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Ddl lavoro, Cgil: “Se passa, la mobilitazione continua”

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Il sindacato in presidio alla Camera. Governo sotto su emendamento Pd. Per la Cgil non bastano le modifiche: se diventerà legge, sosterrà i lavoratori con ricorsi alla Corte Costituzionale. Pantaleo (Flc): non si esclude lo sciopero generale

di Paolo Andruccioli

 (immagini di marilina russo)
ROMA - Nuova mobilitazione della Cgil contro il ddl lavoro, in discussione alla Camera dei deputati. La manifestazione di oggi (28 aprile) si è svolta nella piazza di Montecitorio, davanti all’ingresso della Camera dove è in discussione il testo riveduto e corretto dopo l’intervento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Testo che dovrebbe essere approvato entro domani, per poi passare al voto del Senato.

Le modifiche apportate dalla commissione Lavoro, soprattutto sui temi più caldi della conciliazione, dell’arbitrato e della certificazione dei rapporti di lavoro, non soddisfano la Cgil che per bocca del segretario confederale, Fulvio Fammoni, annuncia la prosecuzione della mobilitazione. “Noi andremo avanti fino all’approvazione delle legge – ha detto -, ma non ci fermeremo neppure dopo perché riteniamo queste norme incostituzionali e gravemente lesive dei diritti dei lavoratori”. La Cgil ha quindi intenzione di attivarsi per tutelare i lavoratori che saranno costretti dalle aziende a scegliere l’arbitrato al posto del ricorso alla magistratura del lavoro. Questi saranno sostenuti legalmente per chi lo vorrà, ha spiegato sempre Fammoni, si potranno attivare i ricorsi alla Corte Costituzionale.

Uscendo da Montecitorio Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e ora deputato del Pd, ha dato notizia della messa in minoranza del governo in una delle votazioni sul testo. In particolare, ha spiegato che il Pd è riuscito a far passare l’emendamento che cambia il concetto di ricorso ai collegi arbitrali: nella prima formulazione si parlava di eventuali contenziosi che insorgeranno, nella nuova formulazione si parla invece di contenziosi già insorti.

Al presidio hanno partecipato altri politici come Paolo Ferrero, segretario della Federazione della sinistra, oltre a sindacalisti come il segretario della Flc Cgil, Mimmo Pantaleo. C’era Alfonso Gianni di Sinistra e libertà e Antonio Di Pietro. Il presidente dell’Italia dei valori si è scatenato in un comizio contro l’ennesimo attacco ai giudici, questa volta giudici del lavoro. In particolare, a suo giudizio “è ipocrita” la motivazione che porta a introdurre l’arbitrato: il governo dice infatti che la riforma è necessaria per accorciare i tempi delle cause di lavoro, ha spiegato, “ma allora si facessero funzionare gli uffici e i tribunali, invece di sostituire i diritti con l’arbitrato”. Pantaleo si è detto d’accordo con Fammoni e Claudio Treves, e ha sottolineato che la Cgil su questo terreno non dovrà cedere. Se dovesse servire, ha avvertito, si potrebbe ricorrere anche allo sciopero generale.



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TAGS camera fammoni cgil di pietro damiano ddl lavoro pantaleo

28/04/2010 17:19

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Bisogna agire PRIMA e non dopo l'approvazione della nuova 1167. Indire subito lo sciopero generale e fare capire alla Confindustria ed al PD che la CGIL non è disponibile a farsi imbrigliare nella rete che i legulei hanno steso in Parlamento. Siamo già anacronistici rispetto lo sviluppo della storia. Ma, se c'è vera volontà di salvare l'art.18, possiamo ancora farcela. Intanto rompendo con CISL e UIL e non facendo il concertone ed il 1 maggio unitario

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