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Intercettazioni: è fiducia

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Dopo una giornata convulsa, passa al Senato la fiducia al ddl Alfano. Il Pd esce dall'Alula per protesta: “Da qui comincia il massacro della libertà". I dipietristi trascinati fuori dopo l'occupazione dei seggi. Fuori protesta di popolo viola e Fnsi

foto di Attilio Cristini (immagini di Attilio Cristini)
Bagarre in Aula per le intercettazioni. L'aula del Senato, tra le polemiche e dopo una giornata convulsa, ha approvato la fiducia sul maxiemendamento che ha recepito il ddl intercettazioni. I voti favorevoli sono stati 164, i contrari 25. Il Pd ha abbandonato l'aula prima del voto.

Il testo votato è la versione definitiva delle norme del famigerato ddl Alfano, che regolano l’utilizzo da parte dei magistrati e la pubblicazione da parte dei giornalisti delle intercettazioni telefoniche acquisiste durante le indagini. La norma ora dovrà tornare alla Camera, ma le notizie che sono circolate nei giorni scorsi di un’intesa raggiunta tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini dovrebbero metterlo al sicuro da ogni ulteriore rischio.

“Da qui comincia il massacro della libertà e noi vogliamo che risulti evidente”, ha detto il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro motivando, nella dichiarazione di voto, la scelta dei democratici di non partecipare al voto di fiducia. I senatori del Pd hanno dunque abbandonato l'aula di Palazzo Madama. Tutto il gruppo ha lasciato l'Aula tranne il senatore Piero Ichino che non ha raccolto l'invito del gruppo. Finocchiaro con un gruppo si senatori ha invece improvvisato una conferenza stampa per poi raggiungere il sit-in organizzato
dalla Fnsi davanti a Palazzo Madama.I senatori dell'Idv hanno invece scelto di partecipare al voto, così come i Radicali e l’Udc.

La seduta era stata ritardata a causa dell'occupazione dell'emiciclo da parte dell'Italia dei valori, i cui esponenti già mercoledì si erano piazzati nell'aula con bandiere e fazzoletti tricolori per protestare contro quella che definiscono una legge-bavaglio. E’ stata anche convocata la riunione dei capigruppo per decidere sulla diretta tv, che alla fine c’è comunque stata. Poi, Renato Schifani, presidente dell’assemblea, ha intimato per tre volte ai senatori Idv di recedere dall'occupazione. Quindi ha invitato i funzionari ad espellere i senatori dipietristi assicurando loro la partecipazione alla seduta per il voto di fiducia. I dipietristi sono stati portati via di peso dagli inservienti. Nonostante ciò, il senatore Luigi Li Gotti è rientrato in aula per svolgere la dichiarazione di voto sulla fiducia per conto del suo gruppo.

Antonio Di Pietro nel frattempo rivolgeva un invito al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, affinché non firmi, una volta completato l'iter. La promulgazione della legge. In caso contrario, ha annunciato l'ex pm, l'Idv è già pronta ad un referendum.

La fiducia sul testo è stata definita “impropria” dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ha detto: “il governo sta facendo un passo molto grave e serio”. “Siamo ormai al trentesimo voto di fiducia, ma questo è particolare perché riguarda una materia delicatissima. Il governo sta facendo un passo molto grave e serio. Ha messo la fiducia in modo improprio e irrituale su un provvedimento che riguarda temi della legalità e della democrazia”.

Malumori si sono registrati anche all’interno della maggioranza. Il periodico della Fondazione 'Farefuturo' ha preso posizione sul ddl con una 'lettera aperta', nella quale si esprime delusione sulla legge. “Si poteva fare di più e di meglio. Tanto è cambiato: è vero. Ma tanto forse poteva ancora cambiare. Ed è inutile nasconderla, questa delusione. Inutile nasconderla questa insofferenza -scrive il direttore Filippo Rossi- verso se stessi. Verso un ruolo difficile, di persone che vogliono mettere in campo tutta la propria capacità di moderazione, di dialogo, di compromesso per fare qualcosa di buono per il proprio paese dalla posizione in cui si trovano”.

Anche dalla Lega arrivano voci contrastanti. “Sono molto perplesso sul ddl intercettazioni. A mio parere personalissimo ci sono molte cose che non vanno”, ha detto il leghista Matteo Brigandì commentando il provvedimento sul quale il governo ha chiesto oggi il voto di fiducia. ”Ci sono molte cose che mi lasciano perplesso – ha aggiunto - tra cui anche le sanzioni per gli editori e i giornalisti”.

Durante la discussione, davanti a Palazzo Madama, il Popolo Viola di Roma ha protestato. Il passaparola si è diffuso nella notte tramite le pagine Facebook, le mail, gli sms e gli account su Twitter. Il presidio ha avuto come tema "Tagli&Bavagli" e ha visto la partecipazione di alcuni cittadini con il tampone in bocca ed i vestiti tutti tagliuzzati, per esemplificare “lo stato in cui Berlusconi e la sua cricca ha ridotto l'Italia: tagliando la scuola e la cultura e cercando di mettere i bavagli a giornalisti e magistratura, impedendo la diffusione delle notizie su web”.



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TAGS intercettazioni

10/06/2010 13:21

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