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Al Senato inizia l’esame del ddl lavoro

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Il testo è stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica. Le commissioni affari costituzionali e lavoro riunite in sede referente. Si riapre la discussione su arbitrato e licenziamenti

di Valerio Strinati

 (immagini di marilina russo)
Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato

Nella seduta di martedì 27 aprile è proseguito l’esame in sede referente del disegno di legge n. 1110 (Finocchiaro ed altri) recante norme per un lavoro stabile, sicuro e di qualità; misure per il contrasto alla precarietà del lavoro, nonché deleghe in materia di apprendimento permanente, apprendistato e contratto di inserimento.

Per il Gruppo del Partito Democratico sono intervenuti i senn. Roilo e Ghedini, esprimendo piena condivisione per i contenuti dell’iniziativa legislativa all'esame, e per gli obiettivi di fondo di essa, e sottolineando come il prolungarsi della crisi, con tassi di disoccupazione elevati, renda ineludibile l'adozione di misure atte a favorire la crescita e a combattere la precarietà lavorativa, come già avviene in altri paesi europei. Finora, secondo gli intervenuti, si contrappongono infatti due diverse visioni: quella del ministro Sacconi e della maggioranza, in base alle quali in tempo di crisi non è possibile accedere a riforme di sistema, e quella dell'opposizione, che reputa che proprio nell'attuale condizione di profonda crisi, in cui gli elementi congiunturali si sommano a quelli strutturali preesistenti, sia divenuto necessario non differire oltre le riforme di cui l'Italia ha da tempo bisogno.

Peraltro, il Ministro del lavoro ha recentemente espresso l’intenzione di presentare prossimamente un complesso di misure strutturali in materia di lavoro, comprese le norme in materia di ammortizzatori sociali e di pensionamento anticipato per i lavoratori che svolgono attività usuranti, sui quali l’opposizione è pronta al confronto, ma fino ad oggi, il Governo, attento soltanto alle esigenze dele imprese, ha varato provvedimenti del tutto insufficienti ad invertire l'attuale situazione di emergenza; sul versante dell'occupazione, l'unico intervento è consistito sostanzialmente nella concessione della cassa integrazione in deroga. Per i lavoratori protetti il sistema sin qui ha tenuto; la platea dei non protetti ha però sinora avuto accesso ad una riforma minimalista, e soprattutto non centrata nella definizione dei criteri di accesso. Di fatto l'utilizzo della cassa integrazione in deroga ha consentito senz'altro ai lavoratori di accedere ad uno strumento importante, che ha permesso tra l'altro alle imprese di salvaguardare la propria capacità produttiva; lo strumento ha però una durata pari alla metà della cassa integrazione ordinaria, ed è oramai di prossima scadenza.

Un vero e proprio attacco ai diritti dei lavoratori è costituito invece dal disegno di legge governativo sul lavoro recentemente rinviato alle Camere dal Capo dello Stato. Il disegno di legge n. 1110 – hanno osservato gli intervenuti - propone interventi di segno opposto a tale provvedimento, in termini non solo di difesa, bensì di estensione dei diritti dei lavoratori: di particolare rilievo sono le misure contenute nella prima parte del disegno di legge, relative alla riaffermazione della formazione permanente come diritto individuale, alla valorizzazione dell'apprendistato, all'allungamento del periodo di prova, all'adozione di incentivi a favore delle aziende che trasformino i contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato ed alla penalizzazione, attraverso una addizionale contributiva, per le aziende che utilizzino contratti a termine.

Ulteriori misure contenute nel disegno di legge
concernono l'estensione dei diritti dei lavoratori cosiddetti "atipici", e la riforma degli ammortizzatori sociali, di cui sussidiarietà e bilateralità - fortemente valorizzate in funzione proattiva nel Libro bianco del Ministro del lavoro – possono costituire un elemento, che di per sé, però, non esclude l’esigenza di assicurare supporti a base universalistica gravanti sulla fiscalità generale. Altri temi del disegno di legge n. 1110 riguardano l’emersione del lavoro nero e la proposta istituzione di una unica agenzia in tema di sicurezza sul lavoro, nonché le misure in materia di salario minimo per i lavoratori cosiddetti economicamente dipendenti.

Con riferimento alla presentazione del rapporto INPS
, svoltosi in mattinata, gli intervenuti hanno osservato che la diffusione di una cultura della previdenza, segnalata come esigenza prioritaria dal presidente Mastropasqua e sostenuta anche dal ministro Sacconi, pone la questione fondamentale della capacità dei giovani di accantonare risorse a questo scopo. In questo senso, il rallentamento del loro ingresso nel mondo del lavoro rappresenta non solo un problema in sé, ma anche un profilo drammatico della tenuta del sistema previdenziale e, in prospettiva, una seria minaccia alla complessiva coesione sociale. Da qui la necessità di intervenire sul mercato del lavoro, parificando i diritti e le tutele a vantaggio dei giovani che vi fanno ingresso ed evitando l'utilizzo della flessibilità in termini opportunistici.

Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato.

Nella seduta di mercoledì 28 aprile, la Commissione ha proseguito l'indagine conoscitiva sulla disciplina delle forme pensionistiche complementari, con l'audizione dei rappresentanti di Confcommercio, Confesercenti, Confetra, Confapi, Fieg, Confagricoltura e Federpesca.

Iniziato al Senato l’esame del disegno di legge del Governo sul lavoro, rinviato alle Camere dal Capo dello Stato

Nella seduta di martedì 4 maggio, le Commissioni riunite affari costituzionali e lavoro, previdenza sociale del Senato, hanno iniziato l'esame in sede referente del disegno di legge 1167-B/BIS recante deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, ai sensi dell'art. 74 della Costituzione e nuovamente approvato, con modificazioni, dalla Camera dei deputati

Il presidente della 11°Commissione (lavoro, previdenza sociale) ha ricordato che il provvedimento è stato rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica il 31 marzo 2010, ai sensi dell'art. 74 della Costituzione, con un messaggio motivato che evidenzia alcuni profili per i quali si richiede un nuovo esame, con particolare riferimento agli artt. 20, 30, 31, 32 e 50. In considerazione di ciò, la Camera dei deputati, il 29 aprile, ha approvato con modificazioni il provvedimento, limitando l'esame ai soli articoli oggetto del messaggio presidenziale, con l'unica aggiunta di alcune modifiche all'articolo 17, resesi necessarie, su segnalazione della Commissione bilancio, per assicurare la coerenza del testo sotto il profilo finanziario e il rispetto dei princìpi generali in materia di contabilità pubblica. Ha quindi precisato che, ai sensi dell'articolo 43, comma 3, e dell'articolo 136, comma 2, secondo periodo, del Regolamento del Senato, le Commissioni riunite possono proporre all'Assemblea di limitare la discussione alle parti che formano oggetto del messaggio, così come avvenuto presso l'altro ramo del Parlamento, nonché all'articolo 17, modificato dalla Camera dei deputati.

Il sen. Castro (PdL),
relatore per la Commissione lavoro, ha ricorda il contenuto del messaggio motivato del Capo dello Stato e la disponibilità dichiarata dal Governo e dalla maggioranza a intervenire per modificare il disegno di legge in esame. Riguardo al contenuto del messaggio presidenziale di rinvio, ha richiamato la richiesta di maggiore tipizzazione del concetto di equità, nonché quella di garantire una tutela del lavoratore con riguardo all'agibilità dell'arbitrato tenendo conto del possibile disallineamento delle condizioni di partenza e di assicurare l'autonomia delle parti anche nel caso in cui si renda necessario l'intervento regolatore del Ministro.

Ha riferito quindi sulle modifiche apportate dalla Camera dei deputati in considerazione delle motivazioni del messaggio di rinvio: all'art. 30 è stato soppresso il riferimento alle "fondamentali regole del vivere civile" e all'interesse dell'organizzazione aziendale, in modo da limitare il rischio di un intervento intrusivo da parte del giudice sulla base dell'eccessiva soggettività della valutazione e all'art. 31 si è precisato che la decisione secondo equità deve rispettare, oltre che i princìpi generali dell'ordinamento, i princìpi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari. Al comma 9 del medesimo articolo, recependo i contenuti dell'avviso comune tra le parti sociali dell'11 marzo scorso, la Camera dei deputati ha stabilito che la clausola compromissoria non può essere pattuita e sottoscritta prima della conclusione del periodo di prova, ovvero prima del decorso di 30 giorni dalla stipulazione del contratto di lavoro; essa comunque non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro; infine davanti alle Commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di fiducia o da un rappresentante dell'organizzazione sindacale o professionale.

Sempre all'articolo 31 sono state precisate le procedure relative alle controversie riguardanti la validità del lodo arbitrale irrituale e quelle riguardanti l'intervento del Ministro del lavoro e delle politiche sociali ai fini della stipulazione dell'accordo interconfederale o contratto collettivo a proposito del quale si chiarisce che si tiene conto delle risultanze istruttorie del confronto tra le parti sociali. Il relatore ha quindi richiamato l'attenzione sull'approvazione, intervenuta alla Camera, di un emendamento presentato dai Gruppi di opposizione che limita l'applicazione della disciplina alle controversie già insorte: si tratta di una modifica inopportuna, che altera significativamente la ratio della norma, e che dunque a suo avviso dovrebbe essere soppressa.

Infine, il relatore ha richiamato
le modificazioni apportate all'articolo 32 sulle formalità della comunicazione del licenziamento, e all'articolo 50, in materia di collaborazioni coordinate e continuative, ed ha concluso sottolineando l'opportunità di sottoporre all'Assemblea la proposta di limitare l'esame alle parti oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica, analogamente a quanto deliberato dalla Camera dei deputati, fatte salve le modifiche l'esame l'articolo 17, come già indicato dal presidente Giuliano.

Il sen. Saltamartini (PdL),
relatore per la Commissione affari costituzionali, si è soffermato sui rilievi riguardanti l'art. 20, in relazione al quale il Capo dello Stato ha eccepito che esso non interpreta, ma apporta una modificazione integrativa alla legge delega n. 51 del 1955, in materia di sicurezza del lavoro, che ha peraltro esaurito i propri effetti in quanto legge di delegazione, e non garantisce la salvezza del diritto del lavoratore al risarcimento dei danni eventualmente subiti. in proposito, nel richiamare il principio generale, stabilito dall'art. 28 della Costituzione, della responsabilità dei funzionari e dei dipendenti dello Stato, secondo le leggi penali, civili e amministrative, per gli atti compiuti in violazione dei diritti, si è dichiarato disponibile a valutare con attenzione una riformulazione della disposizione a fini di coerenza e sistematicità, che faccia salva la natura precettiva della norma, precisando comunque che non si tratta di rimuovere dall'ordinamento fattispecie incriminatrici. Si è associato, infine, alla proposta di limitazione della discussione avanzata dal relatore Castro.

Contro tale proposta si sono pronunciati il sen. Roilo (PD) e la sen. Carlino (IdV).

Le Commissioni riunite hanno quindi approvato quindi la proposta, da sottoporre all'Assemblea, di limitare la discussione agli articoli 17, 20, 30, 31, 32 e 50, rinviando ad una successiva seduta il seguito dell’esame..

Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati


Nella seduta di martedì 27 april
e, la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati ha esaminato in sede consultiva, per il parere alle Commissioni riunite finanze e tesoro e attività produttive, il disegno di legge n. 3350 di conversione in legge del decreto legge n. 40 del 2010, recante disposizioni tributarie e finanziarie urgenti in materia di contrasto alle frodi fiscali, di potenziamento e razionalizzazione della riscossione tributaria, di destinazione dei gettiti recuperati al finanziamento di un Fondo per incentivi e sostegno alla domanda in particolari settori.

Dopo che il relatore Scandroglio (PdL) ha dato conto del contenuto del provvedimento e delle limitate parti di esso che rientrano nella sfera di competenza della Commissione lavoro, il deputato Santagata (PD) ha espresso un parere sostanzialmente contrario all'impostazione generale del provvedimento, a suo avviso inadeguato a favorire il rilancio del tessuto produttivo.

Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato.

Nella seduta di giovedì 29 aprile è proseguito l’esame, in sede referente, della proposta di legge n. 3333 (Lo Presti), recante esclusione dei familiari superstiti condannati per omicidio del pensionato o dell'iscritto a un ente di previdenza dal diritto alla pensione di reversibilità o indiretta. La Commissione ha aderito alla proposta del presidente Moffa di abbinare nell’esame la proposta di legge n. 3311 (Schirru) sul medesimo tema; ha altresì convenuto sulla proposta di affidare al relatore, al termine della discussione generale, il compito di redigere un testo unificato. Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato ad altra seduta.

Nel pomeriggio è proseguita l’indagine conoscitiva su taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro (lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera), con l’audizione del ministro del lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi,che ha svolto una relazione sui temi oggetto dell'indagine conoscitiva.
Sono quindi intervenuti, porre quesiti e formulare osservazioni, i deputati Bobba (PD), Pelino (PdL), Cazzola (PdL), Damiano (PD), Bellanova (PD), Delfino (UdC), Foti (PdL), Fontana (PdL) e il presidente Moffa; ad essi ha replicato Il ministro Sacconi ha replicato, fornendo ulteriori precisazioni in ordine ai quesiti posti.
Il presidente Moffa, ringraziato il Ministro, ha dichiarato quindi conclusa l'audizione.

Nelle sedute di martedì 4 e giovedì 6 maggio la Commissione ha esaminato in sede consultiva (parere alla Commissione affari sociali) il nuovo testo derivante dall'unificazione delle proposte di legge nn. 799 (Napoli), 1552 (Di Virgilio e Palumbo) 977-ter (Turco), 278 (Farina Coscioni), 1942 (Mura), 2146 (Minardo), 2355 (Di Pietro), 2529 (Scandroglio), 2693 (Zazzera) e 2909 (De Poli), recante principi fondamentali in materia di governo delle attività cliniche.

Il relatore Fontana (PdL), nel dare conto del contenuto del nuovo testo unificato, ha ricordato il parere contrario espresso dalla Commissione lavoro sul precedente testo unificato ed ha espresso apprezzamento per le modifiche adottate con la nuova stesura. Si è quindi soffermato sulla parti di più stretta pertinenza della Commissione, ed in particolare sulla nuova formulazione degli artt. 6, 9, 10 e 11. L’art. 6 prevede un ruolo più incisivo della Conferenza Stato-regioni nella definizione delle linee guida - proposte dal Ministro della salute - relative agli strumenti per la valutazione dei direttori medici e sanitari con incarico di direzione di struttura complessa e dei direttori di dipartimento; l'art. 9 anticipa al sessantasettesimo anno di età il limite massimo di età per il collocamento a riposo dei dirigenti medici e sanitari del Servizio sanitario nazionale, subordinando comunque la possibilità di lavorare fino al settantesimo anno alla presentazione di una domanda da parte dell'interessato, nonché ad una valutazione del Collegio di direzione.

A tale proposito, il relatore ha rilevato che la norma in questione, in aggiunta a quanto stabilito in precedenza, prevede che la deroga all'articolo 72, comma 11, del decreto-legge n. 112 del 2008 (in materia di risoluzione unilaterale da parte delle pubbliche amministrazioni del rapporto con i dirigenti con anzianità contributiva di 40 anni) si applichi - oltre che per altre categorie - anche per i medici universitari convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, con ciò adeguandosi ai principi già fissati, in materia, dal cosiddetto «collegato lavoro», appena approvato dalla Camera. Il relatore si è quindi soffermato sull’art. 10, che disciplina l'attività libera-professionale dei dirigenti medici e sanitari del SSN, specificando dettagliatamente le modalità di svolgimento delle attività di monitoraggio e di controllo delle regioni sull'esercizio della libera professione, stabilendo, a tale scopo che le regioni disciplinino i provvedimenti sanzionatori in caso di violazione delle disposizioni di legge e delle modalità di esercizio dell'attività libero professionale, con l’attribuzione di un potere sostitutivo al Ministro della salute, a cui vengono comunque inviati trimestralmente dalle regioni i risultati conseguiti nell'esercizio delle richiamate attività; il successivo ar. 11 – ha proseguito il relatore - disciplina la libera professione intra-muraria degli operatori delle professioni sanitarie non mediche, estendendo a tale personale le medesime forme di garanzia e di controllo previste all’art. 10 per i dirigenti medici e sanitari del SSN. In conclusione, preso atto delle numerose modifiche apportate al precedente testo unificato, il relatore ha preannunciato l’intenzione di formulare una proposta di parere favorevole.

Secondo il deputato Fedriga (LNP) le perplessità precedentemente sollevate dalla Commissione lavoro non appaiono pienamente superate dal nuovo testo unificato, dato che esso, a suo avviso, continua a presentare profili di dubbia costituzionalità, soprattutto nella parte in cui interviene in maniera invasiva sulle competenze delle regioni.

La deputata Schirru (PD) ha espresso apprezzamento per alcune delle modifiche apportate al provvedimento in sede referente, soprattutto laddove si rafforza il ruolo delle regioni, e si introducono misure di integrazione socio-sanitaria e si disciplinano le funzioni del Collegio di direzione. Positive appaiono anche le norme in tema di criteri di valutazione per l'affidamento delle funzioni di direzione generale, che appaiono in grado di porre fine al sistema della «lottizzazione», e di attribuire rilevanza al merito e alla preparazione dei candidati. Molto meno convincente appare l'art. 9, in materia di limiti d'età per il pensionamento dei dirigenti medici e sanitari del SSN, compresi i responsabili di struttura complessa, anche perché la materia è già disciplinata dal cosiddetto «collegato lavoro», approvato dalla Camera, e non deve quindi essere ulteriormente regolata. Secondo la deputata Schirru andrebbero invece soppressi gli artt. 10 e 11 che, disciplinando l'attività libero-professionale dei dirigenti medici e sanitari nonché del personale non medico, mettono a rischio l'esclusività del rapporto con il SSN e, dunque, il corretto svolgimento dei relativi compiti istituzionali.

Il relatore Fontana (PdL) ha fatto presente che l'attuale testo appare coerente con i principi di sussidiarietà contenuti nel progetto di riforma in senso federale dello Stato, attualmente in corso di attuazione da parte del Governo, e si è dichiarato disponibile a valutare l'introduzione, nella sua proposta di parere, di una clausola volta a meglio specificare tale aspetto. Ha quindi affermato di non condividere la contrarietà espressa dal gruppo del Partito Democratico rispetto agli artt. 10 e 11 del provvedimento, dal momento che essi vanno nella direzione di un miglioramento delle funzionalità delle aziende sanitarie.

L’esame è proseguito il 6 maggio, con la presentazione, da parte del relatore Fontana di una proposta di parere favorevole, con la condizione dell’inserimento di una apposita «clausola di coordinamento», che affermi il carattere accessorio e cedevole delle norme procedurali e di dettaglio concernenti le diverse figure professionali e i meccanismi per la determinazione di requisiti di accesso, sistemi di valutazione e modalità di individuazione degli incarichi a queste riferite, nel senso che tali norme si intendano integralmente applicabili solo in caso di «vuoto normativo» regionale, potendo le regioni stesse intervenire a loro volta - nell'ambito dei principi generali dettati dal provvedimento - con proprie norme destinate a sostituirsi a quelle della legislazione statale.
La deputata Schirru (PD) ribadendo le perplessità già espresse nel precedente intervento, ha preannunciato il voto contrario del suo gruppo sulla proposta di parere del relatore. Il deputato Fedriga (LNP) ha preannunciato il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere favorevole con condizione formulata dal relatore.

Dopo che il presidente Moffa ha rilevato che dal contenuto della proposta di parere del relatore sembra emergere soltanto una corretta interpretazione del rapporto tra Stato e regioni in linea con il titolo V della Costituzione, la Commissione ha approvato la proposta di parere favorevole con condizione formulata dal relatore.

Nella seduta di martedì 4 maggio, la Commissione ha esaminato in sede referente, la proposta di legge derivante dall’unificazione delle proposte di legge nn. 82 (Stucchi), 322 (Barbieri), 331 (Schirru), 380 (Volontè), 527 (Osvaldo Napoli), 691 (Prestigiacomo), 870 (Ciocchetti), 916 (Marinello), 1279 (Grimoldi), 1377 (Naccarato), 1448 (Caparini), 1504 (Cazzola), 1995 (Commercio), e 2273 (Pisicchio), recante norme in favore di lavoratori con familiari gravemente disabili.

Il presidente Moffa ha ricordato che il 2 marzo scorso la Commissione ha inviato alle competenti Commissioni, per l'espressione del prescritto parere, un nuovo testo unificato delle proposte di legge in titolo, elaborato dal Comitato ristretto: ha quindi elencato i pareri già trasmessi, ricordando altresì che la relazione tecnica sulla quantificazione degli oneri, richiesta dalla Commissione bilancio al Governo, in data 10 marzo 2010, risulta verificata negativamente dal Ministero dell'economia, sia per quanto riguarda la quantificazione degli oneri previsti e la relativa copertura finanziaria sia per la riscontrata mancanza della clausola di salvaguardia; la Commissione bilancio, dunque, non ha tuttora espresso il parere di competenza.

Poiché il provvedimento in esame
è stato iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di maggio, attesa anche la rilevanza dei profili di carattere finanziario, il Presidente ha suggerito di attendere sino alla prossima settimana l'espressione del parere della Commissione bilacnio, in assenza del quale - salvo diverso avviso da parte dei gruppi ed in mancanza di significativi elementi di novità - sarà in ogni caso posto in votazione, al più tardi nella giornata di giovedì 13 maggio, il mandato al relatore per riferire all'Assemblea nei termini fissati dal calendario.

Secondo il relatore Delfino (UdC), dal lungo iter del provvedimento in esame è emersa inequivocabile la volontà di tutti i gruppi - manifestata anche presso la Commissione bilancio - di giungere ad un testo condiviso, contenendo l'onerosità finanziaria delle misure introdotte. Occorre pertanto valutare l’opportunità di modificare l'art. 1, estendendo la normativa ivi prevista anche al personale della scuola e degli enti locali ed escludendo, inoltre, la possibilità per le pubbliche amministrazioni di rifiutare la domanda di esonero dal servizio per i destinatari del provvedimento; ha prospettato, altresì, l'esigenza di riconoscere, anche per i dipendenti statali, i benefici concessi al raggiungimento dei limiti di età, per ora fissati solo all'articolo 2 del nuovo testo unificato, anche in assenza dei requisiti di anzianità massima contributiva stabiliti al comma 1 dell'articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008. Ha segnalato quindi l'esigenza di apportare alcune modifiche formali al testo, relativamente al periodo di decorrenza delle misure previste dall'articolo 72 del citato decreto-legge n. 112 - da individuare nel triennio 2010-2012, analogamente a quanto previsto dal provvedimenti in esame per i lavoratori del settore privato - e al termine di scadenza per la presentazione delle relative domande di accesso al beneficio (da fissare al 1o marzo di ogni anno).

Per il Gruppo del PD, le deputate Schirru e Codurelli hanno posto alcuni quesiti in ordine alle modalità di prosecuzione dell’esame, ai quali ha risposto il relatore Delfino, ad avviso del quale gli aggiustamenti da lui segnalati in precedenza potrebbero trovare una soluzione positiva nel corso dell'esame in Assemblea.
Nella seduta del 6 maggio, dopo lo svolgimento delle interrogazioni 5-00964 Bobba: Sulla normativa in materia di risarcimento del danno da infortuni sul lavoro e 5-02769 Bobba: Sviluppo di accordi in materia di sicurezza sociale con la Repubblica di Albania, è ripreso l’esame delle proposte di risoluzione 7-00274 Codurelli: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell'occupazione femminile; 7-00285 Pelino: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell'occupazione femminile e 7-00306 Paladini: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell'occupazione femminile.

Ha preso la parola il sottosegretario Giovanardi,
competente per le politiche della famiglia, ricordando in primo luogo che il Fondo per le politiche della famiglia presso la Presidenza del Consiglio deve essere ripartito d'intesa con la Conferenza unificata; nel 2009 le risorse afferenti al Fondo per le politiche della famiglia, pari a 186.571.000 euro, sono state ripartite nel seguente modo: interventi relativi a compiti e attività di competenza statale 86.571.000 euro; interventi relativi a compiti ed attività di competenza regionale 100 milioni di euro.
Tra le risorse destinate alle attività di competenza statale, sono stati stanziati 15 milioni di euro per le iniziative di conciliazione del tempo di vita e del tempo di lavoro, di cui all'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53; sempre nel 2009 sono stati presi in considerazione i progetti di azioni positive per la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro presentati entro la scadenza di febbraio. Ha fatto presente altresì che il 30 settembre 2009 è stata approvata la relativa graduatoria e sono stati ammessi al finanziamento, totale o parziale, 54 progetti, per un ammontare di 2.603.789,78 euro.

Con la legge n. 69 del 2009,
è stato novellato l'articolo 9 della citata legge n. 53 del 2000, al fine di risolvere le maggiori criticità connesse alla precedente formulazione della norma, il cui ambito applicativo era da più parti denunciato come eccessivamente ristretto, tanto in relazione ai possibili proponenti (mentre ora sono ricompresi tutti i datori di lavoro privati iscritti in pubblici registri), quanto rispetto alle esigenze tutelate e ai possibili contenuti degli interventi progettuali (ora esplicitamente ampliati a ricomprendere i servizi e a favorire l'integrazione delle diverse competenze tramite la valorizzazione delle reti); peraltro, la modifica intervenuta ha di fatto precluso le scadenze di giugno e ottobre 2009 per la presentazione di ulteriori progetti di conciliazione, a causa della implicita abrogazione della vecchia normativa; tra l'altro, la prolungata sospensione delle attività della Conferenza unificata ha ritardato la conclusione dell'iter di approvazione delle norme applicative della citata novella. In relazione a tale questione, il sottosegretario ha segnalato che solo il 29 aprile 2010 è stato iscritto all'ordine del giorno della Conferenza Unificata lo schema di DPCM che definisce i criteri e le modalità per la concessione dei contributi di cui all'articolo 9 della legge n. 53 del 2000, come modificato; in tale seduta la Conferenza Unificata ha espresso parere favorevole, per cui lo schema sarà trasmesso al Consiglio di Stato e alla Corte dei Conti. Per quel che riguarda il 2008 lo stanziamento di circa 15 milioni di euro per il finanziamento di progetti in favore della conciliazione è stato quasi integralmente speso, a conferma dell'importanza strategica che il Governo riconosce alla misura in questione.

Il Dipartimento per le politiche della famiglia, ha promosso anche il «Progetto pilota nidi PA», consistente nella realizzazione di 50 nidi aziendali presso sedi centrali e periferiche della Pubblica Amministrazione nazionale, con una riserva di posti di almeno il 10 per cento a favore dei bambini iscritti nelle liste d'attesa dei nidi comunali: a tale iniziativa sono stati destinati, per il 2009, 18 milioni di euro e al progetto partecipa anche il Dipartimento per le pari opportunità, che finanzia con ulteriori 7,2 milioni di euro la progettazione e la gestione per il primo biennio dei nuovi nidi: pertanto, globalmente il bando è già finanziato con oltre 25 milioni di euro.Un'ulteriore somma aggiuntiva - da destinare al finanziamento di detta iniziativa - deriverà dal 20 per cento dei risparmi risultanti dall'innalzamento dell'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, per un cifra che si dovrebbe attestare attorno ai 48 milioni di euro.

Il Sottosegretario ha quindi rilevato che, per il 2009, agli interventi relativi alle attività di competenza regionale sono stati destinati 100 milioni di euro: si tratta di risorse stanziate per finanziare la terza annualità (triennio 2007-2009) del Piano nazionale di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi per la prima infanzia. Occorre poi segnalare che, in base al citato parere favorevole della Conferenza unificata relativo alla ripartizione del Fondo per le politiche della famiglia relative per il 2010, le risorse complessive, ammontanti a 185.289.000 euro, sono state così ripartite: 85.289.000 euro per gli interventi di competenza statale; 100 milioni di euro per gli interventi di competenza regionale e degli enti locali.
Anche per il 2010, sono stati stanziati 15 milioni di euro per il finanziamento delle iniziative di conciliazione del tempo di vita e del tempo di lavoro, mentre le risorse per gli interventi di competenza regionale e degli enti locali dovrebbero essere destinate alle medesime finalità individuate nel 2009, malgrado il Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia preveda un finanziamento statale limitato al triennio 2007-2009. Il Sotttosegretario ha infine ricordato che il Governo ha stanziato anche apposite risorse per assicurare a tutte le famiglie italiane un prestito garantito pari a 5.000 euro, destinato alle coppie che abbiano avuto la nascita di un figlio.

Per il Gruppo del PD, le deputate Gnecchi, Rampi e Codurelli hanno chiesto chiarimenti al rappresentante del Governo circa le effettive disponibilità finanziarie del Dipartimento per le pari opportunità e del Dipartimento per le politiche della famiglia, poiché nel corso della discussione del disegno di legge finanziaria 2010 la Commissione ha preso atto negativamente, con una deliberazione unanime, della riduzione degli stanziamenti disposti in materia. Il quadro è stato reso più confuso dal Ministro per le pari opportunità, che ha riferito dell'esistenza di ingenti risorse per il finanziamento di un piano di azione per le politiche di conciliazione. Con riferimento, poi, a talune dichiarazioni rese agli organi di stampa dal Ministro Gelmini in ordine al periodo di astensione dal lavoro delle donne per maternità, le intervenute hanno fatto notare che appare paradossale auspicare un sollecito ritorno al lavoro delle lavoratrici madri, quando la maggioranza di esse, a causa dell'assenza o dell'onerosità dei servizi all'infanzia, rischia di rimanere esclusa dal lavoro, soprattutto in un periodo di grave crisi economica, e non può vantare quella libertà di scelta di cui sono titolari poche donne privilegiate, impiegate in settori professionali particolari. Le intervenute hanno altresì sottolineato l’urgenza di politiche di genere, che promuovano un complessivo innalzamento dei livelli dei trattamenti salariali e previdenziali delle donne, che risultano di gran lunga inferiori a quelli degli uomini, mentre, sul tema della conciliazione, hanno rilevato che la questione non può essere posta esclusivamente dal punto di vista finanziario, richiedendo piuttosto un mutamento culturale del concetto stesso di lavoro di cura, che dovrebbe riguardare anche gli uomini, analogamente a quanto accade negli altri Paesi europei.

La diffusione del part-time - evidenziata dal Ministro per le pari opportunità nella seduta precedente - non sembrerebbe poi riferirsi a giovani donne madri, bensì a donne in età avanzata (perlopiù «badanti» regolarizzate), e quindi si prospetta l'esigenza di individuare soluzioni più efficaci in tale materia. Quanto alle considerazioni svolte dal Ministro Carfagna in ordine al tasso di occupazione femminile nel Sud, che impedirebbe di raggiungere al Paese nel suo complesso percentuali più accettabili dal punto di vista delle pari opportunità, le intervenute hanno fatto presente che nessuna macroarea del Nord Italia, al momento, risulta aver raggiunto gli obiettivi di Lisbona: ciò evidenzierebbe un problema di tipo strutturale, che richiederebbe l'avvio di serie politiche di genere. Da ultimo, è stata segnala l'esistenza di una profonda discrasia tra lo stato eccellente dei servizi socio-sanitari offerti nel momento del parto e quello, invece, inefficiente che caratterizza i servizi garantiti nel periodo successivo alla nascita del bambino, nel quale la donna viene lasciata sola dallo Stato, che, inoltre, tende a scaricare sugli enti locali i relativi oneri di gestione.

La deputata Pelino (PdL) ha ribadito la necessità di promuovere innanzitutto la permanenza della donna al lavoro - senza togliere nulla al suo ruolo svolto all'interno della famiglia - attraverso adeguate politiche pubbliche da concertare tra Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Dipartimento delle pari opportunità e Dipartimento per le politiche della famiglia.

Il sottosegretario Giovanardi, intervenendo in replica, ha sottolineato la necessità di una riflessione più complessiva sul sistema del welfare, da ricondurre nell’ambito dell’attuale contesto socio-economico, caratterizzato da stringenti vincoli di bilancio. Quanto alle richieste di chiarimento rivolte dai deputati intervenuti, ha chiarito preliminarmente che la questione delle pari opportunità non può essere considerata solo nella sua dimensione finanziaria, dal momento che qualsiasi politica di genere è destinata a fallire, se non è adeguatamente sostenuta delle organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori, che devono dimostrare, nell'ambito della contrattazione, di voler seriamente investire sulla famiglia.

Con riferimento agli interventi sui servizi all'infanzia e in favore della famiglia, ha richiamato le somme già indicate, confermando gli importi anche a seguito di una ulteriore richiesta della deputata Codurelli e precisando che lo stanziamento previsto dal Governo per il prestito garantito dallo Stato per i nuovi nati ha consentito il finanziamento di un provvedimento di natura universalistica che rappresenta un forte segnale di attenzione lanciato dal Governo a favore dei soggetti più bisognosi della società. Rispondendo ad un quesito della deputata Gnecchi, il Sottosegretario ha infine precisato che la restituzione del prestito per i nuovi nati può avvenire nell'arco di 5 anni e che il prestito è sottoposto a tassi d'interesse agevolati.

Il seguito della discussione è stato rinviato ad altra seduta.



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TAGS senato camera in parlamento

10/05/2010 16:27

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Il Governo clinico prosegue a singhiozzi
Nuovo blocco del DdL sul Governo clinico: questa volta è la Commissione parlamentare per le questioni regionali a mettere i bastoni fra le ruote per motivi di competenza concorrente.

Ulteriori info su http://infosanita.wordpress.com/2010/05/10/governo-clinico-a-singhiozzi026/

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