
12 giugno
Quelli con i fazzoletti rossi sulle spalle
Studenti, anziani, precari, famiglie. Sfilano con indignazione ma anche con ironia. La Flc di Potenza gioca alla “Ruota della sfiga”. Pierluigi si chiede: "Cisl e Uil dove sono?" Un infermiere di Napoli: "Ora i pazienti tocca raccomandarli ai santi"
di Sara Picardo
“Brigante si nasce, precario si muore”. Strappa il sorriso l’allegra canzone cantata dai precari della scuola pubblica della Basilicata. Almeno quanto la “Ruota della sfiga” dei loro colleghi di Potenza, che hanno fatto il verso al celebre programma di Mike Bongiorno, ma con i tagli di Gelmini e di Tremonti, al posto dei premi in denaro. Solo che è un sorriso dal retrogusto amaro, come quello stampato sul viso di molte delle oltre 100mila persone che hanno sfilato al corteo della Cgil di oggi, 12 giugno, contro i tagli a scuola, ricerca, sanità, funzione pubblica. Quando la coda doveva ancora partire da piazza della Repubblica, la testa del corteo era già a piazza del Popolo. Tutti con i fazzolettini rossi sulle spalle, al motto di: “Tutto sulle nostre spalle”.
“Lavoro al ministero dell’Agricoltura e sono nella Cgil da molto tempo - racconta Enrico, 31 anni, di Cagliari - e se la manovra correttiva verrà votata, come previsto, ci saranno tagli e blocco di stipendi e assunzioni anche per noi, che già abbiamo forti problemi di organico. Non vedevo un periodo così buio da quando si rischiò per l’articolo 18”. Per questo lui e i suoi colleghi sono arrivati con la nave a Civitavecchia questa mattina: “Per chiedere una mobilitazione forte, che inizi con questa manifestazione ma che prosegua con una campagna e delle assemblee sui posti di lavoro. Proprio come facemmo per difendere l’articolo 18”.
“È incredibile che oggi la Cgil sfili da sola, senza Cisl e Uil, dove sono gli altri lavoratori? Questi tagli colpiscono tutti. Non è solo a noi che bloccano lo stipendio per tre e anni o diminuiscono il salario accessorio”, aggiunge Pier Luigi di Oristano, “dipendente fannullone comunale”, come si autodefinisce, 60 anni, onorata carriera alle spalle. “Se riescono a toccare diritti duramente acquisiti nel tempo significa che sulle spalle dei lavoratori possono fare veramente tutto”, aggiunge Antonio, 28 anni, da tre anni precario in un ente pubblico, che sulla maglietta ha un cartello con su scritto “loro 120 miliardi di evasione fiscale, io 900 euro di stipendio”.
Raffaele ha 56 anni e un fischietto in mano, viene dall’ospedale di Pozzuoli, provincia di Napoli, con altre decine di colleghi: “I tagli alle Regioni hanno colpito duramente la sanità. Ora i pazienti tocca raccomandarli ai santi, anziché curarli. Pensa che con questa finanziaria non solo ci vogliono togliere circa 300 euro dallo stipendio, ma con il blocco del turn over ci costringono a lavorare in sempre meno su una singola utenza. Come a dire: più pazienti e meno infermieri per tutti”.
Anche i pensionati dello Spi sono venuti da tutta Italia per protestare contro questa manovra. “Se tagliano i servizi i primi a essere penalizzati siamo noi”, dice Luciano, pensionato di Piacenza di 63 anni. “Hanno già tagliato molti posti letto negli ospedali e negli ultimi 15 anni le nostre pensioni hanno perso dal 22 al 45 per cento del loro potere d’acquisto. Noi abbiamo lavorato tante per pensioni da fame, i nostri figli non avranno neanche quelli”.
“Lo farei andare io in pensione a 65 anni a Berlusconi e cricca dopo 40 in fabbrica e una famiglia con figli e pochi soldi al mese per far quadrare i conti”, dice Alida, pensionata di 75 anni, che è arrivata qui da Pavia con suo nipote Giovanni, studente universitario in scienze politiche, e i suoi compagni della rete degli studenti. “Ci stanno chiudendo tanti corsi a causa dei tagli e vogliono aumentare ancora. Io vengo da economia, e lì hanno già soppresso decine di classi”, spiega Giovanni.
Anche i lavoratori dell’Eutelia sono in piazza con i loro striscioni: “Da martedì - dice Sergio, il più anziano del gruppo dei cassintegrati - cominceremo un presidio a Montecitorio e lo sciopero della fame. Vogliamo che smettano di tagliare stipendi, ticket, agevolazioni e di pagarci con 6 mesi di ritardo, e che ci convochino subito a un tavolo di presidenza”.
Davanti a loro i ricercatori dell’Insean, ente di ricerca navale tra i 72 “tagliati” dalla manovra: “Lavoriamo sulla sicurezza della navigazione, sul trasporto sostenibile, sulle energie rinnovabili del mare. Circa 140 professionalità che spariranno - spiega Emilio, direttore scientifico dell’Istituto - una parte nel ministero dei Trasporti come personale amministrativo e un’altra in ulteriori enti. Mentre ci chiamano dalla marina degli Stati Uniti d’America in virtù delle nostre specializzazioni, in Italia ci cambiano mansioni e ci sopprimono”.
Tante le donne che sfilano in corteo, come Lara, 34 anni e un figlio di 10: “Lavoro a Pescara e grazie ai tagli al sociale che ha annunciato la Regione Abruzzo a causa della finanziaria molto probabilmente rimarrò senza lavoro. Mentre in tutto ciò la giunta ha rinnovato il suo parco macchine blu, con televisore al plasma incorporato la nostra Regione ha l’Irpef e i ticket più alti d’Italia”.
“Anche in Emilia Romagna i tagli previsti nei prossimi anni sono alti: 700 milioni e il blocco dei contratti”, aggiunge un’insegnante. “Hanno tagliato 40mila cattedre, colleghi sparati nel vuoto - dice una maestra di Faenza - le ore di conversazione di lingua nei tecnici per il turismo, le scienze alle scuole medie, l’italiano per l’integrazione degli alunni stranieri. Se vogliamo portare i ragazzi in gita non ci resta che fare volontariato e ora ci tagliano pure gli stipendi e bloccano il turn over. Ma nessuno si preoccupata dei ragazzini di oggi, che chiedono un domani?”.
Anche i lettori dell’Università di Siena sono stati “tagliati”, per loro è saltato il contratto integrativo e ora lavorano per 800 euro al mese. Vicino a loro i precari Isfol: “Il nostro ente si è salvato , ma essendo stato accorpato allo Ias, Istituto affari sociali, ne ha acquisito anche i precari e la situazione non è rosea. In tutto siamo 268 precari su 600 persone”, dice Rosa, 34 anni, precaria da otto.
L’Unione degli studenti universitari e la Rete dei studenti medi sfilano vicino ai ricercatori: “La Gelmini ci ha messo tutti sulla stessa barca e rischiamo di naufragare. Anche io che ho 22 anni e studio economia da appena due capisco che stanno ammazzando al ricerca e l’istruzione per sempre”, dice Chiara, studentessa di Tor Vergata.
Dietro di loro le 122 lavoratrici della Playtex, messe “in mutande” dal trasferimento al Nord dell’azienda, e i lavoratori dell’Inps, cui hanno accorpato due enti previdenziali, Inpgi (giornalisti) e Ipost (Poste): “Hanno peggiorato la nostra situazione già al collasso con le casse integrazioni in aumento e il resto”.
Gli ecologisti sono in piazza con la Cgil per ribadire che con l’articolo 45 si sopprimono i fondi per le energie rinnovabili: “Mentre a noi precari del ministero dell’Ambiente non ci considerano. Anzi non esistiamo come dice la Prestigiacomo”, aggiunge Pina, 34 anni: “Ufficialmente siamo precari della Sogesid, spa in house al ministero, e quindi non risultiamo veramente”.
A chiudere il corteo i Vigili del fuoco. Per loro l’ “incendio” è scoppiato quando nell’ultima finanziaria non si è vista traccia dei 30 milioni promessi dal governo per il rinnovo dei contratti. “E dire che Berlusconi all’Aquila aveva indossato il nostro elmetto. Ora ci lascia senza furgoni, attrezzature scadenti e oltre 3.000 posti in meno, mentre lo stato compra nuovi Caccia... si staranno preparando alla guerra?”. Scherza il pompiere Tonino, e c’è veramente poco da ridere.
“Lavoro al ministero dell’Agricoltura e sono nella Cgil da molto tempo - racconta Enrico, 31 anni, di Cagliari - e se la manovra correttiva verrà votata, come previsto, ci saranno tagli e blocco di stipendi e assunzioni anche per noi, che già abbiamo forti problemi di organico. Non vedevo un periodo così buio da quando si rischiò per l’articolo 18”. Per questo lui e i suoi colleghi sono arrivati con la nave a Civitavecchia questa mattina: “Per chiedere una mobilitazione forte, che inizi con questa manifestazione ma che prosegua con una campagna e delle assemblee sui posti di lavoro. Proprio come facemmo per difendere l’articolo 18”.
“È incredibile che oggi la Cgil sfili da sola, senza Cisl e Uil, dove sono gli altri lavoratori? Questi tagli colpiscono tutti. Non è solo a noi che bloccano lo stipendio per tre e anni o diminuiscono il salario accessorio”, aggiunge Pier Luigi di Oristano, “dipendente fannullone comunale”, come si autodefinisce, 60 anni, onorata carriera alle spalle. “Se riescono a toccare diritti duramente acquisiti nel tempo significa che sulle spalle dei lavoratori possono fare veramente tutto”, aggiunge Antonio, 28 anni, da tre anni precario in un ente pubblico, che sulla maglietta ha un cartello con su scritto “loro 120 miliardi di evasione fiscale, io 900 euro di stipendio”.
Raffaele ha 56 anni e un fischietto in mano, viene dall’ospedale di Pozzuoli, provincia di Napoli, con altre decine di colleghi: “I tagli alle Regioni hanno colpito duramente la sanità. Ora i pazienti tocca raccomandarli ai santi, anziché curarli. Pensa che con questa finanziaria non solo ci vogliono togliere circa 300 euro dallo stipendio, ma con il blocco del turn over ci costringono a lavorare in sempre meno su una singola utenza. Come a dire: più pazienti e meno infermieri per tutti”.
Anche i pensionati dello Spi sono venuti da tutta Italia per protestare contro questa manovra. “Se tagliano i servizi i primi a essere penalizzati siamo noi”, dice Luciano, pensionato di Piacenza di 63 anni. “Hanno già tagliato molti posti letto negli ospedali e negli ultimi 15 anni le nostre pensioni hanno perso dal 22 al 45 per cento del loro potere d’acquisto. Noi abbiamo lavorato tante per pensioni da fame, i nostri figli non avranno neanche quelli”.
“Lo farei andare io in pensione a 65 anni a Berlusconi e cricca dopo 40 in fabbrica e una famiglia con figli e pochi soldi al mese per far quadrare i conti”, dice Alida, pensionata di 75 anni, che è arrivata qui da Pavia con suo nipote Giovanni, studente universitario in scienze politiche, e i suoi compagni della rete degli studenti. “Ci stanno chiudendo tanti corsi a causa dei tagli e vogliono aumentare ancora. Io vengo da economia, e lì hanno già soppresso decine di classi”, spiega Giovanni.
Anche i lavoratori dell’Eutelia sono in piazza con i loro striscioni: “Da martedì - dice Sergio, il più anziano del gruppo dei cassintegrati - cominceremo un presidio a Montecitorio e lo sciopero della fame. Vogliamo che smettano di tagliare stipendi, ticket, agevolazioni e di pagarci con 6 mesi di ritardo, e che ci convochino subito a un tavolo di presidenza”.
Davanti a loro i ricercatori dell’Insean, ente di ricerca navale tra i 72 “tagliati” dalla manovra: “Lavoriamo sulla sicurezza della navigazione, sul trasporto sostenibile, sulle energie rinnovabili del mare. Circa 140 professionalità che spariranno - spiega Emilio, direttore scientifico dell’Istituto - una parte nel ministero dei Trasporti come personale amministrativo e un’altra in ulteriori enti. Mentre ci chiamano dalla marina degli Stati Uniti d’America in virtù delle nostre specializzazioni, in Italia ci cambiano mansioni e ci sopprimono”.
“Anche in Emilia Romagna i tagli previsti nei prossimi anni sono alti: 700 milioni e il blocco dei contratti”, aggiunge un’insegnante. “Hanno tagliato 40mila cattedre, colleghi sparati nel vuoto - dice una maestra di Faenza - le ore di conversazione di lingua nei tecnici per il turismo, le scienze alle scuole medie, l’italiano per l’integrazione degli alunni stranieri. Se vogliamo portare i ragazzi in gita non ci resta che fare volontariato e ora ci tagliano pure gli stipendi e bloccano il turn over. Ma nessuno si preoccupata dei ragazzini di oggi, che chiedono un domani?”.
Anche i lettori dell’Università di Siena sono stati “tagliati”, per loro è saltato il contratto integrativo e ora lavorano per 800 euro al mese. Vicino a loro i precari Isfol: “Il nostro ente si è salvato , ma essendo stato accorpato allo Ias, Istituto affari sociali, ne ha acquisito anche i precari e la situazione non è rosea. In tutto siamo 268 precari su 600 persone”, dice Rosa, 34 anni, precaria da otto.
L’Unione degli studenti universitari e la Rete dei studenti medi sfilano vicino ai ricercatori: “La Gelmini ci ha messo tutti sulla stessa barca e rischiamo di naufragare. Anche io che ho 22 anni e studio economia da appena due capisco che stanno ammazzando al ricerca e l’istruzione per sempre”, dice Chiara, studentessa di Tor Vergata.
Dietro di loro le 122 lavoratrici della Playtex, messe “in mutande” dal trasferimento al Nord dell’azienda, e i lavoratori dell’Inps, cui hanno accorpato due enti previdenziali, Inpgi (giornalisti) e Ipost (Poste): “Hanno peggiorato la nostra situazione già al collasso con le casse integrazioni in aumento e il resto”.
Gli ecologisti sono in piazza con la Cgil per ribadire che con l’articolo 45 si sopprimono i fondi per le energie rinnovabili: “Mentre a noi precari del ministero dell’Ambiente non ci considerano. Anzi non esistiamo come dice la Prestigiacomo”, aggiunge Pina, 34 anni: “Ufficialmente siamo precari della Sogesid, spa in house al ministero, e quindi non risultiamo veramente”.
A chiudere il corteo i Vigili del fuoco. Per loro l’ “incendio” è scoppiato quando nell’ultima finanziaria non si è vista traccia dei 30 milioni promessi dal governo per il rinnovo dei contratti. “E dire che Berlusconi all’Aquila aveva indossato il nostro elmetto. Ora ci lascia senza furgoni, attrezzature scadenti e oltre 3.000 posti in meno, mentre lo stato compra nuovi Caccia... si staranno preparando alla guerra?”. Scherza il pompiere Tonino, e c’è veramente poco da ridere.
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TAGS cgil
12/06/2010 19:42














