Arriva anche in Italia il nuovo tablet. Forse l’e-book reader che farà svoltare l’editoria digitale. Dall'economia all'estetica: tutte le scommesse che deve vincere per non fare fiasco. Senza dimenticare chi lavora in Cina...
di Davide Orecchio
Il mondo si mette in fila per l’iPad. Presto sapremo se è un sogno ricorrente nelle notti di Steve Jobs o una realtà che aprirà le porte all’ennesimo successo in casa Apple. Quello che è certo è che da oggi, 28 maggio, il tablet sfornato dall’azienda californiana è in vendita ufficialmente in Australia, Canada, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera e… Italia. In molti si sono messi in fila davanti ai negozi di mezza Europa per portarsi a casa un oggetto che non è esattamente un computer, non è affatto uno smartphone, ha molti difetti nella sua prima release, come ci hanno spiegato (poca memoria e tante assenze: multitasking, porte usb, webcam ecc..), ma è forse il reader che riuscirà a trasformare l’atto della lettura di milioni di persone, aprendo le porte dell’“intangibile” a libri e riviste dopo anni di stop e false partenze nel settore dell’editoria digitale (leggi l’analisi, oppure approfondisci). Ma attenzione: ci hanno già provato in molti, senza cavarne granché.
Il suo successo o fiasco avrà molte cause. Economia: chi fa libri troverà la formula per venderli sulla piattaforma di Jobs senza fallire? I 15 dollari di “iBook-tariffa” per singolo volume (contro i 10 dollari stabiliti da Amazon per la piattaforma Kindle, il grande avversario dell’iPad) basteranno a mandare avanti il business? Chi fa giornali e riviste convincerà i suoi lettori a pagare per i contenuti digitali sganciandoli una volta per sempre dalla gratuità di internet? Probabilmente chi stampa il New Yorker o il National Geographic ci riuscirà, mentre qualcun altro no.
Ma la chiave (sempre del successo o del fiasco di questo iBebè) sarà soprattutto estetica e funzionale. Poggiarselo sul grembo sdraiati a letto - o seduti in treno, in autobus, in aereo - darà la stessa sensazione che squadernarsi un libro o una rivista tra le mani? Compulsare digitalmente un racconto di Juan Carlos Onetti, o studiare un libro di testo per il prossimo esame, funzionerà come se fosse carta, o meglio ancora? Se la risposta è sì, iPad ha vinto. In effetti, dalle prime recensioni o resoconti di iPad-esperienze in circolazione, la risposta sembra essere proprio sì. Sembra che iPad possa far innamorare i sensi: il tatto, la vista (e il buon senso?). Resta però da capire se convincerà anche i cinici ingranaggi dell’economia.
Le sue potenzialità (che non risolveranno il problema della deperibilità dei dati) sono enormi: potrebbe accompagnare uno studente dal primo anno di scuola fino al master; fornire database infiniti a un bibliofilo; consentire a un autore di raggiungere il pubblico su piattaforme copyleft. E ricordiamo che la potenza di Apple non è solo nel device – oggi l’iPad, domani chissà cosa – ma anche nello Store, dove oltre 100 milioni di persone scaricano mp3, applicazioni e in futuro potrebbero scaricare libri. iPad non è e non sarà l’unico e-book. Ma un altro iTunes o Apple Store in giro non c’è. L’iBookstore e l’applicazione iBooks dovrebbero insomma fornire all’iPad il mercato che altri tablet non hanno (fatta eccezione per Kindle, che ha Amazon alle spalle).
Secondo una ricerca di mercato realizzata da Comscore, la maggior parte degli acquirenti userà l’iPad per ascoltare musica. Il 38%, per l’esattezza. Mentre il 37% ci leggerà e-book, il 36% ci guarderà video e il 34% ci leggerà giornali. Vedremo. E’ un po’ presto per tracciare l’identikit del consumatore. Anche se resto convinto che per ascoltare musica ci siano strumenti più intelligenti di un “cosone” formato A4. Mentre per leggere libri forse no. Magari in molti pensano, come Giorgio Chiellini, che sia soprattutto “un gran giocattolo”. Il nazionale italiano ha confessato di averlo già acquistato: “Non vedo l’ora di scoprirlo”, ha detto durante una pausa degli allenamenti al Sestriere. E cosa ci farà? La risposta del difensore: “Non so bene quali siano le applicazioni: giochi soprattutto, ma anche libri e giornali”.
In Italia il modello base, connessione wi-fi e 16 gigabyte di memoria, costa 499 euro. Il più caro ne costa 799 euro (64 giga, connessione wi-fi e con abbonamento 3G a Vodafone oppure Tre). Per il 3G è necessaria una carta Micro Sim. Vodafone offre due opzioni: 2 euro per un traffico di 500 mega giornalieri, oppure 30 euro per un traffico mensile illimitato. Tre, invece, offre un piano da 5 euro per 3 giga al mese di traffico.
Negli Stati Uniti finora Apple ha venduto milioni di esemplari di iPad, e ha chiesto ai fornitori di componenti (che stanno in Cina) di aumentare la produzione. Questo è l’altro lato della medaglia. Le invenzioni di Cupertino, infatti, recano tutte la stessa formula sul dorso: “Designed by Apple. Assembled in China”. La forza lavoro cinese, operai e operaie con gli occhi a mandorla, è un ingrediente del successo di Apple, accanto al genio dei suoi inventori nella Silicon Valley. Per questo motivo l’azienda californiana dovrebbe essere quantomeno preoccupata da quello che sta accadendo nella fabbrica di Shenzen, la Foxconn (un suo fornitore), dove migliaia di lavoratori assemblano iPod e gadget vari destinati ai nostri mercati. Dove dieci persone si sono suicidate nel giro di pochi mesi. L’ultima domanda è proprio questa: Apple è in grado di rendere più felici anche loro?
Dieci morti dall’inizio dell’anno alla Foxconn, sussidiaria di Apple, Dell e Nokia, che fa firmare ai suoi dipendenti una lettera in cui si impegnano a non suicidarsi. Nella città-fabbrica lavorano, vivono e dormono 300 mila persone
Impiego minorile, ricatti al limite dei lavori forzati, straordinari imposti e sottopagati fino a 100 ore al mese. Accade alla Young Fast Optoelectronics, uno dei principali produttori mondiali di touch panel. Samsung, Htc e Google tra i suoi clienti
Misterioso avvelenamento degli operai che puliscono i touch-screen nello stabilimento Wintek di Suzhou. Sembra che la causa sia dovuta a un potente solvente, il “n-esano”, maneggiato per pulire gli schermi