Franco Martini rieletto segretario generale della categoria. Camjusso: “La libertà delle donne è una misura della democrazia, per un paese ma anche per un’organizzazione sindacale”
di Enrico Galantini e Vanna Palumbo
Si è chiuso con l'intervento della segretaria confederale Susanna Camusso il XIII Congresso della Filcams Cgil Nazionale. 690 i partecipanti alla tre giorni di lavori: 37 interventi si sono alternati sul palco, 20 uomini e 17 donne. Il nuovo comitato direttivo ha poi rieletto Franco Martini segretario generale della categoria: sono stati 160 i votanti di cui 150 i favorevoli, 6 contrari, 3 astenuti e 1 scheda bianca.
"Vi ringrazio per la rinnovata fiducia”, sono state le prime parole del segretario, "colgo l’occasione per dare il benvenuto a tutti i nuovi componenti del direttivo, che da questo momento è a maggioranza femminile – 100 donne e 87 uomini; e ringraziare chi ha collaborato con noi fino a questo momento”. “Obiettivo di questo direttivo” ha detto il segretario generale Franco Martini “è mettersi subito al lavoro per ridurre la distanza tra il dire e il fare”.
A metà mattina ha portato il saluto della Fisascat Pierangelo Raineri, il segretario generale della Cisl del terziario. Un saluto tutt’altro che rituale, che ha puntato molto su quello che unisce le due categorie – dal contratto del turismo, siglato due mesi fa “a soli 50 giorni dalla scadenza della precedente intesa”; al patto per il lavoro terziario dell’anno scorso, “grande risultato negoziale, che abbiamo speso poco”; ai “cerchi concentrici” da seguire per trovare, con una o più piattaforme, le risposte adeguate nel prossimo contratto del terziario – senza rinunciare a rivendicazioni più tipicamente Cisl: bilateralità, da un lato, conciliazione e arbitrato dall’altro, sulle quali, ha detto, “stabilire procedure condivise contrattualmente”. Terreno ovviamente assai più difficile.
Poi è stata la volta di Susanna Camusso, con un intervento decisamente impegnato (“di ampio respiro” si potrebbe dire in sindacalese), che ha ripreso i temi principali della relazione e del dibattito inquadrandoli nella prospettiva più ampia dell’impegno (e del congresso) confederale. Da quelli più di scenario – la crisi, le disuguaglianze, l’individualismo come risposta unica del modello liberista, il lavoro invisibile, le responsabilità anche del sindacato su questi temi, i valori ai quali non si può rinunciare – a quelli più concreti, di risposta immediata, come il che fare sugli ammortizzatori sociali, tema reso più urgente che mai da una crisi che troppi con leggerezza dichiarano finita mentre purtroppo continua a essere pesante in tutto il paese. E allora la generalizzazione della cassa integrazione, tenendo conto dei pregi e dei limiti dell’esperienza della cig in deroga; una disoccupazione che non deve mai essere sciolta da una prospettiva di occupazione (con tutte le responsabilità che competono al governo in tema di politiche attive del lavoro…).
Più in generale, il tema dello sviluppo, con tutti gli interrogativi che questo pone a chi vuole ragionare su questi argomenti. Che cosa vuol dire sostenibilità, anche sul fronte del lavoro, quale manifattura e quale dimensione d’impresa, quale terziario qualificato, quale rapporto con la legalità e il controllo del territorio. E che cos’è oggi la grande distribuzione (tema sul quale si era soffermato a lungo Martini nella relazione d’apertura), che cosa può fare il sindacato per cambiare una realtà che, se continua ad andare avanti come oggi, finirà per avvitarsi su se stessa, producendo dumping tutto a scapito dei lavoratori. Anche qui la risposta, secondo la segretaria confederale, sta nella capacità di contrattare e di costruire alleanze, coinvolgendo le istituzioni, troppo spesso passive e incapaci di una visione di lungo periodo.
Quello dei consumi, del resto, è il terreno sul quale il ministro dell’Economia, “con qualche spuria alleanza confederale” ha osservato Camusso, sembra intenzionato ad affrontare il tema della riforma del fisco. Con conseguenze tutte negative per lavoratori e pensionati: perché trasferendo l’imposizione dai redditi ai consumi si cancella ogni nozione di progressività; perché giocoforza, per garantire entrate sufficienti, si dovrà intervenire sui consumi di massa e non su quelli di lusso; perché ancora una volta rendite e patrimoni non verranno chiamati a fare la loro parte.
Per venire al lavoro di tutti i giorni del sindacato, Camusso ha insistito molto sulla centralità della contrattazione come luogo dove assume cittadinanza quel “lavoro invisibile” che caratterizza molti settori della Filcams, quella frantumazione del mondo del lavoro “che è fuori di noi ma che troppo spesso è anche dentro di noi”. Occorre rilanciare una contrattazione di secondo livello che negli anni è diventata più povera, concentrandosi quasi solo sul salario, provando invece a intervenire di nuovo sull’organizzazione del lavoro. Senza sottovalutare i servizi del sindacato, che nel rispondere oggi alle domande individuali dei lavoratori anticipano quella che domani può diventare contrattazione collettiva. E sapendo che, per un lavoro povero come è spesso quello rappresentato dalla Filcams, un terreno essenziale è anche quello della contrattazione sociale, che non può essere delegato solo alla confederazione e ai pensionati.
Sulla scelta della Filcams di un direttivo a maggioranza femminile, Camusso ha osservato che se da un lato questa è la lettura della realtà della categoria, dall’altro non sarà senza conseguenze anche sulle sue politiche contrattuali. “La libertà delle donne è una misura della democrazia, per un paese ma anche per un’organizzazione sindacale: il governo, cancellando come suo primo atto la legge sul divieto di ‘dimissioni in bianco’ ha messo una croce sul lavoro femminile”.