Inizia alla Camera dei deputati l'esame del disegno di legge sul lavoro rinviato dal Presidente della Repubblica. In commissione lavoro si discute anche di organizzazione delle università e di politiche europee di sostegno all'occupazione femminile
Riparte dalla Camera dei deputati l'esame del disegno di legge sul lavoro rinviato dal Presidente della Repubblica
Nella seduta di martedì 13 aprile, la Commissione lavoro pubblico e privato ha iniziato l'esame del disegno di legge governativo n. 1441-quater-D, recante delega al Governo in materia di lavori usuranti e di riorganizzazione di enti, misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro, rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica.
Prima dello svolgimento della relazione introduttiva, il presidente Moffa ha fatto presente che nella riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, di giovedì 8 aprile è stata preannunciata la proposta - non condivisa unanimemente dai gruppi - di prevedere la limitazione della discussione, a norma di Regolamento, ai soli articoli 20, 30, 31, 32 e 50, che risultano comunque tutti - in via diretta o incidentale - citati nel messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica. Il Presidente ha altresì informato che nello stesso Ufficio di Presidenza,è stato definito - con il consenso dei soli gruppi di maggioranza - il calendario dei lavori, formulato in modo tale da consentire per giovedì 22 aprile la conclusione dell'esame in sede referente.
Il relatore Cazzola (PdL) ha precisato di volersi limitare alla disamina dei contenuti del messaggio, con particolare riferimento agli specifici articoli (in primis, 20 e 31, ma anche 30, 32 e 50) citati dal Presidente della Repubblica. Richiamandosi a quanto già comunicato dal presidente Moffa, ha quindi precisato che sarà proposto a tempo debito di circoscrivere ai cinque articoli citati il riesame del provvedimento.
Dopo avere ricordato i termini generali del massaggio presidenziale per quel che riguarda i profili di eterogeneità del provvedimento, posti in premessa, nonché gli articoli 20 e 31, il relatore , riferendosi alle altre disposizioni richiamate nel messaggio medesimo, ha ricordato che l'articolo 30 reca disposizioni relative al controllo giudiziale sul rispetto delle «clausole generali» contenute nella disciplina legislativa in materia di lavoro, alla certificazione dei contratti di lavoro nonché alle valutazioni da parte del giudice nei contenziosi concernenti i licenziamenti individuali. Su tale articolo, pur dicendosi convinto che la materia sia stata adeguatamente trattata nel corso dell'iter parlamentare, il relatore non ha escluso il ricorso a qualche limitato intervento di chiarimento. È quindi passato ad esaminare l'articolo 31, che rappresenta il fulcro del messaggio di rinvio, e che riscrive gli artt. da 409 a 412-quater del codice di procedura civile, in materia di conciliazione e arbitrato nelle controversie individuali di lavoro: la disposizione trasforma il tentativo di conciliazione, attualmente obbligatorio, in una fase meramente eventuale, introduce una pluralità di mezzi di composizione delle controversie di lavoro alternativi al ricorso al giudice, e rafforza le competenze delle commissioni di certificazione dei contratti di lavoro di cui all'articolo 76 del decreto legislativo n. 276 del 2003. In particolare, il comma 9 dell'articolo 31 riguarda i limiti alla pattuizione di clausole compromissorie nelle controversie individuali di lavoro di cui all'articolo 409.
A tale proposito, il messaggio del Presidente della Repubblica - che non critica l'introduzione di forme di risoluzione stragiudiziale delle controversie di lavoro, né il ricorso all'arbitrato irrituale e alla conseguente espressione del lodo secondo equità - ha posto, riferendosi anche alla giurisprudenza della Corte costituzionale (ripresa dalla Corte di Cassazione), questioni riguardanti, gli ambiti all'interno dei quali è ammissibile un arbitrato secondo equità, per sua natura in deroga alle norme di legge. Nello specifico - ha proseguito il relatore - il messaggio ritiene insufficienti tanto il limite del rispetto dei principi generali dell'ordinamento, inidoneo «a ricomprendere tutte le ipotesi di diritti indisponibili al di là di quelli costituzionalmente garantiti», quanto l'esclusione per via negoziale della possibilità di inserire nella clausola compromissoria il deferimento ad arbitri delle controversie in materia di risoluzione del rapporto di lavoro. Con riguardo a quest'ultimo aspetto, il relatore ha fatto presente che nel messaggio è apprezzato l'avviso comune sottoscritto, lo scorso 11 marzo, dalle parti sociali (con «auto-esclusione» della CGIL) - con il quale le stesse si sono impegnate a definire un accordo interconfederale escludendo che il ricorso delle parti alle clausole compromissorie poste al momento della assunzione possa riguardare le controversie relative al rapporto di lavoro -, ma si afferma, nel contempo, che va meglio risolto il problema del rapporto tra legge e contratto e che l'individuazione dei diritti inderogabili è più ampia di quella riguardante la materia del licenziamento di cui all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Il messaggio presidenziale, al fine di assicurare l'effettiva volontarietà del ricorso all'arbitrato da parte del lavoratore, esprime perplessità sul comma 9 dell'articolo 31, nella parte in cui prevede di devolvere ad arbitri la definizione di eventuali controversie non solo in costanza di rapporto allorché insorga la controversia, ma anche nel momento della stipulazione del contratto, nel quale il messaggio ravvisa il momento di massima debolezza del lavoratore. Il Quirinale ritiene peraltro insufficiente la garanzia del carattere volontario dell'arbitrato fornita attraverso la certificazione, poiché essa non potrebbero che prendere atto della volontà dichiarata dal lavoratore, una volta che sia stata confermata in una fase che è pur sempre costitutiva del rapporto e nella quale permane pertanto una ovvia condizione di debolezza. Il relatore ha quindi illustrato un ulteriore rilievo attinente all'articolo 31, riguardante il decreto che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali sarebbe autorizzato ad emanare per regolare la materia dell'arbitrato secondo equità, una volta trascorsi dodici mesi di sostanziale inerzia delle parti sociali: il messaggio di rinvio ha segnalato l'eccessiva ampiezza della delegificazione così attuata e l'assenza dei presupposti indicati dall'articolo 17 comma 2 della legge n. 400 del 1988.
Il relatore ha quindi ricordato che l'orientamento della maggioranza e del Governo è quello di accogliere tali osservazioni, e che lo stesso Ministro del lavoro e delle politiche sociali, rispondendo ad una interrogazione della maggioranza lo stesso giorno del rinvio presidenziale, ha enucleato tre punti di riflessione con riferimento ai rilievi di merito e di opportunità sollevati dal Presidente della Repubblica: una più precisa definizione dell'arbitrato di equità; i limiti entro cui ammettere la possibilità per le parti di concordare il rinvio agli arbitri di futuri contenziosi all'atto dell'assunzione; lo spazio di intervento sostitutivo del Ministro in caso di mancato accordo tra le parti sociali.
Al riguardo, il Ministro ha ribadito, in primo luogo, che l'arbitrato di equità si realizza nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento, che per il Governo già includevano i principi regolatori della materia del lavoro come richiesto dal messaggio e che come tali, quindi, possono essere ulteriormente esplicitati; il Governo ha confermato la propria fiducia verso la contrattazione collettiva, cui la legge assegna il compito di far entrare in vigore l'arbitrato coniugando le ragioni dei lavoratori e delle imprese, in modo che la scelta delle parti sia sempre libera e responsabile; in considerazione di ciò, si è prospettata l'eventualità di recepire nella legge i contenuti della citata dichiarazione comune dello scorso 11 marzo. Infine, il Ministro ha ribadito che un sistema sussidiario libero e pluralistico di contrattazione collettiva potrebbe diventare anche formalmente la sede esclusiva di regolamentazione delle clausole compromissorie, lasciando al Ministro del lavoro il solo compito di convocare le parti.
Sembra inoltre possibile, secondo il relatore, assumere le preoccupazioni, contenute nel messaggio, riguardanti l'estensione al pubblico impiego delle norme relative alla possibilità di ricorrere ad un giudizio arbitrale d'equità, pur salvaguardando il principio dell'uniformità del sistema di conciliazione ed arbitrato nelle controversie di lavoro, indipendentemente dal fatto che attengano al settore privato o a quello pubblico.
Il relatore si è quindi soffermato sull'articolo 32, rammentando che esso reca disposizioni relative alle modalità e ai termini per l'impugnazione dei licenziamenti individuali (commi 1-4) e ai criteri di determinazione della misura del risarcimento nei casi in cui è prevista la conversione del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato (commi 5-7). A suo parere, le norme in tema di decadenza dovrebbero essere mantenute, mentre devono essere responsabilmente valutate quelle di cui ai commi 5, 6, e 7, che intervengono a risolvere controversie particolarmente delicate. Infine, il relatore si è pronunciato a favore della salvaguardia dell'art. 50, che detta i criteri di determinazione della misura del risarcimento, per i casi di accertamento della natura subordinata di un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, laddove il datore di lavoro abbia offerto la stipulazione di un contratto di lavoro subordinato.
Per le motivazioni esposte, il relatore ha ribadito l'intenzione di sottoporre alla Commissione - al termine dell'esame preliminare - la proposta di limitare l'esame del provvedimento alle sole parti oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica, ossia agli articoli 20, 30, 31, 32 e 50.
Secondo i deputati del Gruppo del Partito Democratico intervenuti nella stessa seduta - Miglioli, Berretta, Gnecchi, Gatti, Santagata e Rampi -, la relazione introduttiva è stata reticente e imprecisa, sia sul merito del provvedimento - non indicando alcuna proposta di modifica volta a rispondere adeguatamente alle indicazioni del Presidente della Repubblica - sia nel metodo, dal momento che essa ha omesso di riportare il dissenso espresso dai gruppi di opposizione sull'organizzazione dei lavori, caratterizzata da tempi eccessivamente ristretti e circoscritta solo a taluni limitati profili del testo.
Il messaggio presidenziale segnala, secondo gli intervenuti, palesi difetti di costituzionalità del testo in esame, a più riprese evidenziati dai gruppi di opposizione nel corso del lungo iter parlamentare del provvedimento. È stato quindi ricordato come il gruppo del PD non abbia mai espresso una posizione pregiudizialmente contraria all'arbitrato, ma al modo con cui è stato definito nel testo in esame, considerato lo spazio riservato alla valutazione di equità, che, potendo svolgersi in deroga alle disposizioni di legge e alla contrattazione collettiva, appare incapace di salvaguardare adeguatamente la parte debole del rapporto di lavoro.
Secondo i deputati del Gruppo del PD, una valutazione non formale e burocratica del messaggio del Presidente della Repubblica (che ha messo tra l'altro in evidenza l'eterogeneità e la scarsa organicità dell'articolato) dovrebbe indurre ad una revisione globale del provvedimento, mentre la maggioranza sembra orientata a concludere in fretta questa ulteriore fase di esame parlamentare, limitandosi a trasfondere nel testo il contenuto dell'avviso comune elaborato tra le parti sociali in ordine all'inapplicabilità delle clausole compromissorie in materia di risoluzione del rapporto di lavoro. Tale accordo, peraltro, ha evidenziato un'esigenza reale riguardante la salvaguardia del lavoratore al momento dell'instaurazione del rapporto di lavoro, già segnalata dal gruppo del PD nel corso del precedente esame parlamentare, ma presenta profili molto discutibili quanto al contenuto, come è emerso anche nel corso delle audizioni informali delle parti sociali.
Nel merito, è stato osservato che i profili di incostituzionalità messi in evidenza dal messaggio presidenziale non si limitano al solo art. 31, che configura una rinuncia aprioristica a diritti garantiti, affidando all'arbitrato tutte le controversie future, ma riguardano anche l'art. 30, che limita gravemente il potere del giudice di sindacare gli effetti delle decisioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro o al committente, e che possono dare luogo a effetti lesivi dei diritti dei lavoratori; analoga limitazione riguarda l'attività interpretativa dei giudici, vincolata al contenuto della certificazione, in aperto contrasto con l'articolo 101 della Costituzione secondo cui i giudici sono soggetti soltanto alle leggi. La volontà di ledere i diritti dei lavoratori - secondo i deputati del Gruppo del Partito Democratico - appare chiara anche con l'articolo 32, e per quel che concerne l'art. 20, richiamato nel messaggio del Presidente della Repubblica, è stato ricordato che i gruppi dell'opposizione avevano già posto nel dibattito parlamentare i problemi evidenziati con l'atto di rinvio alle Camere. Infine, è stato rilevato che l'articolo 50, nel prevedere un risarcimento minimo per il lavoratore, che già fortunosamente sia riuscito ad ottenere una sentenza di conversione del rapporto di lavoro precario in rapporto a tempo indeterminato, stabilisce un limite temporale al risarcimento stesso che appare del tutto immotivato.
A nome del gruppo Italia dei Valori, il deputato Paladini (IdV) si è dichiarato in netto dissenso con la relazione introduttiva, ed ha rilevato come il testo rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica sia molto distante dalle esigenze reali dei cittadini e dei lavoratori. A suo avviso, le disposizioni in materia di conciliazione e risoluzione arbitrale delle controversie, se approvate definitivamente, penalizzeranno fortemente il mondo del lavoro, e pertanto ha espresso l'auspicio che la Commissione possa individuare soluzioni alternative realmente efficaci.
Il deputato Fedriga, a nome del Gruppo della Lega Nord, si è dichiarato fiducioso circa la piena disponibilità della maggioranza a tradurre in concrete proposte di modifica le osservazioni svolte dal Presidente della Repubblica nel suo messaggio alle Camere, e convinto che il relatore e il Governo sapranno ascoltare senza alcuna preclusione i suggerimenti dell'opposizione e presenteranno quanto prima valide ipotesi di miglioramento del provvedimento.
Il dibattito è proseguito nella seduta del 15 aprile con gli interventi di deputati del Gruppo del Partito Democratico: in particolare, la deputata Schirru ha sollecitato un riesame complessivo del provvedimento all'esame, con riferimento non solo alle norme sull'arbitrato, ma anche a quelle relative ai permessi e alla pari opportunità, suscettibili, a suo avviso, di accrescere le disuguaglianze, soprattutto nei confronti della fasce sociali più deboli: quest'ultimo tema è stato ripreso anche dalla deputata Codurelli, che ha ricordato anche l'abrogazione della legge sulle cosiddette «dimissioni in bianco», e, più in generale, l'orientamento della maggioranza volto a procedere lungo un fittizio percorso di semplificazione e deregolazione, in nome del profitto e della salvaguardia degli interessi economici, e di ridimensionamento dei diritti dei cittadini, come si evince dalle norme del provvedimento relative all'arbitrato che, secondo il deputato Boccuzzi, configurano un attacco complessivo al sistema processuale del lavoro e ai diritti dei lavoratori, ai quali viene reso quasi impossibile adire le vie giudiziarie, anche attraverso la messa in atto di una politica di aumento dei costi della giustizia. Lo stesso deputato Boccuzzi , dopo aver sottolineato il problema della gratuità delle spese del processo del lavoro, si è soffermato sugli 31 e 32 del provvedimento in esame, che - a suo giudizio - mirano ad una progressiva privatizzazione della giustizia del lavoro, e ha preannunciato la presentazione di emendamenti soppressivi dell'art. 20. La deputata Madia, con riferimento all'art. 32, si è soffermata sulla necessità di dare seguito ad un ordine del giorno accolto al Senato, secondo cui l'indennità da riconoscere al lavoratore in caso di conversione del contratto di lavoro è aggiuntiva rispetto al reintegro e non sostituiva di esso.
Il relatore Cazzola (PdL), intervenendo in replica, ha respinto le critiche di reticenza mosse dall'opposizione, richiamandosi alla natura discrezionale, e quindi politica, dell'atto presidenziale di rinvio alle Camere dei disegni di legge, così come delineato dall'articolo 74, primo comma, della Costituzione, che pone come unica condizione che il messaggio stesso sia motivato. Ha altresì sottolineato di non avere riconosciuto in alcun modo, nella sua relazione, presunti sbagli del relatore, del Governo o della maggioranza, ma di avere motivato la scelta politica, maturata dal Governo poche ore dopo il ricevimento del messaggio, di recepire le osservazioni del Presidente della Repubblica in un clima di rispetto tra le istituzioni dello Stato. In tal modo, la maggioranza aderisce liberamente alla richiesta di una nuova deliberazione, senza tuttavia rinunciare alla sua linea politica e alla finalità di rafforzare le forme di risoluzione stragiudiziale delle controversie di lavoro. Ha preannunciato, quindi, la presentazione di emendamenti relativi agli articoli sui quali sono stati espressi i rilievi nel messaggio presidenziale, sottolineando come, a suo avviso, l'arbitrato costituisca un'opportunità per il lavoratore, che può liberamente scegliere, con le adeguate garanzie, mentre risulta inaccettabile una concezione conflittuale e patologica del rapporto di lavoro, per cui solamente un «giudice togato» potrebbe rendere giustizia al lavoratore. Ha affermato di essere orientato verso la presentazione di un emendamento soppressivo dell'art. 20, e verso il mantenimento delle disposizioni relative ai consulenti del lavoro, contenute nell'art. 31.
Il sottosegretario Viespoli, replicando agli intervenuti, ha fatto presente che il Governo, nel prendere atto del rinvio alle Camere del provvedimento in esame, conferma l'intenzione di concentrare l'attenzione su alcune disposizioni contenute nell'articolo 31: una più precisa definizione dell'ambito di operatività dell'arbitrato di equità; i limiti entro cui ammettere la possibilità per le parti di concordare il rinvio agli arbitri di futuri contenziosi all'atto dell'assunzione in funzione di una scelta libera e informata da parte del lavoratore; lo spazio di intervento sostitutivo del Ministro del lavoro in caso di mancato accordo tra le parti sociali.
Nel merito dei punti segnalati, ha quindi ribadito le osservazioni formulate dal ministro Sacconi in Assemblea, nella seduta del 31 marzo scorso, rimettendosi alle soluzioni che il Parlamento vorrà indicare con riferimento alle altre problematiche sollevate nel messaggio presidenziale.
La Commissione ha quindi proceduto alla votazione sulla proposta di limitare l'esame del provvedimento alle sole parti oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica, che - secondo quanto prospettato dal relatore - si intendono le seguenti: artt. 20, 30, 31, 32 e 50.Il deputato Delfino (UdC) ha dichiarato il voto di astensione del suo gruppo sulla proposta di limitazione dell'esame.
Il deputato Damiano (PD), fortemente critico sul metodo e sul merito della replica del relatore, ha sottolineato che se la maggioranza avesse seguito i consigli dei gruppi di opposizione, relativamente ai palesi vizi di costituzionalità ed al carattere eccessivamente eterogeneo delle norme in discussione, probabilmente si sarebbe evitato anche l'intervento del Presidente della Repubblica. Si è quindi dichiarato contrario alla proposta di limitare la discussione alle parti che formano oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica, considerato che sussistono numerose altre norme del provvedimento - come l'articolo 8 in tema di rappresentatività sindacale - suscettibili di rilievi critici. Nel merito degli articoli su cui si è concentrata l'attenzione del Presidente della Repubblica, si è dichiarato favorevole alla soppressione dell'articolo 20, e ha preannunciato la presentazione di ulteriori emendamenti da parte del Gruppo del PD, che avranno ad oggetto l'intero testo di legge.
Il deputato Paladini (IdV), nel rilevare le evidenti criticità del provvedimento in esame, in particolare nella parte relativa all'arbitrato e alla conversione dei contratti a termine, ha preannunciato la presentazione di emendamenti del suo gruppo, su vari aspetti del provvedimento, dichiarando altresì il voto contrario sulla proposta di limitazione della discussione.
Il deputato Fedriga (LNP) ha sottolineato il «diritto-dovere» della maggioranza di seguire il proprio indirizzo politico, non contrastante con l'impegno di dare seguito alle indicazioni del Presidente della Repubblica, traducendole in formule normative più chiare di quelle attuali. Ha preannunciato quindi il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di limitazione dell'esame.
Il deputato Foti (PdL), nel ribadire l'impegno della maggioranza e del Governo a rispondere alle sollecitazioni provenienti dal Presidente della Repubblica, predisponendo un testo in grado di alleggerire il contenzioso in materia di lavoro, ha preannunciato il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di limitazione dell'esame alle parti oggetto del messaggio presidenziale di rinvio.
Sono quindi intervenuti, per il Gruppo del PD, i deputati Bellanova, Bobba, Gatti, Berretta, Rampi e Miglioli, che si sono espressi in senso critico sulla conduzione dei lavori e sulle limitazioni poste al dibattito dalla Presidenza della Commissione, ed hanno manifestato forti perplessità circa la effettiva intenzione della maggioranza e del Governo di attenersi effettivamente alle indicazioni contenute nel messaggio presidenziale. Pur ritenendo apprezzabile la decisione di non limitare la discussione ai soli artt. 20 e 31, come originariamente era stato ventilato dalla maggioranza, i deputati intervenuti hanno rimarcato l'esigenza di tenere nel dovuto conto anche la premessa del messaggio, che pone una questione non irrilevante sotto il profilo della certezza del diritto e del coinvolgimento di tutti gli organismi parlamentari competenti. È stata altresì ribadita da tutti gli intervenuti la contrarietà alla proposta di limitare il dibattito agli articoli indicati dal relatore
La Commissione ha deliberato, quindi, di limitare l'esame del provvedimento alle sole parti oggetto del messaggio del Presidente della Repubblica.
Il termine per la presentazione di emendamenti è stato quindi fissato per le ore 16 di lunedì 19 aprile 2010.
Attività della Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati
Nella seduta di martedì 13 aprile, la Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati ha esaminato in sede consultiva, per il parere alla Commissioni affari esteri, il disegno di legge n. 3259 del Governo, recante ratifica ed esecuzione dell'Accordo multilaterale tra la Comunità europea e i suoi Stati membri, la Repubblica di Albania, la Bosnia-Erzegovina, la Repubblica di Bulgaria, la Repubblica di Croazia, l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia, la Repubblica d'Islanda, la Missione delle Nazioni Unite per l'amministrazione ad interim nel Kosovo, la Repubblica di Montenegro, il Regno di Norvegia, la Romania e la Repubblica di Serbia, relativo all'istituzione di uno Spazio aereo comune europeo, con Allegati, fatto a Lussemburgo il 9 giugno 2006.
La Commissione ha espresso un parere favorevole, accogliendo la proposta del relatore Fedriga (LNP), dopo la dichiarazione di voto favorevoli, a nome dei rispettivi gruppi politici, dei deputati Rampi (PD) e Delfino (UdC).
È proseguito quindi l'esame delle proposte di risoluzione 7-00274 Codurelli: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell'occupazione femminile; 7-00285 Pelino: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell'occupazione femminili; 7-00306 Paladini: Sulle politiche a sostegno delle donne e dell'occupazione femminile.
Il sottosegretario Viespoli ha fatto notare che l'ordinamento italiano, in materia di parità tra uomo-donna, presenta una legislazione fra le più avanzate, anche per quel che riguarda la promozione delle pari opportunità. Ha quindi rilevato che l'Italia registra un tasso di occupazione femminile più basso rispetto alla Unione Europea a 27; il ritardo rispetto all'Europa e ai benchmark di Lisbona è attribuibile sostanzialmente ai modesti tassi di occupazione femminile nelle Regioni del Mezzogiorno, prodottisi anche in un periodo positivo di crescita (1998 - 2008). In quest'ambito, il rappresentante del Governo ha evidenziato l'esigenza di superare la disomogenea distribuzione territoriale dei servizi per la prima infanzia, ed ha affermato che l'aumento dell'occupazione delle donne è sicuramente un obiettivo perseguito dall'Esecutivo, come testimonia il «Programma di azioni per l'inclusione delle donne nel mercato del lavoro - Italia 2020», di cui ha illustrato dettagliatamente le modalità di attuazione e le forme di finanziamento.
Ha quindi ricordato che il Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale aggiuntiva 2007-2013 (QSN), approvato dalla Commissione europea, include tra i suoi obiettivi anche un aumento dei servizi socio-sanitari a favore di bambini e anziani in modo da consentire una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Sempre in tema di assistenza all'infanzia, ha ricordato il finanziamento 2007-13 per il progetto «Azioni di sistema e assistenza tecnica per gli obiettivi di servizio-Servizi per l'infanzia»; il Progetto pilota NIDI PA, per la realizzazione di oltre 50 nidi aziendali presso le sedi centrali e periferiche della P. A.; il Piano di interventi del Dipartimento per le Pari Opportunità che intende, tra l'altro, favorire i nidi familiari, nonché il III Piano biennale di Azioni e di Interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, in fase di approvazione.
Il rappresentante del Governo ha quindi dato conto delle attività svolte nell'ambito del Ministero del lavoro per conferire nuovo impulso agli strumenti di parità, con particolare riferimento all'attuazione dell'art. 55, comma 4, del d. lgs. n. 151 del 2001, nel quale si prevede che la richiesta di dimissioni presentata dalla lavoratrice, durante il periodo di gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, debba essere convalidata, ai fini della effettiva risoluzione del rapporto di lavoro, dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali competente per territorio.
A tale proposito, il rappresentante del Governo ha espresso l'avviso che l'abrogata legge n. 188 del 2007 sulle cosiddette «dimissioni in bianco» avesse introdotto una procedura inidonea ad assicurare una adeguata tutela al lavoratore sotto il profilo del contrasto a forme di abuso. Ha quindi sottolineato che tra gli obiettivi dell'attività ispettiva svolta dal Ministero del lavoro rientrano anche le verifiche in merito all'esistenza di fenomeni discriminatori ed all'effettività della tutela delle lavoratrici madri, ed ha fornito i dati relativi alle violazioni accertate in materia nel 2009, soffermandosi poi sul coordinamento tra le attività svolte dagli uffici ispettivi del lavoro e le Consigliere di parità per la piena applicazione della normativa di parità e pari opportunità e per la prevenzione e rimozione di ogni forma di discriminazione di genere. Ha quindi illustrato le iniziative previste nel «Piano Italia 2020» per dare un'efficace attuazione alle disposizioni recate dall'articolo 9 della legge n. 53 del 2000 - che non ha fin qui prodotto i risultati attesi - relativamente alla promozione di progetti di «conciliazione» volti a sostenere i soggetti con responsabilità genitoriali e familiari.
Nell'ambito del Piano, il Governo ha individuato cinque linee di azione volte a incrementare la partecipazione femminile: il potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e la sperimentazione dei buoni lavoro per la strutturazione dei servizi privati di cura e assistenza alla persona; la revisione dei criteri e delle modalità per la concessione dei contributi di cui all'articolo 9 della legge 8 marzo 2000, n. 53; rilancio del lavoro a tempo parziale e degli altri contratti a orario ridotto, modulato e flessibile; la nuova occupazione nel contesto dei cambiamenti in atto: lavori verdi anche al femminile; riportare a Bruxelles il Dossier «Contratti di inserimento al lavoro» per le donne del Mezzogiorno.Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato.
Sempre nella seduta di mercoledì 14 aprile è proseguito l'esame in sede referente della proposta di legge n. 3241 recante disposizioni concernenti la definizione della funzione pubblica internazionale e la tutela dei funzionari italiani dipendenti da organizzazioni internazionali. Essendo stato ritirato dai proponenti l'unico emendamento presentato, il provvedimento è stato inviato alle competenti Commissioni parlamentari per l'espressione del prescritto parere.
È altresì proseguito l'esame in sede referente della proposta di legge recante misure straordinarie per il sostegno del reddito e per la tutela di determinate categorie di lavoratori e derivante dall'unificazione delle proposte di legge nn.2100 (Damiano), 2157 (Miglioli), 2158 (Miglioli), 2452 (Bellanova), 2890 (Letta), 3102 (Donadi).
Il presidente Moffa ha comunicato che il parere della Commissione bilancio - espresso dopo l'invio della relazione tecnica del Governo sulla quantificazione degli oneri finanziari -, pur essendo favorevole, contiene diverse condizioni finalizzate al rispetto dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione. Di conseguenza, il relatore ha presentato propri emendamenti diretti a recepire tali condizioni.
Dopo che il relatore Cazzola ha raccomandato l'accoglimento dei propri emendamenti, e che il sottosegretario
Viespoli ha espresso parere favorevole su di essi, il deputato Damiano ha rilevato che il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, intervenuto immediatamente dopo l'approvazione del testo unificato in Commissione, con la sua posizione contraria ha vanificato lo sforzo compiuto in sede parlamentare dai gruppi di maggioranza e di opposizione per elaborare un testo condiviso. Ha fatto presente che il parere della Commissione bilancio annulla di fatto due dei tre interventi indicati dall'opposizione, prevedendo la soppressione dell'articolo 1, volto all'istituzione di un fondo per la tutela del reddito dei lavoratori precari (e, in particolare, dei lavoratori dell'EUTELIA), e dell'articolo 3, che mirava ad un ampliamento della durata degli interventi di cassa integrazione ordinaria, quanto mai necessari in un periodo di crisi come quello attuale.
Preso atto, peraltro, che rimangono, sia pure limitate al 2010, le disposizioni relative ai collaboratori a progetto, pur esprimendo il forte disappunto del suo gruppo per quanto accaduto sin dall'inizio dell'esame del provvedimento, il deputato Damiano si è pronunciato in favore della prosecuzione dell'iter parlamentare di approvazione in Assemblea, preannunziando sin d'ora la presentazione di emendamenti miranti a recuperare gli interventi che la Commissione si accinge a sopprimere.
Il relatore Cazzola ha sottolineato che dall'eventuale approvazione dei suoi emendamenti risulterà comunque un testo di legge caratterizzato da disposizioni significative, a tutela di categorie di lavoratori in difficoltà, come i collaboratori in regime di monocommittenza, per i quali si recupera una interpretazione estensiva dell'articolo 2116 del codice civile (già contenuta in una proposta di legge presentata dai gruppi di opposizione), gli operai agricoli e il personale dipendente dalle imprese assicuratrici.
Il deputato Paladini (IdV) ha segnalato l'esigenza di procedere ad ulteriori approfondimenti relativamente ai contenuti della proposta di legge all'esame: qualora la trattazione in sede referente dovesse chiudersi nella seduta in corso, ha preannunciato la presentazione di numerosi emendamenti in Assemblea, al fine di condurre una legittima battaglia parlamentare a tutela degli interessi dei lavoratori.
La Commissione ha quindi approvato, con distinte votazioni, due emendamenti del relatore, il primo soppressivo dell'art. 1 e il secondo modificativo dell'art. 2.
Sono quindi intervenuti, per il Gruppo del Partito Democratico, i deputati Miglioli (che ha annunciato il voto contrario sull'emendamento soppressivo dell'art. 3), Gatti (che ha denunciato una certa strumentalità dei pareri della Commissione bilancio) e Bellanova (che ha chiesto una nota informativa, da fornire prima dell'inizio dell'esame in Assemblea, sulla situazione della cassa integrazione ordinaria e in deroga, sulla tipologia delle imprese che ne usufruiscono e sugli ammortizzatori sociali con i quali si interviene nelle singole regioni).
Dopo che il sottosegretario Viespoli ha assunto l'impegno di trasmettere i dati richiesti, e dopo l'approvazione dell'emendamento soppressivo dell'art. 3, la Commissione ha conferito al relatore Cazzola il mandato di riferire favorevolmente in Assemblea sul testo unificato delle proposte di legge in esame, come modificato nel corso dell'esame in sede referente.
Con il voto favorevole dei Gruppi del Partito democratico e dell'Italia dei Valori, la Commissione ha infine approvato, in sede legislativa, il nuovo testo della proposta di legge n. 2587, recante Modifiche alla composizione dei comitati consultivi provinciali presso l'INAIL.
Nella seduta di giovedì 15 aprile è proseguita l'indagine conoscitiva su taluni fenomeni distorsivi del mercato del lavoro (lavoro nero, caporalato e sfruttamento della manodopera straniera), con l'audizione del presidente dell'ISTAT Enrico Giovannini.
Attività della Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato
Nella seduta di mercoledì 14 aprile, la Commissione lavoro, previdenza sociale del Senato ha concluso l'esame in sede consultiva (parere alla Commissione istruzione) del disegno di legge del Governo n. 1905, recante norme in materia di organizzazione delle Università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l'efficienza del sistema universitario. La Commissione ha espresso un parere favorevole, dopo le dichiarazioni di voto contrario della senatrice Blazina, a nome del gruppo del Partito Democratico e della sen. Carlino a nome del Gruppo Italia dei Valori.
È quindi iniziato l'esame in sede referente del disegno di legge n. 1110 (Finocchiaro ed altri) recante norme per un lavoro stabile, sicuro e di qualità; misure per il contrasto alla precarietà del lavoro, nonché deleghe in materia di apprendimento permanente, apprendistato e contratto di inserimento.
Sul disegno di legge ha riferito il sen. Zanoletti (PdL) che ne ha evidenziato il fine di combattere la precarietà e promuovere la buona occupazione, attraverso il sostegno alla competitività ottenuto non tanto con il contenimento dei costi del lavoro o la diminuzione dei diritti del lavoratore, quanto attraverso il miglioramenti dei fattori produttivi, a cominciare dal lavoro. Il relatore, nel soffermarsi diffusamente sui vari articoli che compongono il testo, ha osservato che esso si compone di tre parti. La prima contiene norme per la stabilità e la qualità del lavoro: sulla formazione continua, il rafforzamento delle tutele nel rapporto di lavoro, le misure di sostegno per l'invecchiamento attivo, l'estensione delle tutele nel mercato del lavoro. La seconda riguarda la sicurezza, la legalità, l'emersione dal lavoro nero, puntando su strumenti promozionali e premiali e sul maggior coordinamento dei controlli. La terza, infine, tratta delle dignità della retribuzione anche con l'introduzione di un salario minimo.
Il seguito dell'esame è stato quindi rinviato ad altra seduta