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Congresso Fisac, Moccia: assistiamo ai danni del liberismo

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di Guido Iocca

Rimini - Di fronte a una platea di 372 delegati, il segretario generale uscente Domenico Moccia ha aperto in tarda mattinata al teatro Novelli della città costiera romagnola i lavori del VII congresso nazionale della Fisac. Una relazione improntata nella sua prima parte soprattutto alla critica del sistema finanziario internazionale, a quello che ha definito il "pericoloso primato del capitale e del mercato". "Siamo di fronte - ha detto Moccia dalla tribuna congressuale - al più colossale processo di spoliazione di ricchezza e di diritti mai conosciuto nella storia dell'uomo, alla più tragica perdita di senso morale. E' la conseguenza delle politiche liberiste, nate a partire dagli anni settanta per contrastare il compromesso tra capitale e lavoro sviluppatosi nei precedenti tre decenni di keynesismo". Le conseguenze sono state: disoccupazione galoppante, incertezza che avvilisce e nega il presente e il futuro delle nuove generazioni, precarietà diffusa e intollerabile.

In questo contesto, l'Europa stenta a trovare una sufficiente e autorevole direzione politica, arranca nell'individuare risposte coordinate alla crisi, "con paesi sovrani messi sotto tiro dagli hedge fund e dalle grandi banche internazionali", e con l'Italia che rappresenta l'anello più debole ed esposto dell'Unione (minor tasso di occupazione, la più alta disoccupazione giovanile). Eutelia, Alcoa, Atitech, Termini Imerese, i suicidi di lavoratori licenziati e degli imprenditori senza commesse e crediti "sono la punta visibile di uno smottamento inarrestabile del sistema paese, che trova origine nella storica inadeguatezza delle nostre classi dirigenti, da un sistema produttivo afflitto da nanismo e inefficienza, dalla latitanza di adeguate e finalizzate politiche di sostegno e d'incentivazione".

Passando analizzare lo stato di salute del settore del credito, Moccia ha riconosciuto che le banche italiane, "prevalentemente focalizzate al segmento domestico, meno esposte sul mercato dei derivati, con una qualità dell'attivo migliore di quelle europee e con un leverage inferiore, con una cultura meno incline all'azzardo morale, hanno resistito meglio al sisma della crisi dei mercati finanziari". Gli stessi Tremonti bond sono stati utilizzati in quantità marginale "o per indispensabili e circoscritte operazioni sul capitale, o per dimostrare la propria acquiescente disponibilità ai desiderata del super ministro". Nell'andamento positivo dei bilanci del 2009, secondo il leader della Fisac, ha inciso con notevole peso il risultato dell'attività di negoziazione, non tanto come commissioni, ma come ricavi da trading finanziari. "Anche se non siamo in presenza della devianza patologica e paradelinquenziale di grandi banche internazionali, che hanno utilizzato la liquidità a costo zero dei salvataggi pubblici per impressionanti rally borsistici e per aggressive speculazioni, ci troviamo dinanzi a una perseveranza di comportamenti rischiosi, tipici di una cultura del breve periodo e distante dalle ripetute e conclamate affermazioni sulla necessità di un ritorno all'attività tradizionale".

Tutto questo mentre al nuovo personale vengono corrisposti stipendi decurtati, minori tutele previdenziali e assistenziali, orari di lavoro più estesi. "Politiche occupazionali - ha ammonito ancora Moccia - non vuol dire creare un doppio regime lavoristico, tutt'altro. L'uguaglianza dei diritti è un indice assoluto di civiltà giuridica e di eticità". "Il cahier de doléance che ci consegnano quotidianamente i lavoratori - ha osservato più avanti il numero uno della Fisac - ha raggiunto le dimensioni di un tomo, il livello di guardia è superato". Analogamente, i punti di crisi che si sono drammaticamente aperti "non potranno vedere separatismi opportunistici tra le aziende, ma una risposta coordinata e solidale di sistema. Il protocollo sottoscritto il 16 dicembre per l'utilizzo di una parte delle giacenze di fondo di solidarietà per garantire un minimo sostegno nei casi di sospensione dell'attività è un passo importante, ma è solo un primo passo". Delta, Dexia e Fonspa, solo per citare i casi più noti di crisi aziendali, devono vedere da parte delle banche un coinvolgimento più fattivo, solidale, risolutivo. "Per noi, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori di queste imprese, diventa imperativo categorico il titolo di un bel film di Zhang Yimou: non uno di meno".

Nell'analisi di Moccia, anche il settore assicurativo, analogamente a quello degli istituti bancari, ha subito in misura più contenuta l'impatto della crisi finanziaria. Il saldo a fine 2009, tra plusvalenze e minusvalenze latenti sugli investimenti è tornato a essere positivo. "Questi risultati, se da un lato inducono a un cauto ottimismo - ha commentato Moccia -, dall'altro non possono nascondere le difficoltà stratificate e sedimentate di un segmento finanziario storicamente renitente all'innovazione, alla trasparenza, alle riforme. Da sempre collocate dall'opinione pubblica agli ultimi posti dei sondaggi tesi a misurare gli indici di efficienza e di reputazione, le assicurazioni continuano a coltivare una vocazione oligoposlistica".

Può il sindacato, ha domandato a conclusione della sua accurata disamina e non senza una certa dose di polemica il numero uno della Fisac (che, lo ricordiamo, è il primo firmatario nazionale della mozione di minoranza "La Cgil che vogliamo"), essere testimone inconsapevole di tutto ciò? Affrontare la crisi con lo slogan del realismo? Limitarsi alla registrazione dell'esistente, del rapporto delle forze in campo? "Sono interrogativi ai quali occorre dare risposte urgenti e chiare - ha affermato Moccia -. Sono interrogativi di una durezza alla quale eravamo disabituati, ma non estranei alla grande storia della Cgil e dell'intero movimento sindacale italiano. Sono interrogativi che ci chiedono di farci capaci di fornire una visione di un futuro diverso. Sono interrogativi che devono uscire dal turbamento dei nostri cuori e dalle insidie paralizzanti della paura, perché le risposte che daremo saranno la linea politica e strategica con la quale il mondo del lavoro si opporrà a un nuovo possibile ciclo di dominio". 


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TAGS congresso cgil fisac

16/04/2010 13:30

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