Trenta persone in carcere nella cittadina teatro degli scontri dello scorso gennaio tra residenti e immigrati. Gli arrestati sono accusati di far parte del racket per lo sfruttamento e la riduzione in schiavitù degli immigrati in agricoltura
Arrestati trenta caporali a Rosarno, la cittadina calabrese teatro della rivolta degli immigrati del gennaio scorso. È questo il bilancio del blitz di contro il racket dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù degli immigrati in agricoltura di questa mattina (26 aprile).
L'operazione è nata dalle indagini avviate dopo la clamorosa rivolta degli extracomunitari impegnati nella raccolta degli agrumi. Alla base di quella rivolta, infatti, secondo gli inquirenti c’era proprio lo sfruttamento e le condizioni inique in cui i migranti erano costretti a lavorare e a subire ripetute minacce.
Gli extracomunitari erano costretti a lavorare mediamente dalle 12 alle 14 ore al giorno con un compenso di una decina di euro al giorno, e chi si ribellava subiva ritorsioni e minacce. La rivolta di Rosarno nacque proprio da un tentativo di ribellione di alcuni di loro, che determinò il ferimento a colpi d'arma da fuoco di due extracomunitari. I trenta arrestati sono accusati di essere una parte dell'organizzazione di sfruttamento.
I trenta arrestati sono accusati di essere una parte dell'organizzazione di sfruttamento. Tra loro ci sono sia italiani che extracomunitari. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrate venti aziende e duecento terreni, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. Sono state scoperte anche numerose presunte truffe compiute nei confronti degli enti previdenziali.
Proprio a Rosarno, tra l'altro, è prevista per il primo maggio prossimo la manifestazione unitaria dei sindacati per celebrare la festa dei lavoratori.