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Ogni 15 secondi muore un lavoratore

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Nel mondo 6500 morti ogni giorno. I dati dell’Onu in occasione della giornata mondiale contro gli infortuni. In Italia tendenza in calo, ma solo perché c’è la crisi. E i dati Inail non tengono conto del sommerso

di Davide Orecchio

Non è il caso di essere ottimisti. Nel mondo muore un lavoratore ogni 15 secondi: se lo porta via un incidente o una malattia professionale. Ogni giorno si verificano 6500 incidenti mortali. Ogni anno si ammalano 180 milioni di persone, a causa del lavoro, e ne muoiono 2,3 milioni in incidenti. E il costo economico di questa piaga planetaria incide sul 5% del Pil mondiale.

Questi i dati a suggello della Giornata internazionale contro gli infortuni e le malattie professionali patrocinata dall’Onu. Una giornata all’insegna dell’allarme. Perché il fenomeno, a dispetto delle statistiche ufficiali, continua a crescere e a nuocere. Perché nelle statistiche ufficiali non c’è traccia delle anime morte che si infortunano o perdono la vita nell’economia che non si vede, quella del lavoro nero (che solo in Italia pesa il 20%), degli incidenti non denunciati o per i quali padroncini senza scrupoli inventano cause diverse dall’unica, vera causa: il lavoro senza tutele.

In Italia i dati più aggiornati sono quelli diffusi dall’Inail rispetto al primo semestre 2009, e sempre e solo sulla base delle denunce presentate all’ente. Ci dicono che gli infortuni sono in calo perché è in calo l’economia, e quindi l’occupazione. Venendo meno l’equazione “meno lavoro = meno infortuni sul lavoro” – cosa che auspicano tutti, perché vorrebbe dire che la crisi è finita – si ricomincerebbe a infortunarsi e morire di più sul lavoro.

L’Inail registra una diminuzione sia degli infortuni (-10,6%) sia delle vittime (-12,2%). Nei primi sei mesi del 2009 gli infortuni sono stati 397.980 contro i 444.958 dello stesso periodo del 2008. I casi mortali sono invece stati 490 rispetto ai 558 dello stesso periodo dell'anno precedente. Una flessione “dipesa anche dalla crisi economica”, afferma l’istituto di previdenza. Non a caso i settori dove gli infortuni sono calati di più sono l’industria (-21,5% di infortuni e 20% dei casi mortali) e le costruzioni (-15, 8%): ossia quei settori nei quali più pesante è l’impatto della crisi.

Sempre in Italia, nel 2008 le morti sul lavoro sono state 1.581, e 875 mila gli infortuni complessivi. Lombardia, Emilia Romagna e Veneto sono ai primi posti nella graduatoria, ma sono anche le regioni più popolose e con maggior presenza manifatturiera.

Anche in Eurolandia il lavoro continua a uccidere. Secondo l’Eurostat, ogni anno 5.720 persone muoiono a causa di infortuni. L’Ilo, invece, stima che altri 159.500 lavoratori europei, ogni anno, perdano la vita in seguito a malattie professionali. Tenendo conto di entrambi i dati, si può arrivare alla drammatica conclusione che nell’evoluto vecchio continente, ogni tre minuti e mezzo qualcuno muore a causa del lavoro. Il tutto ad oltre vent’anni dalla direttiva quadro comunitaria sulla sicurezza del 1989. Nell’Unione Europea, sempre secondo Eurostat, il 3,2% dei lavoratori ha subìto almeno un infortunio sul posto di lavoro, mentre l’8,6 ha dichiarato di soffrire di un qualche disturbo della salute, non necessariamente riconosciuto come malattia professionale.

Quasi 7 milioni di persone nell’Unione ha subìto almeno un incidente. I giovani, tra l’altro, si infortunano più frequentemente dei loro colleghi anziani: la quota di lavoratori maschi vittime di incidenti è del 5% per le persone di età inferiore ai 25 anni, e diminuisce regolarmente con il crescere dell’età, fino al 2,9 nella coorte più anziana (55-64 anni). Anche tra le donne il tasso di infortuni raggiunge il picco massimo (2,7%) nella fascia d’età più giovane, mentre dai 25 anni in poi resta costantemente al 2%, quindi sempre considerevolmente inferiore a quello degli uomini.

I paesi con il più alto tasso d’infortuni sono invece Finlandia (6,3%), Francia (5,4), Svezia (5,1) e Danimarca (4,9). Un tasso inferiore al 2% si registra invece in Grecia, Slovacchia, Irlanda, Polonia, Ungheria, Bulgaria e Lituania. Anche se a questo proposito sorge qualche dubbio sull’attendibilità dei dati nazionali. Stando ai dati Eurostat, infatti, il tasso d’infortuni risulta mediamente più alto nei paesi Ue-15 (di vecchia adesione) che nel resto dell’Unione (leggi qui l’articolo integrale).


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TAGS sicurezza sul lavoro inail morti lavoro

27/04/2010 16:42

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