Presentata al congresso una ricerca in collaborazione con la facoltà di Scienze della comunicazione: le tecnologie possono aumentare l’efficienza e la soddisfazione, oppure intensificare la pena e lo sfruttamento delle risorse umane
GENOVA - Nell’ambito del terzo congresso Agenquadri in corso presso i Magazzini del Cotone al Porto Antico di Genova, Agenquadri Cgil e la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza hanno presentato i risultati della ricerca “Tecnologie digitali, lavoro e non lavoro del lavoratore della conoscenza”. Attraverso un questionario online e un focus group di approfondimento l’obiettivo è stato quello di indagare, tra i quadri e i lavoratori ad alta professionalità, l’impatto che le tecnologie digitali hanno sul lavoro, con particolare attenzione al cosiddetto
work life balance.
Parte della metamorfosi che ha subito il lavoro, infatti, è da attribuirsi all’impatto che le tecnologie hanno sui contenuti della prestazione lavorativa e sul tempo e lo spazio dedicato al lavoro. Le tecnologie, pur assicurando nuovi margini di azione, appaiono profondamente ambivalenti: come Giano bifronte possono aumentare l’efficienza e la soddisfazione oppure intensificare la pena e lo sfruttamento delle risorse umane. Il campione preso in esame dai ricercatori evidenzia che i dispositivi digitali semplificano il lavoro, rendono più semplice l’accesso alle informazioni, aumentano la produttività e migliorano la capacità di prendere decisioni. In relazione al carico di lavoro, invece, i risultati sottolineano come le tecnologie abbiamo modificato la qualità del lavoro, intensificandolo e sviluppando competenze strettamente legate alla gestione delle tecnologie (catalogazione delle informazioni, lettura delle email, ecc.).
L’uso delle tecnologie, inoltre, è connesso con il livello di investimento del singolo nel lavoro (più alto è l’investimento, maggiore è la propensione a cedere spazi di vita privata al lavoro) e con la cultura e le caratteristiche dell’organizzazione (maggiore è l’esposizione al mercato più alta è la necessità di essere connessi per rispondere velocemente). Inoltre, seppure le tecnologie abilitano la possibilità di lavorare ovunque, la presenza in ufficio è ancora riconosciuta come un aspetto caratterizzante del lavoratore ad alta professionalità. I risultati della ricerca offrono numerosi spunti di riflessione anche rispetto al ruolo che possono assumere le rappresentanze collettive, in particolare per quanto riguarda l’esigenza di costruire una terza via tra la contrattazione individuale e collettiva che fornisca ambiti e regole. Uno dei terreni in cui si giocherà il futuro del sindacato è legato alla sua capacità di assumere un ruolo propositivo nelle fasi di vita positive delle aziende e di riconoscere come reali le conseguenze dell’uso di tecnologie, per loro natura invisibili.