
Finanza
Obama può rallegrarsi, la riforma di Wall Street si avvicina
La Commissione Camera-Senato degli Usa ha trovato un accordo sulle restrizioni ad attività rischiose nel sistema finanziario. Obama: “La riforma responsabilizzerà Wall Street. E’ la più robusta dai tempi della Grande Depressione”
di Scalo internazionale
Un soddisfatto Barack Obama sbarca a Toronto, dove è prevista la due giorni del G20, con in tasca il biglietto da visita della riforma del sistema finanziario Usa, sulla quale Camera e Senato americani hanno raggiunto un accordo di armonizzazione che dovrebbe consentire il varo della legge entro i primi di luglio (l’amministrazione punta a firmarla entro il 4).
Seppure uscita da compromessi e ritocchi, e ancora passibile di interventi “ispirati” dalle lobby finanziarie, la riforma è la più “robusta dai tempi della Grande Depressione”, ha commentato lo stesso Obama, che in un momento di bassa popolarità potrebbe sfruttare questo provvedimento per recuperare consensi. La riforma, ha aggiunto Obama, “responsabilizzerà Wall Street e consentirà di prevenire un’altra crisi finanziaria come quella da cui stiamo appena riprendendoci”.
Dalle 21 ore di negoziati a porte chiuse nella Commissione Camera-Senato è uscito un testo che andrà al voto prima della Camera, la prossima settimana, e poi del Senato.
Il riassetto del settore finanziario circoscrive e prende di mira le attività più a rischio condotte dalle banche, ma non separa drasticamente le attività al dettaglio come chiedevano molti democratici.
Le banche dovranno cedere, o conferire a una società controllata, i loro desk che si occupano di trading sugli ‘swap’, e vedranno imporsi il divieto di fare trading per conto proprio e non della clientela.
Il “proprietary trading” sarà sottoposto a restrizioni che ridurranno la possibilità, per le banche, di usare i depositi assicurati da fondi federali per la compravendita di asset a loro vantaggio.
Le attività dei derivati saranno “traslocate” in newco separate dalle banche che potranno, nel caso, fallire senza coinvolgere gli istituti di credito.
E’ previsto inoltre un limite del 3% agli investimenti di capitale in hedge fund o private equity. Una misura per calmierare l’investimento in fondi speculativi e l’uso della leva, ma che è stata comunque ammorbidita: la soglia iniziale era del 2% e – come nota il Financial Times – in un punto percentuale c’è “una differenza da miliardi di dollari per le banche”.
Seppure uscita da compromessi e ritocchi, e ancora passibile di interventi “ispirati” dalle lobby finanziarie, la riforma è la più “robusta dai tempi della Grande Depressione”, ha commentato lo stesso Obama, che in un momento di bassa popolarità potrebbe sfruttare questo provvedimento per recuperare consensi. La riforma, ha aggiunto Obama, “responsabilizzerà Wall Street e consentirà di prevenire un’altra crisi finanziaria come quella da cui stiamo appena riprendendoci”.
Dalle 21 ore di negoziati a porte chiuse nella Commissione Camera-Senato è uscito un testo che andrà al voto prima della Camera, la prossima settimana, e poi del Senato.
Il riassetto del settore finanziario circoscrive e prende di mira le attività più a rischio condotte dalle banche, ma non separa drasticamente le attività al dettaglio come chiedevano molti democratici.
Il “proprietary trading” sarà sottoposto a restrizioni che ridurranno la possibilità, per le banche, di usare i depositi assicurati da fondi federali per la compravendita di asset a loro vantaggio.
Le attività dei derivati saranno “traslocate” in newco separate dalle banche che potranno, nel caso, fallire senza coinvolgere gli istituti di credito.
E’ previsto inoltre un limite del 3% agli investimenti di capitale in hedge fund o private equity. Una misura per calmierare l’investimento in fondi speculativi e l’uso della leva, ma che è stata comunque ammorbidita: la soglia iniziale era del 2% e – come nota il Financial Times – in un punto percentuale c’è “una differenza da miliardi di dollari per le banche”.
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TAGS riforma finanza wall street usa
25/06/2010 17:22













