Il giudice di Palermo ha condannato tre ex dirigenti dei cantieri navali per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime. Nell'azienda 37 morti per amianto e 26 malati di tumore. Gli imputati sapevano dei pericoli per la salute ma hanno taciuto
Omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime. Sono questi reati per quali il giudice di Palermo, Gianfranco Crescione, ha condannato tre ex dirigenti della Fincantieri. Secondo la sentenza, dunque, Luciano Lemetti, Giuseppe Cortesi e Antonio Cipponeri sono responsabili per le morti da amianto nei cantieri navali di Palermo. Al centro del processo c’è la scomparsa di 37 operai deceduti per tumore ai polmoni determinati dall'inalazione delle fibre di amianto e le lesioni riportate da altri 26 dipendenti che hanno contratto la malattia.
Il giudice ha invece dichiarato di non doversi procedere per due ex legali rappresentanti di ditte dell'indotto di Fincantieri - la Blascoanc srl e la cooperative Rinascita Pizzettini - per intervenuta prescrizione delle accuse a loro contestate: entrambi rispondevano di lesioni gravissime.
In ongi caso, Lemetti è stato condannato a 7 anni e 6 mesi, Cortesi a 6 anni e Cipponeri a 3 anni. A tutti e tre gli imputati, però, sono stati condonati 3 anni. Gli ex vertici di Fincantieri, inoltre, sono stati condannati a risarcimenti milionari nei confronti dell'Inail, che si era costituita parte civile, insieme agli operai ancora in vita e ai familiari dei colleghi scomparsi, oltre che alla Fiom Cgil, la Camera del lavoro palermitana e Medicina democratica. La quantificazione del danno è stata rimessa al giudice civile, ma gli imputati saranno obbligati a dare provvisionali immediatamente esecutive per centinaia di migliaia di euro alle parti danneggiate.
Dopo cinque anni dalla prima udienza si è dunque arrivati ad una sentenza. Il giudice ha deciso che il mesotelioma pleurico e l’asbestosi contratte dagli operai sono da considerasi provocate dall'inalazione attraverso le vie respiratorie delle fibre di amianto utilizzato dai Cantieri. E che i dirigenti della Fincantieri non hanno tutelato gli operai utilizzando per anni un materiale a basso costo come l'amianto, pur sapendo, che era pericoloso per la salute, fin quando la legge glielo ha di fatto impedito”.
L'Inail ha dato un notevole apporto tecnico, scientifico e medico-legale al processo, contribuendo anche all'avvio delle indagini, dopo aver registrato e trasmesso alla Procura della Repubblica di Palermo numerosi casi di malattie polmonari che avevano colpito gli operai del cantiere sin dagli anni novanta.
“Siamo contenti, non per il risarcimento del danno: dei soldi non ci importa nulla. Ma con la condanna al carcere degli ex dirigenti di Fincantieri mio padre ora ha avuto giustizia. Speriamo solo che serva per il futuro”. E’ la prima dichiarazione, rilasciata all’Ansa, di Anna Maria Arcoleo, figlia di Michele, uno degli operai morti di cancro per avere inalato le fibra di amianto. La donna si era costituita parte civile, insieme alla madre e a sette fratelli, attraverso l'avvocato Fabio Lanfranca. “Mio padre - ha detto - ci diceva che lavoravano senza nessuna precauzione e che temeva che non ne sarebbe uscito vivo”.
Nel cantiere di Palermo, nel corso degli anni, sono state costruite molte navi famose, fra le quali la “Duca d'Aosta”, la “Principe Umberto”, “l'Europa” e decine di mercantili per le compagnie , Ferries, e Grimaldi. Nel cantiere navale palermitano, tra l’altro, lavorano attualmente circa 545 lavoratori di cui quasi 400 operai specializzati e 1300 nell'indotto interno.