L’attacco in acque internazionali alla Freedom Flotilla che intendeva forzare il blocco di Gaza e portare aiuti umanitari ai palestinesi. Nove le vittime. Ma Tel Aviv non arretra: "Impediremo l'ingresso a Gaza a qualsiasi nuova nave di aiuti"
Lo scontro era previsto. La strage no. Sono nove le vittime nella “battaglia” tra la marina militare israeliana e gli attivisti della nave turca “Mavi Marmara”. La nave, insieme ad altre cinque della “Freedom Flotilla” (con a bordo circa 700 volontari di Ong internazionali) portava aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, ed è stata attaccata in acque internazionali.
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Ancora poco chiara la dinamica degli eventi. Si parla di un vero e proprio arrembaggio alla nave turca da parte dei militari israeliani (
guarda il video). Tel Aviv sostiene invece che le sue teste di cuoio hanno risposto alle violenze iniziate dagli attivisti di “Freedom Flotilla” mentre gli stessi israeliani sbarcavano sulla nave armati di tutto punto (
guarda il video). La nave era partita ieri da Nicosia, a Cipro. Gli attivisti sottolineano che l’attacco è avvenuto in “acque internazionali, a 75 miglia al largo della costa di Israele, in violazione del diritto internazionale”. Secondo altre fonti lo scontro sarebbe avvenuto a 40 miglia dalla costa, sempre in acque internazionali. Il convoglio umanitario intendeva violare il blocco al porto di Gaza imposto da Israele che, a sua volta, aveva fatto sapere che non l’avrebbe permesso. Gli attivisti sostengono inoltre che l’attacco è partito nonostante fosse stata esposta una bandiera bianca.
Le navi sono rientrate nei porti israeliani di Haifa e Ashdod. La polizia israeliana ha reso noto che 16 attivisti che erano a bordo della flottiglia sono stati arrestati e si trovano ora in un carcere nella città di Beersheba. Gli altri attivisti saranno espulsi dal paese.
A bordo della Flotilla c’erano anche cinque italiani, tra i quali la giornalista torinese Angela Lano, direttrice dell'agenzia di stampa Infopal.it. Non risulta che siano rimasti feriti, ma Infopal pubblica una nota della famiglia di Angela Lano in cui si legge che “malgrado le varie agenzie stampa italiane ripetano che gli italiani sequestrati dalle autorità israeliane ‘stanno bene’, la famiglia di Angela Lano, direttrice di Infopal.it, informa che la Farnesina e l'Ambasciata d'Italia in Israele non sono in possesso di informazioni al riguardo. I cittadini italiani a bordo della Freedom Flottilla – prosegue la nota - sono pertanto ‘spariti’ a tutti gli effetti. Il porto di Ashdod, infatti, dove sono state condotte la navi della Freedom Flotilla, è stato dichiarato "zona militare" dalle autorità israeliane e nessuno può entrarvi, tanto meno i giornalisti”.
“Reazione spropositata”. “Terrorismo di stato”
Innumerevoli le
reazioni internazionali di sdegno nei confronti di Israele. La Turchia ha richiamato a Istanbul il proprio ambasciatore in Israele, e ha chiesto il rilascio immediato degli attivisti turchi arrestati. Il premier turco Tayyp Erdogan ha chiesto la convocazione di un vertice Nato sull’attacco israeliano e ha parlato di “terrorismo di stato”. L’Onu ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza. Germania, Francia, Spagna, Belgio hanno condannato l’azione militare di Tel Aviv. Per Hezbollah l’attacco israeliano contro la flottiglia di aiuti umanitari destinati a Gaza è “un premeditato crimine contro l’umanità” ed è necessario un intervento della comunità internazionale. “Questo crimine mostra al mondo la brutalità di Israele” ha detto il deputato libanese Hassan Fadlallah, “e il modo con cui si comportano con i civili inermi. Hamas ha invocato un'Intifada contro le ambasciate israeliane. E’ stata convocata una riunione d'emergenza della Lega Araba. Il presidente palestinese, Abu Mazen, ha decretato tre giorni di lutto nei territori palestinesi e ha parlato di "massacro". Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon si e' detto sconvolto. Il Vaticano ha espresso "grande preoccupazione e dolore". Mentre la Casa Bianca, senza sbilanciarsi, ha espresso “profondo rammarico”.
Fonti della difesa israeliana hanno però affermato che l’esercito avrebbe risposto agli spari e alle violenze degli attivisti. “Di fronte alla necessità di difendere la propria vita - si legge in un comunicato della Difesa israeliana - i soldati hanno impiegato dei mezzi anti-sommossa e hanno aperto il fuoco”. “Hanno iniziato loro le violenze”, ha dichiarato il portavoce del primo ministro Benjamin Netanyahu, Mark Regev, secondo quanto riporta l’agenzia
Afp. “Abbiamo compiuto tutti gli sforzi possibili per evitare questo incidente. I soldati avevano ricevuto istruzioni secondo le quali si sarebbe trattato di un’operazione di polizia e si sarebbe dovuta osservare la massima moderazione”, ha aggiunto il portavoce. “Purtroppo, sono stati attaccati con una violenza estrema dalla gente sull’imbarcazione, con sbarre di ferro, coltelli e munizioni vere”, ha detto Regev.
“Gaza è il nostro Vietnam”
Ma la sproporzione e la violenza di Israele sono sotto agli occhi di tutti. E l’isolamento di Israele raggiunge livelli drammatici. La rabbia della Turchia assume dimensioni ancora più eclatanti se si pensa al ruolo politico e militare di Ankara. Sul sito del quotidiano israeliano progressista
Haaretz il commento alla mossa omicida e suicida insieme di Tel Aviv è lapidario: “Il danno che Israele ha procurato a sé stessa non è quantificabile”. Sempre su
Haaretz l’editorialista Bradley Burston (nella traduzione de
Il post) commenta amaramente:
“In folle marcia da lemming suicidi nelle nostre relazioni con Ankara, una potenza di cruciale importanza nella regione che avrebbe potuto aiutarci a scongiurare una guerra a Gaza, siamo arrivati vicinissmi a dichiarare guerra alla Turchia. Hamas, e anche l’Iran e gli Hezbollah, hanno imparato da tempo che l’embargo israeliano contro Gaza è la più sofisticata e potente arma che possono usare contro lo stato ebraico. Qui in Israele, dobbiamo ancora capirlo. Non stiamo più difendendo Israele. Stiamo difendendo l’assedio di Gaza. E l’assedio sta diventando il nostro Vietnam”.
La Ong islamica
Secondo due schede di ricostruzione delle agenzie
Ansa e
Agi, l’Ong turca che ha inviato la nave intercettata dalla marina israeliana è la “
Insani Yardim Vakfi” (
Pia fondazione per gli aiuti Umanitari - Ihh). Una organizzazione di ispirazione islamica considerata estremista da Israele, che l’ha messa al bando nel 2008 accusandola di finanziare Hamas e il terrorismo islamico. La Ihh è stata fondata nel 1992 per aiutare le vittime musulmane della guerra in Bosnia ed è attiva in circa 120 zone di conflitto, tra le quali Cecenia, Pakistan e Territori palestinesi. Un rapporto del
Centro israeliano di Intelligence e Terrorismo (Itic), sostiene che il fondatore della Ong, Yildirim, sia legato al capo di Hamas a Damasco Khaled Meshaal, e ai Fratelli musulmani in Egitto. L’intelligence israeliana sostiene che l’Ihc finanzi reti terroristiche mediante l'organizzazione 'Unione del bene', e che abbia avuto anche contatti con esponenti di al-Qaida. Una tesi, quest’ultima, che sarebbe avvalorata dall'
Istituto danese di Studi internazionali, secondo il quale l'Ihh ha avuto collegamenti con al-Qaida e con agenti della Jihad internazionale.
Le altre navi della flottiglia sono state organizzate dal movimento Free Gaza, una coalizione internazionale di gruppi e attivisti filopalestinesi.
Aggiornato alle 18:43
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La battaglia
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La nave affondata nel 1988