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Crisi: Cerfeda (Ces), ci siamo dentro fino al collo

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Al congreso della Fisac, responsabile dei problemi della contrattazione nella segreteria confederale della Ces, spiega: “Con buona pace dei falsi messaggi di ripresa , tutto il mondo ha imboccato un sostanziale trend di crescita, meno l’Europa”

di Guido Iocca

Siamo dentro la crisi fino al collo. E’ più o meno questo il succo dell’intervento di Walter Cerfeda, responsabile dei problemi della contrattazione nella segreteria confederale della Ces e per lunghi anni dirigente di primo piano della Cgil, al VII congresso nazionale della Fisac. “Con buona pace dei falsi messaggi di ripresa e come testimoniano i datti dell’Ocse e del Fondo monetario internazionale – ha spiegato Cerfeda – tutto il mondo ha imboccato un sostanziale trend di crescita, meno l’Europa”.

Il motivo di tale anomalia va ricercato
soprattutto nella particolare struttura della produzione dei paesi Ue, dove a ogni otto piccole aziende corrisponde solo una grande (il 76 per cento), a differenza che negli Usa, con una grande impresa ogni tre piccole. “Non è davvero un caso – ha proseguito il segretario della Confederazione europea dei sindacati – se nel vecchio continente la crisi ha colpito specialmente le piccole e medie realtà aziendali, visto che sono quelle che hanno più bisogno del credito bancario”.

Ma non si tratta dell’unica specificità europea: “E’ paradossale – è ancora il punto di vista di Cerfeda – che mentre il resto del mondo ha vissuto la crisi finanziaria come strutturale, in Europa sia stata trattata al pari di un avallamento congiunturale”. Il motivo? “Tutto politico: siamo l’unico continente in cui al fallimento del liberismo economico ha corrisposto la vittoria del liberismo politico. La conseguenza logica di ciò è che le ricette per uscire dalla crisi siano state tutte ricomprese nell’ambito di un preciso dettato ideologico: rimettere in ordine i bilanci e il rispetto rigoroso del patto di stabilità, attraverso il taglio massiccio della spesa pubblica. Il che ha corrisposto, in una situazione di emergenza sociale, a un vero e proprio disastro: il tasso di disoccupazione passato dal 7 al 12 per cento, 136 milioni di lavoratori precari, 80 milioni di lavoratori poveri o alle soglie della povertà”.

Per invertire questo preoccupante trend, la Ces mette in campo delle proposte: “ Chiediamo che, in luogo del taglio della spesa pubblica – ha argomentato dalla tribuna congressuale il dirigente della Ces -, la Banca europea degli investimenti lanci un prestito in eurobond pari all’1 per cento del Pil, garantito dai 27 Stati membri e sostenuto dalla Bce. Per fare due cose: creare un fondo di solidarietà per i paesi colpiti dalla crisi finanziaria – oggi la Grecia, domani qualcun altro – e costruire un fondo per la crescita che serva a sostenere la riconversione industriale verso la green economy e gli investimenti in ricerca e innovazione”.



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TAGS congresso cgil fisac cgil cgil ces

15/04/2010 17:06

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