Rubriche

Blog

Il PuntoRassegnadosFuori classeRoba da mattiSull'asfaltoCinePressaRendiamoci ContoRadio cracNote a margineChe senso che faUomini e CittàA tutta rete

Multimedia

Speciali



In Parlamento

Manovra: è già scontro al Senato

   Print  

La Commissione affari costituzionali di Palazzo Madama ha esaminato in sede consultiva la manovra di finanza pubblica. Sì alle proposte del relatore, respinte quelle dell'opposizione. Intanto alla Camera si discute di funzione pubblica internazionale

di Valerio Strinati

senato
La Commissione affari costituzionali del Senato esamina la manovra di finanza pubblica

Nelle sedute di martedì 15, mercoledì 16 e giovedì 17 giugno, la Commissione affari costituzionali ha esaminato in sede consultiva, per il parere alla Commissione bilancio, il disegno di legge n. 2228, di conversione del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica.

Nel dare conto delle materie di competenza della Commissione, il relatore Boscetto (Pdl) si è soffermato, tra l'altro, sulle norme riguardanti il pubblico impiego, rilevando come la prevista decurtazione in termini percentuali delle remunerazioni di lavoro al di sopra di una certa soglia potrebbe dar luogo a una violazione di vincoli contrattuali e del principio di proporzionalità della retribuzione di cui all'articolo 36 della Costituzione, mentre l'intervento sulle remunerazioni erogate a vario titolo dagli enti pubblici locali, comportando la gratuità delle prestazioni (per esempio, la decurtazione dei gettoni di presenza) potrebbe violare il divieto di imporre prestazione personali o patrimoniali, di cui all'articolo 23 della Costituzione.

Per il Gruppo del Partito Democratico sono intervenuti i senatori Bianco, Bastico, De Sena, Incostante, Adamo e Sanna: gli intervenuti, nel confermare la piena consapevolezza circa la necessità di un intervento urgente per riequilibrare i saldi della finanza pubblica, hanno al tempo stesso rappresentato l'esigenza di un riequilibrio del peso della manovra, che, nella sua versione originaria, si limita a una riduzione del deficit – seguendo un approccio centralistico, in contrasto con i principi del federalismo fiscale - senza contemplare politiche di impulso all'economia, diversamente da altri Paesi, come ad esempio la Germania, che, accanto alla riduzione delle spese e all'aumento delle entrate, hanno introdotto rilevanti misure di incentivo, con particolare riguardo alla ricerca e al sistema dell'istruzione.

In particolare è stato rilevato come i tagli alla spesa gravino in misura eccessiva sulle Regioni e sugli enti locali, riducendo i trasferimenti e comportando pertanto una revisione del patto di stabilità interno; tali misure, e le connesse sanzioni, produrranno inoltre effetti negativi sul livello dei servizi offerti ai cittadini, come pure sulla pressione fiscale, determinando oltretutto un ostacolo allo sviluppo dei territori. In particolare, gli intervenuti hanno criticato la disposizione riguardante l'annullamento degli atti adottati dalle regioni che abbiano certificato il mancato rispetto del patto di stabilità, con la conseguente revoca di diritto delle diverse tipologie di contratti stipulati dalla regione stessa, senza la previsione di alcuna forma di indennizzo per il lavoratore, e con una palese compressione dell’autonomia costituzionalmente garantita alle regioni.

Sul complesso di tale materia, inoltre, è stato richiamato il documento approvato all'unanimità dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province autonome, che ha eccepito la costituzionalità di alcune disposizioni del decreto all’esame. I senatori del Pd hanno inoltre sostenuto la necessità di correggere le disposizioni che incidono sulla remunerazione del lavoro pubblico: su questo ultimo aspetto, l’assenza di interventi strutturali relativi al finanziamento della pubblica amministrazione segnano il fallimento della riforma voluta dal ministro Brunetta, ispirata, fra l'altro, al principio della premialità, palesemente contraddetto dalle misure introdotte con la manovra, che si limitano a un taglio lineare per tutte le amministrazioni e al blocco delle retribuzioni dei dipendenti pubblici. Il personale della scuola, rispetto ai restanti comparti del pubblico impiego, subisce inoltre le maggiori penalizzazioni: infatti, oltre al blocco degli scatti di anzianità e alle norme relative alla corresponsione del trattamento di fine rapporto, viene meno la quota di risparmio che in passato era stata destinata alla premialità e che oggi viene assorbita dal rimborso dei debiti dello Stato nei confronti dell'autonomia scolastica. Si tratta di un aggravio che si aggiunge ai tagli operati in precedenza e che hanno colpito soprattutto il personale precario della scuola; una penalizzazione assai più pesante della decurtazione percentuale prevista per le retribuzioni che superano una certa soglia.

Gli intervenuti si sono altresì espressi criticamente sulle disposizioni che complessivamente determinano una contrazione degli interventi a favore delle persone disabili: in particolare sull'elevazione del limite percentuale d'invalidità per accedere al beneficio economico dell'assegno mensile dell'invalidità civile, sulla fissazione di un tetto massimo agli insegnanti di sostegno (già censurato dalla Corte costituzionale in quanto si tratta di un servizio che soddisfa un diritto dei cittadini), e sulla previsione della responsabilità del danno erariale per i medici che certifichino indebitamente la necessità del sostegno scolastico.

Inoltre, è stato evidenziato come il blocco, senza possibilità di recupero, dei meccanismi di adeguamento retributivo per le forze di polizia e i vigili del fuoco, è suscettibile di produrre notevoli difficoltà di gestione dei servizi operativi in cui sono coinvolti tali soggetti, per i quali il trattamento economico è in ampia misura costituito proprio dagli emolumenti accessori. Sono altresì preoccupanti – secondo i senatori del Pd - i limiti previsti per l'assunzione di personale a tempo determinato negli sportelli unici per l'immigrazione e negli uffici immigrazione delle questure, con conseguenze di rilievo sulla funzionalità dei servizi connessi al settore dell'immigrazione.

Per il Gruppo del Popolo della libertà
, sono intervenuti il presidente Vizzini e i senatori Saltamartini e Pastore. Gli intervenuti hanno unanimemente richiamato la assoluta necessità della manovra economica, adottata al fine di porre l'Italia al riparo dai possibili effetti negativi della crisi economica internazionale, senza peraltro aumentare la pressione fiscale, come in passato, e senza mettere in discussione i diritti di quiescenza dei dipendenti pubblici. Si sono quindi soffermati sulla disposizione che postula il concorso al perseguimento degli obiettivi del provvedimento da parte della Presidenza della Repubblica, del Senato della Repubblica, della Camera dei deputati e della Corte costituzionale.

Tale disposizione appare rispettosa dell'autonomia riconosciuta a tali organi dalla Costituzione perché rimette alle rispettive, autonome deliberazioni la determinazione dell'entità delle riduzioni di spesa, da individuare secondo le modalità proprie di ciascun ordinamento e dispone direttamente - secondo la scansione temporale indicata - soltanto circa la destinazione dei conseguenti risparmi, comprensivi anche di quelli inerenti alle spese di natura amministrativa e per il personale. Analogamente, i riferimenti - contenuti nel decreto-legge - alle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione secondo il comma 3 dell'art. 1 della legge n. 196 del 2009 (che nel conseguente elenco dell'Istat comprende gli "organi costituzionali e di rilievo costituzionale"), vanno intesi, per la Presidenza della Repubblica, le Camere del Parlamento e la Corte costituzionale, alla stregua dell'articolo 52, comma 4, della stessa legge n. 196, che a sua volta richiama "la sfera di autonomia costituzionalmente riconosciuta a tali organi".

Gli intervenuti hanno altresì sostenuto la conformità ai principi costituzionali di autonomia anche per le disposizioni che riducono, per le regioni, i trattamenti economici concernenti il Presidente, i componenti della Giunta e i membri del Consiglio, auspicando che anche le Regioni a statuto speciale e le Province autonome contribuiscano all'opera complessiva di riduzione delle spese pubbliche agendo sulle proprie.
Alcune perplessità sono state avanzate dal sen. Pastore circa la previsione, per gli amministratori locali, di un'indennità in sostituzione del gettone di presenza: a suo avviso, tale misura rischia di produrre effetti opposti a quelli desiderati, dal momento che in molte realtà locali la partecipazione ai lavori dei consigli e delle giunte è assai ridotta e pertanto il gettone di presenza assicura un notevole risparmio rispetto all'indennità fissa. Lo stesso sen. Pastore ha segnalato la necessità di coordinare la disciplina in materia di enti pubblici, sui compensi dei componenti e i titolari degli organi, nonché sulla riduzione del numero di componenti degli organi collegiali di tutti gli enti pubblici ,con la disciplina disposta dal decreto-legge n. 112 del 2008, all'articolo 26, che delinea il cosiddetto procedimento "taglia-enti", ed ha auspicato che l'istituzione di zone "a burocrazia zero" non sia circoscritta alle aree meridionali, ma sia accompagnata da una semplificazione dei procedimenti amministrativi su tutto il territorio nazionale, e che non vengano eliminate le agevolazioni economiche già previste a favore delle zone franche urbane.

Preoccupazione per le disposizioni della manovra economica che sottraggono risorse economiche destinate al riconoscimento della specificità del comparto delle forze di polizia e delle forze armate sono state espresse dal senatore Saltamartini, il quale , sui tagli alle risorse destinate agli enti locali, ha fatto presente che le amministrazioni virtuose, quelle cioè che hanno osservato con rigore le regole del Patto di stabilità interno, non dovrebbero essere penalizzate allo stesso modo di quelle che invece non hanno rispettato i limiti prescritti.

Per il Gruppo Italia dei Valori, il sen. Pardi ha osservato che la manovra economica risulta composta in gran parte da maggiori entrate e reca misure di carattere non strutturale, inidonee, a suo avviso, a fronteggiare, nel lungo periodo, la grave crisi in atto; tali sono, a suo avviso, i tagli lineari nelle spese dei ministeri e la riduzione dei trasferimenti degli enti locali. In particolare appaiono inique le norme sul pubblico impiego, con il blocco dei meccanismi di adeguamento retributivo per il personale non contrattualizzato e la rideterminazione delle risorse per i rinnovi contrattuali, così come appaiono deplorevoli e incongrue le misure di riduzione delle risorse previste per la scuola, già seriamente colpita, e per il settore della difesa e dell'ordine pubblico, a scapito della sicurezza dei cittadini, nonché per la giustizia, già gravemente afflitta da enormi difficoltà. Appare invece alquanto esigua l’effettiva portata delle gli interventi di riduzione dei costi degli apparati politici.Le misure di contenimento della spesa – ha proseguito il sen. Pardi – colpiscono anche i pensionati e i dipendenti che hanno maturato il diritto alla pensione, e al tempo stesso mortificano gravemente le aspettative dei giovani, in particolare sul versante dell’occupazione, tema su cui la manovra in discussione tace.

Le cospicue riduzioni di spesa
a danno delle regioni, con una contrazione notevole dei trasferimenti, rischiano di produrre effetti particolarmente negativi sull'efficienza dei servizi locali e sulla qualità delle erogazioni prestate ai cittadini, e le misure antievasione, pur apprezzabili, rischiano di risultare poco incisive rispetto al fenomeno elusivo che produce gravi danni all'erario. A tale proposito, il sen. Pardi ha rilevato che, contraddittoriamente, il Governo ha ridotto il finanziamento della missione n. 29, riguardante il finanziamento delle attività di contrasto all'evasione, del Ministero dell'economia.

Nel richiamare quanto affermato dal governatore della Banca d'Italia nella sua relazione annuale circa l'opportunità che la correzione dei conti pubblici sia accompagnata con il rilancio della crescita, il sen. Pardi ha riilevato che essa non è adeguatamente sostenuta dal Governo, come risulta dai dati per il biennio 2008-2009 riguardanti l’andamento in negativo del prodotto interno lordo, dei redditi, dei consumi e delle esportazioni: ne è derivato un incremento ulteriore della disoccupazione tra i giovani, un calo dei salari e un crollo delle nuove assunzioni, il che rende ancora meno tollerabile il costo dell'evasione fiscale e della corruzione.

Conclusa la discussione generale, il presidente Vizzini ha formulato alcune specifiche osservazioni sul provvedimento all’esame, a partire dall'art. 3, comma 3, del quale occorre valutare la congruità rispetto al generale regime di riduzione delle spese dell'apparato pubblico previste nel decreto. Appare infatti singolare, per la Banca d'Italia, una eccezione di tale natura e portata, considerando che le altre autorità indipendenti subiscono direttamente tagli alla spesa e, soprattutto, per gli organi costituzionali (Presidenza della Repubblica, Camere del Parlamento, Corte costituzionale) l'articolo 5 dispone direttamente sulla destinazione dei rispettivi risparmi di spesa, autonomamente deliberati.

Per l’art. 9, comme 2, occorre valutare la compatibilità costituzionale della disposizione, in riferimento agli articoli 3 e 53 della Costituzione. Il taglio degli emolumenti, infatti, si potrebbe configurare come una misura sostanzialmente tributaria, che pertanto dovrebbe essere applicata, in ragione della capacità contributiva di ciascuno, a tutti i percettori di reddito da lavoro dipendente, indipendentemente dalla qualificazione pubblica o privata del datore di lavoro. Analogamente, occorre valutare, secondo il Presidente, la compatibilità costituzionale della norma che consente di scegliere la normativa fiscale più favorevole tra quelle nazionali, nell'ambito dell'Unione europea. Da una parte si determinerebbe una possibile violazione dei princìpi della concorrenza, in quanto le imprese italiane sarebbero esposte alla concorrenza di altre aziende che potrebbero godere di un regime fiscale sostanzialmente più vantaggioso, sia per quanto riguarda la tassazione degli utili sia per quanto concerne il costo del lavoro. Inoltre, si potrebbe configurare una disparità di trattamento tra i lavoratori, dal momento che mentre quelli che lavorano per un'impresa italiana resterebbero sottoposti alle imposizioni tributarie della legge nazionale, quelli che lavorano per un'impresa esterna che ha scelto un regime di tassazione diverso potrebbero essere soggetti ad un regime più favorevole, con conseguente violazione dei princìpi costituzionali risultanti dal combinato disposto degli articoli 3 e 53 della Costituzione.

Il sottosegretario Giorgetti si è soffermato
sulle critiche, espresse in particolare dai senatori dell'opposizione, circa il carico di sacrifici che sarebbe imposto alle Regioni e agli enti locali, osservando che la riduzione dei trasferimenti, prevista nel decreto, è connessa alla revisione del patto di stabilità interno, oggetto di negoziato tra il Governo e le Regioni. Pur tenendo conto che i trasferimenti di funzioni già disposti necessitano di un adeguato finanziamento, le misure previste vanno considerate complessivamente eque - considerando che non vi è alcun incremento della pressione fiscale a carico dei cittadini - e tali da produrre effetti virtuosi nel medio termine, con un più oculato uso delle risorse disponibili, coerente con l’impostazione generale della legge sul federalismo fiscale, basato sull'autonomia impositiva dell'ente locale.

Per quel che riguarda le misure sulle retribuzioni del pubblico impiego, il rappresentante del Governo ha fatto presente che il lavoro pubblico negli ultimi anni ha beneficiato di una progressione economica più accentuata rispetto ai lavoratori del settore privato, i quali, peraltro, oltre a disporre di salari più bassi, sono soggetti a maggiori rischi occupazionali. Per tali ragioni il Governo ha ritenuto, proprio per ragioni perequative, di introdurre misure più incisive sul settore pubblico. Il relatore Boscetto ha quindi presentato una proposta di parere favorevole con osservazioni.

Il sen. Bianco ha dato conto di una proposta alternativa di parere presentata dai senatori del Partito Democratico. Intervenendo per dichiarazione di voto, ha ribadito le posizioni espresse dalla sua parte politica nel corso della discussione generale e ha annunciato che, ove le osservazioni contenute nella proposta di parere del relatore fossero formulate in forma di condizioni, i senatori del Partito Democratico sarebbero disponibili a votare a favore della proposta.

Il sen. Bodega (Lega) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere favorevole del relatore ed ha espresso l’auspicio che le misure contenute nel provvedimento favoriscano le Regioni più attente al rispetto dei vincoli di bilancio, inducendo le altre Regioni ad adottare comportamenti più virtuosi. Ha richiamato altresì l'esigenza di predisporre adeguati interventi a tutela del lavoro e delle imprese.

Il sen. Pardi (Idv) ha dichiarato il voto contrario del suo gruppo, ribadendo i rilievi critici formulati in discussione generale, in particolare circa il carattere profondamente iniquo delle misure fiscali contenute nel decreto, le quali colpiscono in modo incisivo proprio i redditi più bassi. Il sen. Malan (Pdl) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo alla proposta di parere favorevole formulata dal relatore. Dopo che il relatore Boscetto ha confermato la proposta di parere, la stessa, secondo una richiesta avanzata dal sen. Bianco, è stata messa ai voti limitatamente al suo dispositivo favorevole sul testo del decreto-legge. Accolta tale parte del parere, sono state messe ai voti le osservazioni sul testo, e sono risultate approvate le proposte del relatore. È risultata conseguentemente preclusa la proposta alternativa di parere del senatore Bianco ed altri.

Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati


Nella seduta di martedì 22 giugno è proseguito l’esame della proposta di legge n. 3241 (Pianetta) recante disposizioni concernenti la definizione della funzione pubblica internazionale e la tutela dei funzionari italiani dipendenti da organizzazioni internazionali.

Il presidente Moffa ha comunicato che sono pervenuti i pareri delle competenti Commissioni sulla proposta di legge in esame, e che, tra le altre, la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole con condizioni e osservazioni. Poiché nelle nelle precedenti sedute era stata prospettata l'attivazione delle procedure per il trasferimento in sede legislativa del provvedimento, ha informato la Commissione di avere predisposto,in qualità di relatore, talune proposte emendative agli artt. 2 e 5, finalizzate a recepire le condizioni che la V Commissione ha posto nel parere di competenza, ai fini del rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, nonché a dare seguito ad alcune delle osservazioni contenute nei pareri espressi.

Dopo che il sottosegretario Scotti ha espresso parere favorevole sugli emendamenti del relatore riferiti agli artt. 2 e 5, la Commissione ha approvato, con distinte votazioni, gli emendamenti medesimi. Il presidente Moffa si è quindi riservato di trasmettere alla Presidenza della Camera la richiesta di trasferimento alla sede legislativa del nuovo testo della proposta di legge n. 3241, come risultante dagli emendamenti approvati, una volta verificata l'eventuale sussistenza dei requisiti prescritti dal Regolamento. Ha quindi rinviato il seguito dell'esame ad altra seduta.

La Commissione ha quindi esaminato in sede consultiva (parere alla Commissione cultura) il disegno di legge n. 3552, di conversione del decreto-legge 30 aprile 2010, n. 64, recante disposizioni urgenti in materia di spettacolo e attività culturali, già approvato dal Senato.

La relatrice Pelino (Pdl)
ha preliminarmente ricordato che il provvedimento, ampiamente modificato dal Senato, si propone di riformare l'assetto degli enti lirico-sinfonici, da anni in condizioni di difficoltà economica, e di valorizzare le finalità sociali e il ruolo educativo verso i giovani delle Fondazioni, ridimensionando, al contempo, i deficit di bilancio accumulati soprattutto a causa di una crescita esponenziale della spesa per il personale.

Proprio a tal fine, vengono previsti interventi
in materia di contrattazione nazionale e integrativa, di turn-over, di rapporto di esclusività con le Fondazioni, partendo dalla considerazione del carattere a tutti gli effetti di diritto pubblico di tali soggetti.

Passando ad esaminare le norme rientranti nell'ambito di competenza della Commissione, la relatrice ha segnalato anzitutto l'art. 2, che prevede una specifica procedura per la stipula del contratto collettivo nazionale, in attesa della riforma organica del sistema di contrattazione collettiva riguardante i rapporti di lavoro alle dipendenze delle fondazioni lirico-sinfoniche (prevista all'art. 1 del decreto n. 64): nell'ambito di tale procedura, nella quale opereranno le rispettive organizzazioni di rappresentanza, appaiono particolarmente rilevanti i ruoli di controllo della Corte dei conti sull'accordo raggiunto - previo parere del Dipartimento della funzione pubblica e del Ministero dell'economia e delle finanze - e di consulenza dell'Aran.

L’art. 3 reca disposizioni in materia di personale dipendente
dalle fondazioni lirico-sinfoniche: al comma 1 si stabilisce il carattere di esclusività del rapporto di lavoro del personale delle predette fondazioni, rimettendo alla contrattazione collettiva nazionale la determinazione di modalità di svolgimento e di limiti del lavoro autonomo per prestazioni di alto valore artistico e professionale; si prevede, inoltre, che, nelle more della sottoscrizione del contratto collettivo nazionale, siano vietate tutte le prestazioni di lavoro autonomo rese da tale personale, a decorrere dal 1o gennaio 2011, ferma restando l'applicazione di talune disposizioni vigenti in materia di istruzione; il comma 2 stabilisce norme in materia di rapporti tra corpi artistici e fondazioni, mentre il comma 3 modifica il comma 5 dell'art. 3-ter del decreto-legge n. 7 del 2005, prevedendo una complessiva rinegoziazione delle clausole e degli istituti dei contratti integrativi aziendali stipulati in contrasto con i principi previsti da tale provvedimento, a decorrere dalla data di entrata in vigore del nuovo contratto collettivo nazionale, rimandando, altresì, ad un periodo successivo alla stipulazione di quest'ultimo, il rinnovo dei contratti aziendali in essere alla data di entrata in vigore del decreto in conversione(comma 3-bis); i commi 4 e 5 nel perseguire l'obiettivo della sostenibilità finanziaria della gestione delle fondazioni, stabiliscono, fino alla stipulazione del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro e dei contratti integrativi, una riduzione del 25 per cento del trattamento economico aggiuntivo, derivante dalla contrattazione integrativa aziendale, in godimento ai dipendenti delle fondazioni medesime (comma 4), nonché il divieto di procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, e di indire procedure concorsuali per tale scopo, fatta eccezione per talune professionalità artistiche indispensabili per l'attività produttiva, prevedendosi altresì limiti ai contratti a tempo determinato, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame; in ogni caso, è data alle fondazioni la possibilità di avvalersi, compatibilmente con i vincoli di bilancio, delle tipologie contrattuali e delle forme di organizzazione del lavoro disciplinate dal decreto legislativo n. 276 del 2003 (comma 5).

Il comma comma 5-bis consente l’assunzione di personale a tempo indeterminato e determinato per quelle fondazioni il cui bilancio risulti in equilibrio; il comma 6, confermando con una norma interpretativa l'applicazione anche per le fondazioni delle norme della legge n. 426 del 1977 (previste per il comparto dell'istruzione), vieta il rinnovo di quei rapporti di lavoro che comporterebberola trasformazione del contratto a tempo determinato in indeterminato, prevedendo altresì disposizioni in materia di missioni all'estero del personale in questione. Il comma 7 stabilisce che per i lavoratori dello spettacolo appartenenti alle categorie dei tersicorei e dei ballerini, l'età pensionabile è fissata per uomini e donne al compimento del quarantacinquesimo anno di età anagrafica, con l'applicazione di uno specifico coefficiente di trasformazione (per i lavoratori cui si applica integralmente il sistema contributivo o misto), in relazione all'età superiore. Si attribuisce inoltre la facoltà, per i due anni successivi alla data di entrata in vigore della disposizione, ai lavoratori assunti a tempo indeterminato che hanno raggiunto o superato l'età pensionabile, di esercitare opzione, rinnovabile annualmente, per restare in servizio, disciplinandosi, inoltre, le modalità di presentazione all'Enpals di tale istanza.

Il successivo comma 8 prevede la copertura finanziaria
per gli oneri recati dalla disposizione previdenziale precedente, mentre il comma 8-bis dispone una specifica deroga alle misure sopra indicate, in materia di assunzioni a tempo indeterminato e determinato (a favore della Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari), pur all'interno dello svolgimento di procedure ad evidenza pubblica e su preventiva autorizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali.

L’art. 7, inoltre disciplina il nuovo Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (Imaie), in relazione alla messa in liquidazione dell'Imaie precedentemente istituito: il nuovo Istituto è un'associazione avente personalità giuridica di diritto privato e svolge i compiti già attribuiti all'Istituto in liquidazione; ad esso è altresì trasferito, dalla data di costituzione, il personale di Imaie in liquidazione, per il quale si fa ricorso alle disposizioni dell'articolo 2112 del Codice civile sul mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d'azienda. In conclusione la relatrice ha preannunciato l'intenzione di proporre l'espressione di un parere favorevole.

Per il Gruppo del Partito Democratico, le deputate Mattesini, Madia e Schirru hanno espresso forti perplessità sul merito del provvedimento, poiché con esso si sottraggono alla contrattazione collettiva materie delicate - come quelle riguardanti il trattamento accessorio dei dipendenti - la cui determinazione andrebbe rimessa all'autonomia delle parti sociali. Sono altresì incongrue le disposizioni del provvedimento che, oltre a disciplinare una specifica procedura per la stipula del contratto nazionale riguardante il personale dipendente delle fondazioni lirico-sinfoniche, rimettono al Ministro per i beni e le attività culturali la gestione dell'intero settore delle Fondazioni lirico-sinfoniche e del rapporto di lavoro dell’intero personale, assoggettate ingiustamente ad un regime di diritto pubblico, in contrasto con la natura privatistica di detti enti che richiederebbe, a ragion veduta, l'applicazione delle norme del codice civile.

Ai commi 4, 5 e 6 dell'articolo 3, riguardanti il blocco del turn-over, peraltro molto selettivo e discrezionale, la riduzione del trattamento accessorio e il divieto di conversione dei contratti a tempo determinato, confermano la tendenza dell'Esecutivo a non tenere nella debita considerazione le esigenze dei lavoratori più svantaggiati. Tali misure, inoltre riducono al minimo le risorse umane per taluni enti per i quali si realizza un vero e proprio intervento discriminatorio, considerato il diverso trattamento previsto per altre Fondazioni.

Il deputato Cazzola (Pdl), nel segnalare alcune criticità del provvedimento in esame, ha osservato che la disposizione - relativa al regime previdenziale di tersicorei e ballerini - di cui all'articolo 3, comma 7, risulta piuttosto discutibile ed incoerente nella parte in cui si conferisce alle donne la facoltà di allungare l'attività professionale per soli due anni, mentre agli uomini è concesso un prolungamento di sette anni; è altresì poco congruo il riferimento che la stessa disposizione effettua in ordine ai coefficienti di trasformazione di cui alla legge n. 335 del 1995, poiché non risulta esistente - in tale legge - un coefficiente riferito ai 45 anni di età (essendo la prima età anagrafica considerata quella dei 57 anni). Con riferimento, poi, all'articolo 7-bis, che prevede di indire una festa nazionale per il 150o anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia, ha osservato che si dovrebbe decidere se si tratti di una occasione meramente celebrativa o se sarà una giornata di astensione dal lavoro.

Il deputato Fedriga (Lega)
ha proposto di inserire nel parere un esplicito rilievo riferito all'art. 7-bis, che consenta di escludere che dalla prevista festività derivino eventuali oneri finanziari per il mondo del lavoro.La relatrice Pelino ha quindi presentato una proposta di parere favorevole con osservazioni, che riproducono i rilievi formulati dai deputati Cazzola e Fedriga, nonché, con riferimento all'art. 2, un richiamo al fatto che le disposizioni contrattuali dovrebbero avere natura civilistica e non pubblica e - a tal fine - andrebbe previsto un riferimento al Ministro del lavoro e delle politiche sociali nella fase attuativa, come segnalato dai gruppi di opposizione. La deputata Mattesini, pur apprezzando lo sforzo compiuto dalla relatrice, di fornire una sintesi del dibattito, ha stigmatizzato il ricorso alla decretazione d'urgenza per disciplinare materie particolarmente delicate - rientranti peraltro nell'autonomia delle parti sociali - comprimendo oltremodo i tempi di esame del Parlamento, e, nel merito, ha ribadito la contrarietà ad un provvedimento che incrementa a dismisura le attribuzioni del Ministro per i beni e le attività culturali, su materie in gran parte rimesse alla contrattazione di secondo livello. Ha quindi preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere favorevole con osservazioni formulata dal relatore.

Il deputato Delfino (Udc) si è espresso in senso contrario rispetto all'impianto dirigista e centralizzatore del provvedimento in esame e ha manifestato forti perplessità sugli articoli 2 e 3, che, a suo avviso, tendono a sottrarre competenze alle parti sociali e autonomia alle Fondazioni lirico-sinfoniche. Ha poi preso atto negativamente del fatto che il Governo, in relazione a talune categorie di lavoratori, propenda per una differenziazione del trattamento pensionistico tra uomini e donne, contraddicendo le più recenti scelte assunte in materia sul versante dell'impiego pubblico. Dichiara, quindi, di non condividere le osservazioni riguardanti l'istituzione della festa nazionale per la celebrazione del 150o anniversario della proclamazione dell'Unità d'Italia, trattandosi, a suo avviso, di una ricorrenza una tantum non suscettibile di produrre conseguenze sul piano finanziario e lavorativo. Ha quindi preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla proposta della relatrice.

La Commissione ha quindi approvato la proposta
di parere favorevole con osservazioni formulata dalla relatrice. Nell'ambito dell'esame in sede consultiva (parere alla Commissione affari sociali) delle proposte di legge n. 1732 (Porcu) e 3224 (Pedoto) recanti disposizioni sulle associazioni di tutela delle persone disabili, la Commissione, preso atto, sulla base dell'esposizione introduttiva svolta dal relatore Fontana (Pdl), che la la proposta di legge C. 1732, assunta come testo base, anche nel testo risultante dagli emendamenti approvati dalla XII Commissione, interviene su una tematica di piena competenza della XI Commissione, ha deliberato - con il voto favorevole, a nome dei rispettivi gruppi politici, dei deputati Bobba (Pd) e Delfino (Udc) - di elevare conflitto di competenza, nei termini previsti dal Regolamento della Camera, nel senso di richiedere che le proposte di legge in esame siano nuovamente assegnate in sede referente alle Commissioni riunite XI e XII. Sono quindi state svolte le seguenti interrogazioni:5-02988 Bellanova: Erogazione di indennizzi di mobilità da parte dell'Inps nella regione Puglia e 5-03033 Codurelli: Contenzioso relativo al regime previdenziale degli spedizionieri doganali



Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS parlamento

30/06/2010 13:30

(ricerca avanzata)

Cerca su Rassegna.it con Google

  • bookmarks

  • segnala




Antispam: inserisci il risulato della somma.


Alcune immagini

senato