La campagna è iniziata due mesi fa, consegna delle sottoscrizioni a fine luglio. Tre i quesiti contro la gestione privata che saranno sottoposti agli italiani nella primavera dell’anno prossimo. Botta e risposta tra il ministro Ronchi e i promotori
Un milione di firme in due mesi. Procede a vele spiegate la campagna per difendere l’acqua pubblica che ha già superato largamente l’obiettivo iniziale di 700 mila sottoscrizioni. “Siamo nella storia di questo paese”, si legge nella home page del
sito gestito dal Forum dei Movimenti per l’Acqua. “Visti i dati che ci arrivano da tutta Italia - prosegue il comunicato - possiamo dire con certezza che è stata apposta la milionesima firma”. Manca ancora un mese alla consegna delle firme in Cassazione, e questo numero impressionante potrebbe diventare ancora più grande. Oggi (22 giugno) anche il Manifesto (“Siamo milionari”) e Liberazione (“Piovono firme”) dedicano i loro titoli d’apertura al raggiungimento del traguardo. “Con questo entusiasmo, con questa partecipazione, con questa voglia di bene comune ce la possiamo fare, tutti insieme. Un milione di grazie ai tutti i cittadini che hanno firmato. Si scrive acqua, si legge democrazia”, conclude il comunicato sul sito ufficiale del referendum.
Sono tre i quesiti che il gruppo di associazioni sta cercando di portare alle urne: il primo ha come obiettivo preciso l’abrogazione del decreto Ronchi approvato lo scorso novembre dall’attuale governo; il secondo e il terzo, invece, mirano a cancellare norme precedenti che, secondo i promotori, finalizzano la gestione del servizio idrico alla produzione di profitti. L’obiettivo è quello di portare almeno 25 milioni di italiani nella primavera dell’anno prossimo.
Secondo il ministro Ronchi “è una bugia, molto efficace ma pur sempre una bugia”, che con il suo decreto il bene pubblico finirà in mano ai privati. “Nessuno di noi - ribadisce - vuole privatizzare l’acqua e mi domando perché coloro i quali stanno promuovendo il referendum, certamente in piena democrazia, non dicono che l’Italia ha l’orribile primato della maggiore dispersione di questo bene prezioso (37%) con un costo per la collettività di oltre 2,5 miliardi di euro.
“Liberalizzazioni e concorrenza - risponde il Forum in un
documento molto articolato - nulla hanno a che vedere con la gestione del servizio idrico” che, “come tutti sanno, è un monopolio naturale”. Dunque “in questo settore non esiste la concorrenza, che presuppone l’esistenza di più gestioni tra le quali i fruitori del servizio possono scegliere”. Non si tratta “di demonizzare il mercato e il profitto, che funzionano per altri beni e servizi. Si tratta di avere solo chiaro che quando si parla di acqua e servizio idrico, e di beni comuni in generale, il mercato non c’è e il profitto si costruisce, oltre che sulla domanda garantita, intervenendo in modo contrario agli interessi generali” come l’aumento delle tariffe.