasse di breve e lungo termine. Ma nessuno finora ha capito, politicamente, come farlo.”