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Ddl lavoro, colpo di spugna al Senato

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Cancellato l’emendamento Pd sull’arbitrato, che “diventa generale e perpetuo”. Il governo reintroduce il licenziamento a voce. Per il Pd un salto indietro di 50 anni: sepolta “la libertà del lavoratore di decidere se rivolgersi al giudice”

autore: ©Roberto Gimmi, da flickr (immagini di Davide Orecchio)
Al Senato il cammino del ddl lavoro ingrana la marcia indietro. Il relatore di maggioranza del Ddl lavoro, Maurizio Castro, ha infatti presentato un emendamento che di fatto cancella la modifica ottenuta dal Pd nel passaggio del provvedimento alla Camera, con l’emendamento Damiano. Con questa modifica infatti il lavoratore deciderà al momento della sottoscrizione della clausola compromissoria se affidare ad un arbitro, o meno, la risoluzione delle sue controversie future, e non già quelle insorte (ad eccezione del licenziamento) con il datore di lavoro.

Nel passaggio alla Camera il Pd aveva ottenuto al momento del licenziamento, e non alla firma del contratto, la possibilità per il lavoratore di optare per l’arbitrato anziché per la giustizia ordinaria. Restava però l'impianto complessivo che limita il ricorso al giudice del lavoro, e con esso le critiche dell'opposizione.

“L’uso dell’arbitrato - spiega lo stesso Castro- da fatto che si decideva di volta in volta diventa un fatto generale e perpetuo, sempre accertata la volontà delle parti. Passiamo così da un modello antagonista ad un modello fiduciario”.

Per il Pd si tratta di “un’inaccettabile retromarcia del governo sulla questione dell’arbitrato”. Per la senatrice del Pd Rita Ghedini “il relatore ha eliminato le modifiche fatte introdurre dal Pd alla Camera, seppellendo la libertà del lavoratore di decidere se rivolgersi al giudice o fare ricorso all’arbitrato. Si punta a procedere nuovamente con il testo originario che lede il diritto costituzionalmente garantito del cittadino di rivolgersi in ogni momento della propria vita alla magistratura. Inoltre, si riporta indietro il Paese di quasi cinquant’anni con la norma riportata all’art.32 del testo con il quale, di fatto, si abroga l’obbligo del licenziamento in forma scritta, imponendo alle lavoratrici e ai lavoratori una condizione d’incertezza insopportabile. Pensavamo - conclude Rita Ghedini - che almeno questi diritti fondamentali fossero acquisiti anche dalla destra, ma dobbiamo invece amaramente prendere atto che non è così”.


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TAGS ddl lavoro

17/05/2010 18:35

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autore: ©Roberto Gimmi, da flickr