Troppo grande per essere un telefono (di cui peraltro non ha neanche le funzioni base), troppo piccolo e poco potente per essere un computer
di Patrizio Di Nicola
Il nuovo gadget della Apple, l’iPad, è in vendita anche in Italia. Troppo grande per essere un telefono (di cui peraltro non ha neanche le funzioni base), troppo piccolo e poco potente per essere un computer, non fa né foto né filmati, e con un prezzo non proprio conveniente dovrebbe essere, secondo alcuni siti specializzati, un iFlop. Eppure, nel suo primo mese sugli scaffali, oltre un milione di americani hanno fatto la fila per comprarlo, e lo stesso avverrà in Europa. Ogni nuovo oggetto della Apple, in fin dei conti, crea una rottura con il passato, fa nascere nuove applicazioni e nuove mode digitali.
Non è un mistero che sull’iPad puntino moltissimo gli editori per rivitalizzare l’asfittico mercato del libro e delle news. Gli e-book, cioè i libri da acquistare online e da leggere e memorizzare nel dispositivo, rappresentano oggi una quota minima del totale delle vendite, ma potrebbero in futuro arrivare a soppiantare il libro tradizionale. La Apple, per conquistarsi gli editori e costruire in fretta un ampio catalogo di titoli, ha giocato al rialzo, offrendo un prezzo di vendita maggiore di quello di Amazon, e “accontentandosi” di un guadagno del 30 per cento sul prezzo di vendita. Con il risultato che oggi un libro elettronico costa, negli Stati Uniti, 15 dollari. Una cifra enorme se si pensa che sono praticamente azzerati i costi di stampa e distribuzione, e che l’autore, su ogni copia venduta, guadagna meno di prima.
Sul versante delle news, invece, le policy sono tutt’altro che chiare. Infatti, mentre da una parte alcune grandi testate (dal New York Times al Corriere della Sera) annunciano che le loro notizie saranno prima o poi visibili solo in abbonamento (e ciò sull’iPad è facile da fare) gli esperti della Rete ricordano che per attivare una decisione di acquisto in rete ci vogliono varie condizioni: che la notizia sia in esclusiva; che sia facilmente acquistabile senza problemi di sicurezza; e soprattutto che non sia disponibile gratuitamente da altre fonti. Tutte condizioni difficili da attivare nel mondo digitale. Inoltre, come ci ricorda Umberto Eco, un e-book non è per sempre, nel senso che i supporti digitali su cui memorizziamo i nostri dati si guastano facilmente e si smagnetizzano dopo poche decine di anni. Per cui, nonostante sembri assurdo, l’unico modo per garantire lunga vita a un e-book è stamparlo.
Come assiduo lettore di narrativa, che svolge un'attività legata al computer, ritengo che il libro stampato sia una parte di noi da conservare gelosamente di fronte alle imposizioni, talvolta arroganti, della tecnologia digitale. Personalmente ritengo che la lettura di un e-book sullo schermo sia molto più faticosa e meno rilassante di quella di un classico libro cartaceo. Inoltre mi pare che l'"effetto" risparmio sui costi di editoria per ora non esista.