Giudizio negativo nel Rapporto di Amnesty: nel 2009 sgomberi illegali di rom, ignorati diritti dei migranti, rinvii forzati verso paesi a rischio, morti nelle carceri, maltrattamenti delle forze dell’ordine. E il pacchetto sicurezza non è la soluzione
Il 2009 per l’Italia è stato l’anno degli sgomberi illegali dei rom, la violazione dei diritti dei migranti e richiedenti asilo, le espulsioni e i respingimenti. Il paese ha continuato a rimandare persone verso luoghi con diritti umani a rischio. Sono stati condannati funzionari italiani e americani per la “rendition”, il trasferimento illecito tra paesi di persone sospettate di terrorismo. E’ stato l’anno dei morti nelle carceri, sono arrivate denunce di maltrattamenti inflitti dalla polizia. Un giudizio molto negativo, quello che Amnesty riserva al nostro paese nel Rapporto 2010 sulla situazione dei diritti umani nel mondo, presentato oggi (27 maggio) a Roma. E la soluzione non è certo il pacchetto sicurezza: con le ronde si rischiano “discriminazioni ed episodi di giustizia privata”, il reato di immigrazione clandestina allontana i migranti irregolari dall’accesso ai servizi primari, scuola e sanità.
Lo sgombero dei rom. La comunità rom ha subito sgomberi con la forza e contro la legge, spiega il capitolo dedicato all’Italia: “Un equo accesso all’istruzione, alle cure sanitarie e all’occupazione ha continuato a essere negato”. In particolare, due gli episodi gravi: il 31 marzo 2009, a Milano lo sgombero di 150 rom. Solo a quattro famiglie (circa 30 persone) è stato fornito un alloggio adeguato. L’11 novembre a Roma, la cacciata di 350 persone dal campo di Centocelle, con sistemazione a breve termine per 70. L’azione non è stata formalizzata per legge, quindi la comunità non è potuta ricorrere a nessun tribunale.
La prassi di maltrattare migranti. In Italia c’è “la prassi di detenere sistematicamente migranti e richiedenti asilo, minori inclusi, senza considerare caso per caso se la detenzione sia necessaria e spesso senza basi legali”. Questo un altro passaggio del documento. L’anno scorso Italia e Malta non hanno rispettato gli obblighi di salvataggio in mare: il 6 maggio tre imbarcazioni con 227 persone, a sud di Lampedusa, non sono state soccorse e lasciate per giorni senza acqua e cibo. Poi sono state condotte a Tripoli, senza valutare la possibilità di offrire asilo e protezione internazionale.
Il rinvio verso paesi a rischio. L’Italia ha violato la Convenzione di Ginevra nel principio di “non-refoulement”: divieto di rinviare una persona verso paesi con diritti umani a rischio. Tra maggio e settembre, 834 migranti in mare sono stati portati verso la Libia. E’ accaduto anche per casi di presunto terrorismo, e puntualmente è arrivato il biasimo internazionale. Il 24 febbraio la Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro paese per l’espulsione di un tunisino; il 2 agosto un altro è stato rimpatriato in Tunisia, ignorando tre risoluzioni della Corte che chiedevano di fermare il rinvio forzato.
Le morti in stato di detenzione. Non è mai stato istituito un organismo indipendente di denuncia degli abusi di polizia. Il reato di tortura, ricorda Amnesty, è il “grande assente” del nostro codice penale. Lo stato delle cose: nel 2009 è proseguita l’indagine su Emmanuel Bonsu, aggredito nel 2008 dalla polizia municipale di Parma con danni psicologici a lungo termine (processo pendente per 10 agenti). Il 6 luglio quattro agenti sono stati condannati per l’omicidio di Aldrovandi a Ferrara (settembre 2005), a Roma il 22 ottobre è morto Stefano Cucchi.
In questi mesi l’Italia viene sottoposta a un controllo sui diritti umani da parte delle Nazioni Unite. Lo afferma Giusy D’Alconzo, la ricercatrice che ha curato il capitolo: “A giugno si pronuncerà il consiglio di sicurezza Onu”. Racconta quindi la difficoltà a soffermarsi sui diritti dei rom: “Ci dobbiamo confrontare con il pregiudizio che vede nel popolo rom una violenza abituale. Nessuna minoranza è incline al crimine, ma purtroppo questa convinzione è indice della scarsa cultura dei diritti umani nel nostro paese”. Tra l’altro, il rispetto reciproco non si può ottenere attraverso uno scambio: “L’insicurezza dei rom non porta alla sicurezza degli italiani, come dimostrano i fatti di Rosarno”.
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le ingiustizie del 2009