
Esteri, economia
La sofferenza europea contagerà gli Usa?
Il premio Nobel Stiglitz avverte: “Contavamo su un dollaro debole e un’economia europea forte; invece ci troviamo con un dollaro forte e un’Europa debole. Aumentano di sicuro le probabilità di una nuova recessione”
di Scalo internazionale
La sofferenza europea può ostacolare la ripresa americana? Su questo tema riflette un articolo di Michael Powell pubblicato dal New York Times di oggi (26 maggio). Scrive il giornalista: “Solo pochi mesi dopo che gli economisti avevano previsto che avremmo guardato alla recessione dallo specchietto retrovisore, la crisi finanziaria europea pone una nuova sfida all’economia statunitense. Alcuni esperti predicono che l’America precipiterà in un’altra recessione. Ma la nostra economia già debole potrebbe essere ulteriormente rallentata anche dalle ferite degli alleati europei”.
Per Powell non mancano le nubi all’orizzonte: “Giappone ed Europa sono al limite della deflazione. E mentre un leader europeo dopo l’altro annuncia misure di austerità contemporaneamente a licenziamenti e tagli alla spesa, l’industria manifatturiera statunitense – che finora ha guidato la ripresa – potrebbe trovarsi con i propri prodotti accatastati sulle banchine dei porti e nei magazzini”.
L’articolo cita le considerazioni di Joseph Stiglitz, docente di economia alla Columbia University e premio Nobel, che spiega: “Contavamo su un dollaro debole e un’economia europea forte; invece ci troviamo al contrario con un dollaro forte e un'Europa debole – non un bene per la nostra economia perché aumentano di sicuro le probabilità di una nuova recessione”. Il quadro è aggravato dall’atteggiamento delle banche che – come dimostrano i mercati finanziari – non si fidano dei rispettivi bilanci.
Oltre a queste valutazioni, il quotidiano della Grande Mela esamina altre questioni che riportano alla forza e alla sostenibilità della ripresa, elementi ancora più centrali data la debolezza del Vecchio continente. Se è vero infatti che l’economia a stelle e strisce ha conosciuto una ripresa dei consumi e della produzione, è anche certo che i singoli governi – dalla California a New York, passando per il New Jersey: stanno preparando tagli draconiani e preannunciano licenziamenti di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. I dati del mercato immobiliare ancora non sono confortanti e la disoccupazione di lungo termine è balzata a cifre sconosciute da decenni.
La speranza, però, è l’ultima a morire. Secondo alcuni analisti tra i più fiduciosi la salvezza potrebbe arrivare inattesa. Gli Stati Uniti potrebbero anche trarre beneficio dalla crisi europea. Pressappoco come accadde nel 1998 quando a crollare furono le economie asiatiche, e l’America e l’Europa anziché cadere ne uscirono rafforzate. Così, conclude il New York Times, la stessa cosa potrebbe accadere ora. Anche se c’è pur sempre un rischio. Pompare troppo denaro in una nazione – nel caso in cui l’America divenisse destinataria privilegiata degli investimenti finanziari – potrebbe avere gli stessi effetti di una costante scarica di adrenalina in un paziente malato: maschererebbe l’infezione nascosta.
Per Powell non mancano le nubi all’orizzonte: “Giappone ed Europa sono al limite della deflazione. E mentre un leader europeo dopo l’altro annuncia misure di austerità contemporaneamente a licenziamenti e tagli alla spesa, l’industria manifatturiera statunitense – che finora ha guidato la ripresa – potrebbe trovarsi con i propri prodotti accatastati sulle banchine dei porti e nei magazzini”.
Oltre a queste valutazioni, il quotidiano della Grande Mela esamina altre questioni che riportano alla forza e alla sostenibilità della ripresa, elementi ancora più centrali data la debolezza del Vecchio continente. Se è vero infatti che l’economia a stelle e strisce ha conosciuto una ripresa dei consumi e della produzione, è anche certo che i singoli governi – dalla California a New York, passando per il New Jersey: stanno preparando tagli draconiani e preannunciano licenziamenti di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici. I dati del mercato immobiliare ancora non sono confortanti e la disoccupazione di lungo termine è balzata a cifre sconosciute da decenni.
La speranza, però, è l’ultima a morire. Secondo alcuni analisti tra i più fiduciosi la salvezza potrebbe arrivare inattesa. Gli Stati Uniti potrebbero anche trarre beneficio dalla crisi europea. Pressappoco come accadde nel 1998 quando a crollare furono le economie asiatiche, e l’America e l’Europa anziché cadere ne uscirono rafforzate. Così, conclude il New York Times, la stessa cosa potrebbe accadere ora. Anche se c’è pur sempre un rischio. Pompare troppo denaro in una nazione – nel caso in cui l’America divenisse destinataria privilegiata degli investimenti finanziari – potrebbe avere gli stessi effetti di una costante scarica di adrenalina in un paziente malato: maschererebbe l’infezione nascosta.
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TAGS europa new york times stiglitz crisi economica usa
26/05/2010 16:49














