Il segretario confederale di Corso Italia all’assise Fisac attacca i rappresentanti delle aziende di credito e delle assicurazioni. Sulle questioni interne: “Un errore polemizzare sui numeri”. Poi la proposta: Carlo Ghezzi nuovo segretario di categoria
RIMINI – È iniziato con una decisa stoccata nei confronti dei rappresentanti delle aziende di credito e delle assicurazioni, l’intervento di Enrico Panini, segretario confederale della Cgil nazionale, in questa giornata conclusiva del settimo congresso della Fisac: “Ho ascoltato con grande interesse le parole di questi autorevoli interlocutori della nostra federazione di categoria – ha esordito Panini -. E sono rimasto a lungo a disagio: non ho sentito non dico un’autocritica, ma una riflessione sul fatto che il nostro sistema, pur con caratteristiche diverse, ha venduto prodotti che hanno colpito povera gente. Ho percepito una sorta di fredda indifferenza di fronte a una forbice che si dilata fra retribuzioni e indennità di chi ha posizioni di vertice, l’annuncio di pesanti ristrutturazioni per i lavoratori e di risorse ridotte a disposizione. Nessuna idea strategica da mettere in campo per lo sviluppo del paese. Secondo me non ci siamo. Non ho avvertito in particolare alcun impegno per riguadagnarsi la fiducia dei risparmiatori e degli investitori, scegliendo di svolgere una funzione strutturale di sostegno e sviluppo dell’economia”. E per molti versi le stesse osservazioni valgono per il sistema delle assicurazioni, “semmai accresciute nelle considerazioni critiche per la scarsa capacità d’innovazione dei prodotti”.
L’analisi di Panini è poi scivolata sulle questioni interne al sindacato di categoria (e, in generale, all’intera confederazione) e sulle polemiche che hanno segnato la tornata congressuale. “Il primo dovere della democrazia praticata – ha osservato – è quello della chiarezza. Sempre, in particolare, quando scendono in campo le persone. Al termine delle assemblee, il congresso della Fisac ha dato degli esiti chiarissimi. Così come in generale, in tutta la nostra organizzazione, gli iscritti hanno detto in modo inequivoco quale deve essere la linea della Cgil per i prossimi quattro anni. E’ stata una grande prova democratica. Per questo considero un errore grave la polemica aperta sulla correttezza dei numeri. Poi mi preoccupa che se aumentano i votanti, si dica che ciò è stato frutto di cose non chiare: in un contesto nel quale la democrazia è sotto attacco nel paese, non può essere che l’ampliamento della stessa democrazia venga spiegata come un imbroglio”.
Insomma, è profondamente sbagliato e ingiusto, a giudizio di Panini, mettere in discussione la democraticità della discussione e delle procedure messe in campo dalla Cgil. “Semmai, bisognerebbe prestare più attenzione a quanti, e non sono stati pochi, ci hanno detto che non capivano le nostre divisioni. Non ho letto in questi compagni né conformismo, né accettazione passiva, né tanto meno l’intenzione di sollevare un problema di democrazia. Ho colto in loro un grido di dolore, l’invocazione di una dinamica alternativa. Guai a noi se non la sapessimo cogliere, perché quella richiesta di unità ci arriva da un mondo violentato giorno per giorno dalla crisi. Guai a noi se scatta la similitudine con i partiti della sinistra”.
Il segretario confederale della Cgil si è quindi soffermato sulla scelta del nuovo leader della federazione di categoria (vale la pena ricordare che il segretario uscente, Domenico Moccia, è andato in minoranza, avendo la sua mozione – “La Cgil che vogliamo” – ottenuto in ambito Fisac il 36 per cento dei voti, contro il 64 conseguito da “Diritti e lavoro, oltre la crisi”): “Il prossimo direttivo della Fisac, questa sera, sarà chiamato a eleggere il nuovo segretario generale - ha affermato -. Faremo una proposta di un compagno che non proviene dalla Fisac, perché l’ascolto dei gruppi dirigenti che fanno riferimento alla mozione 1 e 2 ha dato posizioni molto diverse. Sbaglia chi lamenta una soluzione che non proviene dalla categoria".
"È sfasato rispetto alla nostra discussione attuale: ma non abbiamo fatto un congresso dove tutti si sono detti assertori della confederalità? Compagne e compagni si giudicano sulla base dell’autorevolezza e della rappresentatività, non da dove provengono. Chi si lamenta dà infine, implicitamente, un giudizio negativo della categoria: ma un sindacato importante e capace come la Fisac, è stato osservato, non ha risorse e competenze autorevoli per supportare tutti i percorsi? E’ esattamente il contrario. Occorre produrre collegialità dentro a una direzione autorevole. Per questo la segreteria nazionale proporrà all’unanimità l’autorevole candidatura del compagno Carlo Ghezzi”.