Parla Sharan Burrow, presidente e futura segretaria: “L'occupazione al centro della strategia dei governi. Proponiamo un’imposizione alle banche dello 0,05% sulle transazioni finanziarie. In alcuni paesi il sindacato è in declino, ma cresce in altri”
VANCOUVER - “L’occupazione dev’essere al centro della strategia economica e finanziaria dei governi. E’ questo il cuore del messaggio che lanciamo ai leader dei G20 riuniti a Toronto. Al Fondo monetario internazionale diciamo che non è più possibile affrontare la crisi finanziaria con le armi tradizionali, riducendo i diritti e lo stato sociale, erodendo gli spazi della contrattazione collettiva, rispondendo solo alle esigenze del mercato. Occorre rilanciare il tema della responsabilità fiscale”. Chi parla è Sharan Burrow, attuale presidente della Confederazione sindacale internazionale Ituc-Csi che il secondo congresso ha designato futuro segretario generale in sostituzione di Guy Ryder.
Rassegna L’appello alla responsabilità fiscale ha a che vedere con la proposta Ituc di tassare le transazioni finanziarie?
Burrow La nostra proposta, che consiste in un’imposizione alle banche dello 0,05 per cento sulle transazioni finanziarie, risponde a due esigenze: la prima è combattere gli attacchi speculativi, la seconda è costringere il sistema bancario, in gran parte responsabile della crisi finanziaria, a restituire una parte delle risorse sottratte all’economia per contribuire al rilancio degli investimenti e allo sviluppo di un’economia sostenibile.
Rassegna Come è possibile rendere più efficaci le proposte del sindacato e più incisivo il suo ruolo nello scenario mondiale?
Burrow La crisi ha avuto effetti devastanti per i lavoratori. Entro la fine di quest’anno i posti di lavoro perduti nel mondo diventeranno oltre 60 milioni. Di fronte a questa situazione dobbiamo lottare tutti assieme, sindacati, società civile, governi per evitare che la crisi sia combattuta attraverso la riduzione dei diritti e dello stato sociale e per rimettere al centro l’occupazione, il lavoro dignitoso e l’economia sociale.
Rassegna Come è possibile conciliare le diverse culture e tradizioni sindacali che convivono nell’Ituc in un contesto di generale declino del movimento sindacale nel mondo sviluppato?
Burrow Al declino dei sindacati in alcuni paesi corrisponde la crescita in altri, e soprattutto nelle economie cosiddette emergenti. Sappiamo che nel mondo non esiste un solo modello sindacale e abbiamo imparato che alcune strategie sindacali funzionano in un paese e non funzionano in un altro. Ma questa consapevolezza e il confronto tra le diverse culture non puo’ che arricchire il movimento sindacale. Nell’Ituc, inoltre, abbiamo gruppi di giovani molto dinamici che sono impegnati nel reclutamento di nuovi iscritti e sono entusiasti del lavoro sindacale. La presenza dei giovani e delle donne mi induce all’ottimismo per quanto riguarda il futuro.
Rassegna La Cina è l’unico tra i grandi paesi a non essere rappresentata nell’Ituc. E’ una situazione destinata a durare?
Burrow In Cina 250 milioni di persone lavorano nell’economia informale, ma il paese sta conoscendo uno sviluppo impetuoso, con investimenti nelle infrastrutture e nella green economy che inducono un rapido cambiamento nel mercato del lavoro. Il governo cinese non riconosce la libertà di associazione ma noi vogliamo mantenere il dialogo aperto con questo paese e siamo fiduciosi che in un prossimo futuro le cose cambiaeranno.
Rassegna Qual è la lezione che il movimento sindacale può trarre dalla vicenda di Pomigliano d’Arco?
Burrow E’ difficile commentare i fatti sindacali che riguardano i singoli paesi. Posso dire però che il sindacato deve continuare a impegnarsi in tutti i modi per mantenere i posti di lavoro, rifiutando l’equazione in base alla quale è possibile aumentare la produttività riducendo gli standard in materia di diritti e di condizioni di lavoro. Per competere sul mercato globale occorre investire sulla qualità e non sui tagli e sulla riduzione dei salari.