Standard & Poors declassa i titoli pubblici a “spazzatura”. Sciopero generale il 5 maggio contro il piano di austerity e l'intervento del Fmi. Bce: “La crisi di Atene campanello d’allarme per altri paesi”. È il Portogallo il secondo malato d'Europa
Mercoledì 5 maggio la Grecia si fermerà per un nuovo sciopero sciopero generale. I sindacati del settore privato (Gsee) e pubblico (Adedy) hanno deciso di convocare un nuovo stop di tutte le attività, contro le misure di austerity che Atene dovrà varare per ottenere l'aiuto economico del Fmi e della Ue, come richiesto dalla Germania. Lo riferisce oggi pomeriggio (27 aprile) l'Ansa, citando fonti sindacali. La direzione di Gsee ha preso la decisione di convocare lo sciopero, il primo dopo l'attivazione degli aiuti Ue-Fmi, quindi anche Adedy ha aderito alla protesta. Nel frattempo Standard & Poor's ha tagliato il rating della Grecia a livello "junk" (spazzatura). L'agenzia internazionale ha declassato il rating a lungo termine ellenico a BB+ da BBB+ con outlook negativo e quello nel breve termine a B da A-2. Il rischio default è sempre più alto, a meno che gli aiuti chiesti da Atene non arrivino.
A fine giornata la Borsa di Atene è crollata del 6%, dopo l'ennesimo allarme sulla tenuta dei conti pubblici greci lanciato dal ministro delle Finanze, e trascina al ribasso i listini europei. Lo riferiscono fonti di agenzia. A risentirne maggiormente le Borse dei paesi considerati più a rischio: Portogallo, su cui si abbatte il doppio taglio del rating di Standard & Poor's sul debito sovrano (che passa da A+ ad A-) e Spagna, dove il tasso di disoccupazione a marzo supera la soglia psicologica del 20%. Madrid scivola del 4,19%, Lisbona del 5,3%. Chiusura in rosso anche per Milano (-3,1%), Parigi (-3,82%), Francoforte (-2,73%) e Londra (-2,61%).
LA GIORNATA. Oggi intanto sono stati semiparalizzati i trasporti urbani e sono scesi in sciopero dipendenti pubblici aderenti al sindacato Adedy. Nuove manifestazioni e proteste si preannunciano anche per il primo maggio.
“La crisi greca è un campanello d’allarme per tutti i paesi che hanno problemi simili”, avverte stamani Luca Papademos, vicepresidente della Bce. La crisi di bilancio di Atene ha insegnato al governo ellenico “a capire la necessità di avere finanze sostenibili ed efficienti”. Per questo “è ora che tutti prendano misure per stimolare la competitività e tornare a bilanci sani”. Il vicepresidente ha poi aggiunto che la missione ad Atene di Bce, Commissione Europea e Fmi “finirà all'inizio di maggio”. Tra i paesi più a rischio c’è il Portogallo, dove abbondano i sintomi della difficoltà crescente: deficit quadruplicato, imprese chiuse e disoccupazione alle stelle. La scorsa settimana Simon Johnson, ex numero uno del Fmi, che il Portogallo di oggi assomiglia all’Argentina del 2002, quindi a rischio default. E secondo Nouriel Roubini, il primo economista ad annunciare la crisi globale, bisognerebbe valutare seriamente l’ipotesi di escludere Lisbona dall’area dell’euro.
Tornando alla Grecia, la Germania e la speculazione internazionale, scrive stamani la stampa ellenica, aumentano la pressione su Atene per “nuove misure” di austerity, ma sembrano puntare a uno scenario persino più pesante: la ristrutturazione del debito. “Giochi pericolosi contro la Grecia” denuncia il quotidiano socialista To Vima sottolineando che le pressioni per una maggiore austerity provocano un nuovo peggioramento delle condizioni sui mercati finanziari e stanno giungendo “al limite della sopportazione sociale”. Ormai, aggiunge, si comincia a parlare apertamente di una futura ristrutturazione del debito greco, eufemismo per default. L’altro quotidiano socialista “Ta Nea” parla invece di “scenari da incubo sul debito” e riferisce le ipotesi che circolano sulle piazze finanziarie in merito alla ristrutturazione, la meno pesante delle quali sarebbe un accordo che preveda un'estensione della maturità dei bond garantendo capitale e interessi.
Il 57 per cento dei tedeschi, intanto, è contrario a un aiuto finanziario alla Grecia, secondo un sondaggio pubblicato stamani dal quotidiano Die Welt. Solo un terzo (33%) lo considera una buona decisione. Il governo conservatore di Angela Merkel è da settimane restio a sbloccare fondi in favore di Atene ma ieri ha smussato i toni, timoroso delle conseguenze sui mercati finanziari. Berlino ha comunque posto come condizione che il governo greco presenti un programma pluriennale di riduzione del deficit pubblico e di riforme. La Germania, prima economia della zona euro, risulta come il maggior finanziatore del piano di aiuti previsto per salvare Atene dalla bancarotta. Dei 30 miliardi di euro provenienti dai paesi europei, Berlino se ne accollerebbe 8,4.
(Ultimo aggiornamento 21.01)