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Congresso Cgil, gli ordini del giorno

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Trentasei gli ordini del giorno arrivati alla fine dei lavori congressuali. Su trentadue di questi (riguardanti gli argomenti più diversi, dal no al Ponte sullo Stretto al problema della ricostruzione dell’Aquila ai diritti umani, passando per le dichiarazioni di sostegno a una serie di vertenze aziendali), visto il sì unanime della Commissione politica, ovviamente non era il caso di tornare a discutere. Sono stati illustrati invece alla platea congressuale, e messi in votazione, i due odg – contrapposti – sulla Tav, e quello, respinto a maggioranza, sullo sciopero generale. I due ordini del giorno sulla Tav erano nati dal diverso giudizio maturato nella confederazione intorno all’alta velocità. Sull’odg approvato a maggioranza, che ricalcava sostanzialmente il documento votato al Congresso della Fillea, tre sono i punti da sottolineare: l’inutilità della contrapposizione Tav-no Tav; l’importanza dell’opera per lo sviluppo industriale del Piemonte oltre che per migliori collegamenti tra Italia e Francia; la necessità che intanto si producano vantaggi occupazionali e benefici fiscali per residenti e territori. Il secondo ordine del giorno, respinto, dava invece dell’opera un giudizio, non solo sotto il profilo economico ma anche ambientale, del tutto negativo. L’altro odg votato, ricordavamo sopra, è quello in cui si chiedeva un mandato esplicito del Congresso alla decisione dello sciopero generale contro il governo. La politica dell’esecutivo, recitava il documento proposto, dopo l’articolo 18 punta a destrutturare l’intero Statuto dei lavoratori, a ledere in maniera forte, con i diritti dei lavoratori, ruolo e funzione del sindacato. Ma – questa l’obiezione venuta dalla maggioranza – la Cgil ha già detto, proprio nel congresso, che s’impegnerà in tutte le forme contro la politica del governo. “In tutte le forme” significa anche, se necessario, ricorso allo sciopero generale. Che però non è opportuno decidere oggi. (GR) 

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TAGS congresso cgil

08/05/2010 17:05

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